Il Mugello tra storia arte e natura
Alla scoperta del Mugello

L'itinerario alla scoperta del Mugello prendera' avvio da Vaglia, una piccola frazione a pochi chilometri da Firenze dalle origine antichissime. Tradizione vuole che sia stata la tribu' ligure dei Magelli, da cui il nome, ad abitare per prima la zona, ma sicuramente, quando questi vi giunsero, prima dell'invasione etrusca, gia' altri popoli risiedevano stabilmente nell'area. Nei pressi di alcune localita' del Mugello, difatti, sono stati trovati insediamenti umani che risalirebbero addirittura al paleolitico. Passato sotto la dominazione romana nel III-IV secolo a.C., il territorio di Vaglia ebbe nuovo impulso all'inizio dell'epoca cristiana, tempo che vide la nascita, intorno alle prime pievi, di diversi centri urbani. A partire dai primi secoli del Mille, si formo' quella struttura di insediamenti che, pur nella grande diversita', si e' mantenuta sino a oggi. Entrata nella giurisdizione del Comune di Firenze nel XIV secolo, nel quartiere di Santa Maria Novella, Vaglia venne aggregata, nel 1551, al Vicariato di Scarperia e vi rimase per quattro secoli, finche' nei primi anni del XIX secolo si instauro' nella zona il governo francese. Dopo la caduta degli Asburgo-Lorena nel primo decennio del 1800, si costitui' progressivamente la municipalita' e in omaggio a San Pietro, titolare della piu'antica pieve della zona, Vaglia scelse come emblema il simbolo del santo: due chiavi d'oro e d'argento incrociate su fondo blu. Va detto che lo sviluppo del territorio di Vaglia fu fortemente legato alla costruzione, nella seconda meta' del XVIII secolo, della Regia Postale Bolognese a collegare Firenze con Bologna. Una prima sosta, nel visitare le bellezze artistiche della zona, la si fara' a villa Demidoff, la storica dimora dei Medici dove lavorarono di concerto artisti di grande levatura, come Bernardo Buontalenti e Giambologna. La villa offre a chi la visita la possibilita' di passare una bella giornata all'aria aperta, passeggiando nei prati e ammirando le sculture, gli edifici e le fontane che ancora si trovano all'interno del parco. Imperdibile una visita anche al convento di Monte Senario, posto sulla cima di uno dei monti che dividono la Val di Sieve dalla Val d'Arno, da dove, oltretutto, si puo' godere di un panorama d'eccellenza su tutto il Mugello. Ultima tappa l'antica pieve di S. Pietro a Vaglia, la cui origine e' sicuramente precedente al Mille, se non al secolo VIII. All'interno si conservano opere d'interesse, tra cui un dipinto del XVI secolo che raffigura Gesu' nell'orto del Getsemani e un Crocifisso ligneo attribuito al Giambologna. Percorrendo la via Bolognese, si giungera' a San Piero a Sieve, un antico borgo sviluppatosi, fin dal XI secolo, intorno alla pieve di San Pietro. Il periodo di massimo splendore di questo paese, il piu' piccolo per estensione dell'area mugellana, corrispose alla dominazione medicea di queste terre: qui difatti si trovano il maggior numero di edifici costruiti o fatti ristrutturare dalla potente casata. La piu' imponente tra queste costruzioni e' senza dubbio la Fortezza di San Martino, voluta da Cosimo I per le necessita' difensive del paese. Essa occupa un intero colle, dominando l'abitato e gran parte del Mugello: la progettazione della nuova fortezza fu affidata all'architetto Baldassarre Lanci, gia' responsabile delle fortificazioni di Grosseto, Siena e Radicofani e la prima pietra fu posta il 30 giugno 1569. Due anni dopo il Lanci moriva e l'impresa, passata nelle mani di Bernardo Buontalenti, ebbe termine solo nel 1608, sotto il regno di Ferdinando I. Non meno affascinante il castello del Trebbio, uno dei pochi edifici, nel Mugello, che ha mantenuto intatta l'antica struttura medievale (p. 46). Altrettanto suggestivo il convento di Bosco ai Frati, una struttura immersa nel verde che si trova lungo una delle piu' tipiche strade di campagna mugellana. Costruito dalla famiglia degli Ubaldini prima del Mille, esso fu donato nel 1212 a San Francesco che ne fece uno dei monasteri piu' importanti del suo ordine. Nel 1420 venne acquisito da Cosimo il Vecchio che ne affido' la ristrutturazione a Michelozzo: anche in questo complesso l'architetto uni' le caratteristiche del nuovo gusto rinascimentale all'esperienza della tradizione architettonica medievale; cosi' nell'edificazione del coro utilizzo' costoloni, volte e cornici di chiaro riferimento tardogotico, mentre nel chiostro, nel cenacolo e nelle celle dei monaci opero' in linea con i modelli della nuova architettura di ambiente cittadino. Oggi il convento ospita un piccolo museo d'arte sacra, assolutamente da visitare per alcuni capolavori che vi si conservano, quali incunaboli sacri, calici, libri e stampe, dipinti del XVI e XVII secolo, oltre all'imperdibile Crocifisso riferibilre a Donatello, opera unica tra le crocifissioni del Rinascimento per la sua morbidezza e umanita'. Non meno interessante e' l'antichissima pieve di San Pietro, la cui fondazione risale al XI secolo. Successivamente divenne patronato dei Medici che la impreziosirono di molti arredi. Per la sua posizione lungo la direttrice stradale che collegava Firenze al Mugello (via Bolognese), essa era dotata anche di un ospizio per viandanti, oggi corrispondente all'oratorio della Compagnia. All'interno si ricordano il Fonte battesimale in terracotta invetriata della scuola di Luca della Robbia e un cinquecentesco Crocifisso ligneo, sovrastante l'altare