30 Settembre 2020
personaggi

Dante Alighieri

Dante Alighieri, il sommo poeta, di lui è arcinota l´immagine con il profilo aquilino, ma della sua vita non conosciamo molto e non ci resta che raccogliere le frammentarie notizie che ci sono giunte. Per fortuna la sua vita è strettamente legata agli avvenimenti della vita politica fiorentina e, seguendo questa, possiamo tracciare una biografia dell´uomo oltre che del poeta.
Nasce a Firenze nel 1265 da una famiglia di piccola nobiltà, la data precisa non la sappiamo, ma lui stesso ci indica nel "Paradiso" di essere del segno dei gemelli, quindi fra il 21 maggio ed il 21 giugno. Firenze era in quel tempo una città "ghibellina" cioè retta da un governo di borghesi e artigiani fedeli all´Imperatore. I "guelfi", fedeli all´autorità del Papa ed al suo potere temporale, erano in buona sostanza i nobili e ripresero il potere nel 1266. La lotta fra guelfi e ghibellini per la supremazia di Firenze era di grande importanza per tutta l´Italia perché Firenze era la città più potente a livello mercantile ed il "Fiorino", la moneta d´oro coniata a partire dalla metà del ´200, dettava l´economia dell´epoca.
Il giovane Alighieri segue gli insegnamenti filosofici e teologici delle scuole francescana e domenicana. In questo periodo stringe amicizie e inizia una corrispondenza con i giovani poeti che si fanno chiamare «stilnovisti». Scrive le "Rime", dove si trova l´insieme della sua opera poetica giovanile.
Non sappiamo molto altro degli anni giovanili, ha circa dieci anni quando muore la madre Gabriella, la «madre bella», e nel 1283 muore anche suo padre Alighiero di Bellincione e Dante, a 17 anni diviene il capofamiglia. A 20 anni sposa Gemma Di Manetto Donati, appartenente a un ramo secondario di una grande famiglia nobile, dalla quale avrà quattro figli, Jacopo, Pietro, Giovanni e Antonia.
Nel 1289 lo ritroviamo a combattere nella battaglia di Campaldino al fianco dei guelfi fiorentini contro i ghibellini aretini. La vittoria dei guelfi dette ulteriore prestigio a Firenze ed accentuò l´egemonia della città in Toscana e del Papa contro l´Imperatore.
Di Dante è noto l´amore per Beatrice. Nella "Vita Nuova", opera cominciata a scrivere nel 1292, due anni dopo la morte di Beatrice a soli 24 anni, scopriamo che l´aveva incontrata per la prima volta nel 1274 e che se ne era perdutamente innamorato. Beatrice è figura di riferimento per tutta l´opera di Dante, dalla poetica giovanile, dove è rappresentata come donna-angelo, fino alla stesura della Divina Commedia, dove è allegoria della grazia divina che porta l´uomo alla salvezza eterna.
Dante continua a partecipare alla lotta politica di quel periodo, tuttavia nel 1293, in seguito a un decreto che escludeva i nobili dalla vita politica fiorentina, è costretto ad attenersi alla cura dei suoi interessi intellettuali, proseguendo gli studi filosofici e teologici, seguendo in particolare Aristotele e San Tommaso
Nel 1295 un´ordinanza decreta che i nobili riottengano i diritti civici, purché appartenenti ad una corporazione. Dante si iscrive a quella dei medici e dei farmacisti, la stessa dei bibliotecari, con la menzione di «poeta». In quel periodo era aspra la lotta tra Guelfi Bianchi e Guelfi Neri, entrambe le fazioni erano favorevoli al Papa, ma la prima perseguiva una maggiore indipendenza ed una politica economica autonoma della città, la seconda ammetteva il pieno controllo del papa sugli affari interni. Dante si schiera col partito dei Bianchi opponendosi alle tendenze egemoniche di Bonifacio VIII Caetani, Papa dal dicembre 1294 al 1303.
Nel 1300 Dante viene eletto tra i sei «Priori» - custodi del potere esecutivo, i più alti magistrati del governo che componeva la Signoria - che, per attenuare la faziosità della lotta politica, prendono la difficile decisione di fare arrestare i più feroci leader dei due schieramenti. Nel 1301, proprio mentre a Firenze arrivava Charles de Valois e il partito dei Neri prendeva il sopravvento (sostenuto dal papato), Dante viene chiamato a Roma alla corte di Bonifacio VIII. Iniziano i processi politici: Dante, accusato di corruzione, viene sospeso dai pubblici uffici e condannato al pagamento di una pesante ammenda. Dante non si abbassa a presentarsi davanti ai giudici e viene condannato alla confisca dei beni e «al boia» qualora si fosse fatto trovare sul territorio del Comune di Firenze. E´ così costretto a lasciare la città con la coscienza di essere stato beffato da Bonifacio VIII, che l´aveva trattenuto a Roma mentre i Neri prendevano il potere a Firenze; Bonifacio VIII si guadagnerà così un posto di rilievo nei gironi dell´"Inferno" della "Divina Commedia".
A partire dal 1304 inizia per Dante il lungo esilio. Redige il Convivio (1304-1307), un trattato incompiuto in lingua volgare che doveva essere un saggio enciclopedico di sapere pratico. Quest´opera è una sintesi di saggi, destinati a coloro che, a causa della loro formazione o della condizione sociale, non hanno direttamente accesso al sapere. Vagherà per città e Corti secondo le opportunità che gli si offriranno e non cesserà di approfondire la sua cultura attraverso le differenti esperienze che vive.
Nel 1306 intraprende la redazione della "Divina Commedia" alla quale lavorerà per tutto il resto della sua vita. Nel 1308 compone un trattato in latino sulla lingua e lo stile: il "De vulgari eloquentia", nel quale passa in revisione i differenti dialetti della lingua italiana e fonda la teoria di una lingua volgare che chiama «illustre», che non può essere uno dei dialetti locali italiani ma una lingua frutto del lavoro di pulizia portato avanti collettivamente dagli scrittori italiani. È il primo manifesto per la creazione di una lingua letteraria nazionale italiana.
Nel 1310 con l´arrivo in Italia di Enrico VII di Lussemburgo, Imperatore romano, Dante Alighieri spera nella restaurazione del potere imperiale, che gli permetterebbe di rientrare a Firenze, ma Enrico muore. Dante compone "La Monarchia", in latino, dove dichiara che la monarchia universale è essenziale alla felicità terrestre degli uomini e che il potere imperiale non deve essere sottomesso alla Chiesa. Dibatte anche sui rapporti tra Papato e Impero: al Papa il potere spirituale, all´Imperatore quello temporale. Verso il 1315, gli viene offerto di ritornare a Firenze. Il suo orgoglio ritiene le condizioni troppo umilianti: rifiuta con parole che rimangono una testimonianza della sua dignità umana: «Non è questa, padre mio, la via del mio ritorno in patria, ma se prima da voi e poi da altri non se ne trovi un´altra che non deroghi all´onore e alla dignità di Dante, l´accetterò a passi non lenti e se per nessuna siffatta s´entra a Firenze, a Firenze non entrerò mai. Né certo mancherà il pane».
Nel 1319 Dante è invitato a Ravenna da Guido Novello da Polenta, Signore della città. Due anni più tardi viene da questi inviato a Venezia come ambasciatore, al suo rientro Dante viene colpito da un attacco di malaria: muore a 56 anni nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321 a Ravenna, dove oggi si trova ancora la sua tomba.


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