30 Settembre 2020
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Cosimo Il Vecchio

Cosimo De´ Medici, detto il Vecchio, nacque a Firenze il 27 settembre 1389, figlio primogenito di Giovanni di Bicci. Affiancò a lungo il padre nella sua attività commerciale e bancaria fino poi a sostituirlo, incrementando i profitti e i successi familiari. Fu priore nel 1415 e nel 1417, accompagnò l´antipapa Giovanni XXIII (Baldassarre Cossa) al concilio di Costanza, dove sarebbe stato destituito. Nel 1416 sposò Contessina de´ Bardi, da essa ebbe due figli: Piero e Giovanni. Da una schiava circassa ebbe anche un figlio naturale, Carlo, cresciuto al fianco dei due legittimi. Compì viaggi in Europa in particolare in Germania e in Francia. Svolse incarichi in veste di ambasciatore della Repubblica fiorentina presso Milano (1420), Lucca (1423), Bologna (1424) e a Roma alla corte di papa Martino V.
Quando Giovanni di Bicci morì (1429), Cosimo aveva più di quarant´anni ed era ormai uomo di comprovata esperienza, con un carattere notoriamente improntato alla modestia, alla prudenza e alla "gravità".
Cosimo era un uomo eccezionalmente colto, amante delle lettere classiche e moderne e appassionato delle Sacre Scritture. Oltre al tedesco e al francese, conosceva il latino e l´arabo. Frequentò "uomini dotti" come Ambrogio Traversari, Leonardo Bruni, Poggio Bracciolini. Come Cosimo si dotò presto di una ricca raccolta di testi classici e contemporanei, sempre imcrementata nel tempo. Tale interesse per le lettere e il collezionismo librario portò Cosimo a contribuire a importanti biblioteche, come quelle di San Marco, di San Lorenzo e della Badia Fiesolana.
Nella sua lunga attività Cosimo dette sempre più spazio al patronato delle arti, facendone un valido strumento di affermazione sociale e politica. A Firenze diventò il mecenate più importante del suo tempo. Sin dagli anni Venti trovò in Michelozzo il suo referente preferito, cui affidare innumerevoli opere architettoniche cominciando con la ristrutturazione delle residenze del Trebbio e di Cafaggiolo e del convento di Bosco ai Frati in Mugello.
Oltre ad essere un uomo estremamente ricco, Cosimo diventò anche un importante uomo politico. Nel 1433, inviso agli Albizi e alla fazione dominante in città per il favore popolare crescente, il Medici fu arrestato e condannato all´esilio. Cosimo partì per Padova e Venezia, dove fu accolto con tutti gli onori come un ospite illustre. Lo accompagnarono amici e artisti fra cui Michelozzo.
Nel 1434, dopo nemmeno un anno dalla messa al bando, Cosimo fu richiamato a Firenze dalla Repubblica per rispondere alle pressanti richieste della cittadinanza scontenta. Tale rientro, seguito dall´esilio degli Albizi e dei principali esponenti della fazione oligarchica, segnò il primato politico di Cosimo che assunse il controllo delle cariche pubbliche del governo cittadino.
Grazie al potere del banco Medici, Cosimo entrò in stretti rapporti con papi e principi di Europa, cosicché di fatto trasformò la sua residenza nel centro decisionale della politica estera fiorentina. Fra le amicizie influenti e prestigiose di Cosimo c´era quella con papa Eugenio IV, che risiedette a Firenze dal 1434 al 1443. Il pontefice offrì appoggi e favori al Medici, che lo ripagò con un ingente appoggio finanziario. Così, nel 1439 Cosimo ottenne il trasferimento del concilio fra la Chiesa d´Occidente e la Chiesa d´Oriente da Ferrara a Firenze. Il papa e il patriarca di Costantinopoli con le rispettive corti furono ospiti personali di Cosimo. L´evento, che si concluse con la stipula dell´unione delle due chiese sancita in Santa Maria Novella, sancì il successo politico di Cosimo.
Le principali imprese artistiche commissionate da Cosimo presso chiese e conventi cittadini furono opere architettoniche: la chiesa e il convento di San Marco, realizzato da Michelozzo e ornato dagli affreschi dell´Angelico; il corredo ornamentale della Sagrestia Vecchia di San Lorenzo, realizzato da Donatello; la chiesa di San Lorenzo progettata da Brunelleschi; il Noviziato Nuovo compiuto anch´esso da Michelozzo nel convento francescano di Santa Croce; la Badia Fiesolana.
La predilezione di Cosimo per l´architettura religiosa aveva motivazioni molteplici: la soddisfazione di portare a compimento grandi opere edilizie, il prestigio che ne derivava, un sincero sentimento religioso e il desiderio di sollevarsi la coscienza dal peso di "quei denari di non molto buono acquisto", perché ottenuti con pratiche illecite come l´usura.
Ma il più importante progetto promosso da Cosimo fu quello di Palazzo Medici, la nuova residenza di famiglia posta su via Larga realizzata da Michelozzo, presto divenuta prototipo dell´architettura civica rinascimentale.
Cosimo si preoccupava anche degli arredi, paramenti, libri, che accrescevano l´importanza e la bellezza degli edifici. Così la predilezione per le imprese architettoniche, non distolse Cosimo da importanti commissioni di sculture e dipinti. Con Donatello stabilì un rapporto affettivo intenso, da cui derivarono opere eccelse come il David bronzeo (Firenze, Museo Nazionale del Bargello) inizialmente al centro del cortile di Palazzo Medici. Inoltre commissionò opere di Desiderio da Settignano, Lorenzo Ghiberti, Luca della Robbia, Beato Angelico, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, Filippo Lippi. Cosimo fu anche un collezionista di antichità, attività che avrebbe caratterizzato gli interessi artistici dei suoi successori. Fra i pezzi d´eccezione della sua raccolta c´era il Marsia rosso poi posto nel giardino di Palazzo Medici e ora agli Uffizi.
Morì il 1° agosto del 1464 nella sua villa di Careggi. Fu sepolto nella cripta di San Lorenzo sotto una lastra tombale realizzata da Andrea Verrocchio. Il 20 marzo 1465, per volere della Signoria di Firenze, alla tomba di Cosimo fu apposta la scritta PATER PATRIAE. L´anno seguente accanto al sepolcro di Cosimo venne tumulata la salma di Donatello, artista tanto amato cui spettò tale onore.
Gli affreschi cinquecenteschi con le Storie di Cosimo il Vecchio, dipinti da Giorgio Vasari in Palazzo Vecchio, sono il secondo grande omaggio a Cosimo. Committente fu Cosimo I de´ Medici duca di Firenze, a cui era stato imposto il nome di un avo tanto illustre come buon auspicio e che di fatto inaugurò un´altra grande stagione della storie della famiglia Medici.
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