maggiore, attribuito a Raffaello da Montelupo. Si procedera' a questo punto verso Scarperia, un piccolo borgo medioevale fondato nel XIV secolo col nome di Castel San Barnaba dalla Repubblica di Firenze come avamposto militare lungo la via Bolognese. Il progetto di questa nuova fortezza fu affidato all'architetto Andrea Pisano che, tuttavia, prese parte solo alla costruzione del palazzo sede dei vicari. Divenuto, fin dal Quattrocento, data la sua posizione strategica, un importante mercato e luogo di sosta, il paese di Scarperia si sviluppa ancora oggi intorno alla strada che conduce a Bologna: gli edifici, nati nel corso dei secoli, hanno formato un tessuto urbano di forma vagamente rettangolare racchiuso da mura intervallate da torri quadrate. Il cuore dell'insediamento fortificato e' il palazzo dei Vicari, residenza di impianto trecentesco, severa e turrita sul lato rivolto verso la piazza e fortezza sul retro. Il complesso del palazzo e' formato alla base da mura inclinate e da un'alta torre che esce dall'angolo destro della facciata, esattamente come il fiorentino palazzo Vecchio. Leggenda narra che la somiglianza fosse stata esplicitamente cercata per ingannare i nemici i quali, credendo di essere giunti effettivamente nel capoluogo toscano, avrebbero permesso alle legioni di Scarperia di avvisare del pericolo imminente la Repubblica di Firenze. La facciata del palazzo e' adornata dai numerosi stemmi dei vicari che si sono succeduti a partire dal 1415, allorquando Scarperia divenne sede del vicariato e degli uffici amministrativi che controllavano il vasto territorio del Mugello. Lasciare l'emblema della propria casata sulla facciata del palazzo era un obbligo per ogni nuovo incaricato. Particolarmente interessanti sono gli stemmi in terracotta invetriata provenienti dalle botteghe dei Della Robbia e di Benedetto Buglioni. La corte interna e' caratterizzata da pregevoli affreschi del Rinascimento: da qui, attraverso una scala che al pianerottolo presenta un affresco del XV secolo raffigurante San Cristoforo, si accede all'interno dell'edificio. Al piano superiore, nella prima sala, una Madonna con Bambino e Santi della scuola del Ghirlandaio (1554). Il Palazzo dei Vicari, sede oggi del Museo dei Ferri Taglienti, si affaccia sulla piazza principale del paese dove sono visibili anche due interessanti edifici religiosi. Il primo e' la Propositura, edificata nel 1325 dall'ordine degli agostiniani e a questi rimasta fino al 1812 e intitolata ai Santi Jacopo e Filippo. La chiesa, ampliata alla fine del XIX secolo, contiene, oltre a numerosi dipinti, un tondo marmoreo raffigurante la Madonna col Bambino di Benedetto da Maiano, un Tabernacolo di Mino da Fiesole e un bel Crocifisso attribuito al Sansovino. Sempre nella piazza prospetta la cappella della Madonna di Piazza dove anticamente si svolgeva la cerimonia di insediamento dei Vicari. Coperta ad affresco con figure quattrocentesche di Santi nelle volte, essa e' quasi interamente occupata da un ciborio marmoreo tardogotico della fine del XV secolo che ospita l'altare. Entro, invece, una pregevole edicola rinascimentale, la tavola di Jacopo del Casentino con la Madonna in trono, il Bambino e angeli. Da segnalare anche la presenza dell'oratorio della Madonna dei Terremoti che conserva sull'altare un bell'affresco raffigurante la Madonna in trono con Bambino e l'Annunciazione riferibile per alcuni a Filippo Lippi, per altri al Maestro di Pratovecchio; e l'oratorio della Madonna del Vivaio, significativo esempio di tempietto a pianta circolare con cupola, che si trova sulla strada che conduce a Sant'Agata, un piccolo borgo di antichissima origine sorto lungo l'antica via di valico appenninico dell'Osteria Bruciata. Dalla piazza principale si raggiungera' in breve la pieve di Sant'Agata, il piu' importante edificio sacro del Mugello e uno dei piu' antichi (984). Costruita in bozze di pietra bianca e verde, essa ripropone i temi cromatici propri del romanico toscano. La semplice facciata ha un portale sormontato da un architrave scolpito a motivi di nastri intrecciati, cui si sovrappone una lunetta con arco in pietra arenaria. L'interno, suddiviso in tre navate da monumentali colonne, custodisce un recinto battesimale costruito con i pannelli del pulpito datato 1175 e tavole dipinte di Jacopo di Cione, Bicci di Lorenzo e Francesco Sacchettini, allievo del piu' noto Cristofano Allori. Si ricorda inoltre, all'altare maggiore, un Crocifisso ligneo policromato attribuito a Francesco di Simone Ferrucci. Infine, tornando sui nostri passi, sara' da visitare la frazione di Fagna con la sua pieve di Santa Maria. Struttura romanica costruita intorno al 1018, la chiesa subi' un radicale restauro tardobarocco nel 1770 che ne altero' l'aspetto esteriore, compreso il campanile. L'abside, invece, decorata all'interno con stucchi barocchi, mantiene all'esterno tutta la sua originaria bellezza. L'interno, a pianta basilicale, e' coperto da una volta a botte, mentre le tre navate, di cui la centrale sopraelevata, sono scandite da due file di pilastri che sorreggono sette archi a tutto sesto. Appoggiato al quinto pilastro di destra si trova un pulpito esagonale decorato con motivi geometrici in serpentino verde su specchi di marmo bianco (secolo XII). Con gli stessi materiali e' realizzato anche il fonte battesimale, coevo del pulpito. Sul primo altare di sinistra si potra' inoltre ammirare l'Assunzione della Vergine di Santi di Tito, datata 1587.

