30 Settembre 2020
personaggi

Beato Angelico

Il Beato Angelico è un pittore italiano del primo Rinascimento che ha unito la vita di devoto frate a quella di pittore completo. Fra´ Giovanni da Fiesole nasce a Vicchio del Mugello nel 1395, il suo nome da laico era Guido di Pietro Trosini. Negli anni successivi alla sua morte, la vita d´uomo di chiesa, la sua devozione per l´arte religiosa hanno portato i posteri a definirlo Angelico e poi Beato, ma non per la Chiesa ufficiale (almeno fino al 1983 – 84).
Un primo documento del 1417 lo cita come "dipintore" nel "popolo" di San Michele Visdomini, a Firenze. All´epoca egli non aveva ancora scelto la vita religiosa. La prima notizia dell´attività come pittore è del 1418, tramite il pagamento d´una tavola affrescata per la cappella in Santo Stefano al Ponte.
Entrato in un convento domenicano in Fiesole nel 1418, prende i voti nel 1423.
Anche se il suo insegnante è sconosciuto compie la sua prima formazione artistica in ambito fiorentino, nelle botteghe di Gherardo Stamina e Lorenzo Monaco, in un´ambiente culturale impegnato nelle dissertazioni sulla prospettiva del Brunelleschi e del Donatello. Nelle sue prime opere si denotano gli influssi di quest´ultimo negli effetti di alta luminosità, tanto da annientare quelli delle ombreggiature, e nell´uso vigoroso di colori forti ed accesi fino al raggiungimento dell´innaturale. Comincia probabilmente la sua carriera come illustratore di messali e di altri libri religiosi, poi inizia a dipingere pale d´altare ed altri pannelli.
Nel convento di San Domenico a Fiesole, fra´ Giovanni è molto attivo, risulta impegnato nell´affresco di una croce per l´ospedale di Santa Maria Nuova.
Angelico unisce l´influenza del Masaccio all´elegante e decorativo linguaggio gotico di Gentile da Fabriano e già conosce le teorie della prospettiva. La sua maestria nella creazione di immagini monumentali, nella rappresentazione del movimento e la forza che porta ai piani secondari usando le teorie della prospettiva lineare, lo colloca fra i grandi pittori del Rinascimento.
Fra i suoi primi lavori importanti sono la "Madonna delle stelle" (1428?-1433, San Marco, Firenze) e di "Cristo nella gloria circondato dai Santi e dagli angeli" (Galleria Nazionale Londra), che presenta più di 250 figure distinte.
Tra le altre opere di quel periodo sono "Incoronazione della Vergine" (San Marco e Louvre, Parigi) "La deposizione" e "Il giudizio" (San Marco).
Dipinge assiduamente con l´aiuto di scolari, tra i quali anche Zanobi Strozzi.
Le sue opere abbelliscono le maggiori chiese fiorentine, molte tele gli vengono commissionate da privati. Il Vasari, nella sua biografia, loda la vita esemplare ed il disinteresse che anima la sua arte, tanto che ogni guadagno va a favore del convento.
La completa maturità del suo stile si denota nella "Madonna dei tessitori di tela" (S. Marco, 1433).
Nel 1433 è a Brescia, dove attende ad una "Annunciazione" per Sant´Alessandro.
Lo stesso anno gli viene commissionata, per 190 fiorini, la realizzazione di un tabernacolo per l´Arte dei Linaioli.
Nel 1436 i frati domenicani vennero spostati al convento di S. Marco a Firenze poco dopo il restauro della struttura realizzata da Michelozzo e consacrata da Papa Eugenio IV nel 1443, mentre i lavori sono ancora in corso. Qui il Beato Angelico, aiutato da alcuni collaboratori, affresca gran parte del chiostro, delle entrate delle numerose celle, dei corridoi del piano superiore e della casa del capitolo. Le opere più significative sono il "Cristo pellegrino", la "Crocifissione" e la "Trasfigurazione".
La pala realizzata per il convento di San Marco, intorno al 1439, risulta essere una fra le prime opere identificate come Conversazione Sacra: i santi e gli angeli che fiancheggiano la Madonna sembrano dividersi spazi comuni.
I lavori nel convento di San Marco finiscono probabilmente nel 1446, anno nel quale fra´ Giovanni viene chiamato dal papa a lavorare a Roma. Qui affresca la Cappella del sacramento in Vaticano, oggi perduta.
Nel 1447, con il suo allievo Benozzo Gozzoli, ha dipinto gli affreschi per la cattedrale in Orvieto.
Dal 1447 al 1449 si trova di nuovo in Vaticano per affrescare, nella Cappella di papa Nicola, altre importanti opere come quella dei santi Lorenzo e Stefano (qualche studioso gliele attribuisce ma possono essere state eseguite dai suoi assistenti).
Dal 1449 al 1452 Angelico divenne priore del suo convento in Fiesole. Il Vasari riferisce, inoltre, che gli fosse stato prospettato l´incarico di arcivescovo di Firenze, declinato dall´Angelico per modestia. E´ probabile che, pochi anni prima di morire, si sia trasferito a Roma per altri lavori.
A Roma difatti si spegne, nel convento di Santa Maria sopra Minerva, nel 1455.
Angelico ha unito l´influenza dello stile gotico elegante decorativo di Gentile da Fabriano con lo stile più realistico dei Maestri del rinascimento come il pittore Masaccio e gli scultori Donatello e Ghiberti, tutti attivi a Firenze.
Angelico era ugualmente informato delle teorie della prospettiva proposte da Leon Battista Alberti.
La rappresentazione di Angelico delle espressioni facciali devote e del suo uso di colore per intensificare l´emozione, è particolarmente efficace.
La sua abilità nella creazione delle figure monumentali, nel rappresentare il movimento e nel suggerimento dello spazio profondo con l´uso della prospettiva lineare, particolarmente negli affreschi romani, lo contrassegna come uno dei più grandi pittori del rinascimento.
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