Il Convento di Montesenario

Il convento di Monte Senario fu eretto nel 1234 da sette nobili fiorentini, fondatori dell'ordine dei Servi di Maria, detti appunto i Sette santi fondatori; fu ampliato nel XV secolo e di nuovo nel 1594 dal granduca Ferdinando I, per poi essere in parte modificato nel XVIII e nel XIX secolo. Di particolare interesse la chiesa dell'Addolorata, dedicata anche a San Filippo Benizi, edificata nel 1412 dai della Stufa sul preesistente oratorio. Completamente ristrutturata nel 1717, sotto la direzione di Giovan Battista Foggini, essa e' preceduta da un portico e fiancheggiata dal campanile eretto nel 1648 e rinnovato alla fine del secolo XVIII. L'interno, a navata unica con cappelle laterali, presenta una ricca decorazione barocca in stucco dovuta a Giovan Martino Portogalli (1717), realizzata sulla volta a botte a incorniciare un affresco di Antonio Domenico Gabbiani con la Vergine che porge l'abito dei Servi ai sette Fondatori. A destra della porta di ingresso, monumento sepolcrale di Sigismondo della Stufa, dell'inizio del XVI secolo; nell'abside, un Crocifisso ligneo del XVIII secolo, circondato da un gruppo di figure in stucco; ai lati, due tele di Tommaso Redi con Storie di Filippo Benizi. Alla destra del coro si apre la porta d'ingresso alla cappella dell'Apparizione, la parte piu' antica del convento, dove nel 1240 la Vergine sarebbe apparsa ai fondatori dei Serviti e dove San Filippo Benizi celebro' la sua prima messa; completamente restaurata nel 1983, se ne e' cancellata la decorazione settecentesca, presente soltanto nella tipologia dell'altare (1723), sopra il quale e' ospitata una Pieta' in terracotta di Giovannangelo Lottini, sacerdote servita dell'inizio del Seicento. Sulla sinistra del coro, la cappella del Santissimo Sacramento, edificata nel 1726 per legato di Domenico dell'Antella su disegno di Giovan Battista Foggini, decorata da stucchi del Portogalli e da tele dedicate a Storie della vita del beato Manetto, eseguite da artisti fiorentini del primo Settecento. Alla destra della chiesa e' l'ingresso al convento, nel cui refettorio sono conservati il Cenacolo di Matteo Rosselli (1634) e due tele di Francesco Curradi con Cristo in preghiera e l'Annunciazione. Intorno al convento corre una terrazza panoramica; il pavimento, a lastroni di pietra, copre una grandiosa cisterna per l'acqua piovana voluta dai Medici (1697-1722).

Museo dei ferri taglienti

Palazzo dei Vicari, piazza dei Vicari

L'attivita' dei coltellinai a Scarperia e' documentata fin dal XV secolo. Oltre ad avere contribuito, in larga misura, allo sviluppo economico del borgo, questo antico mestiere ha assicurato al paese una notorieta' in ambito italiano ed europeo. Il Museo, inaugurato e aperto al pubblico nel luglio 1999, si propone di abbinare alla conoscenza anche fisica e manuale del coltello, elemento importante di identita' e di memoria collettiva, quella dei luoghi in cui esso viene prodotto, in modo che il visitatore possa sperimentare le connessioni tra attivita' produttiva, condizioni di vita, usi e costumi della popolazione. Il Museo comprende un itinerario che permette di valutare tutte quelle componenti che nel tempo sono intervenute, a vario titolo, nel processo produttivo: proprio per questo prima tappa del percorso museale e' rappresentata dalla visita alla Bottega del Coltellinaio in via Solferino. Orari: Fino al 31 maggio: sabato, domenica e festivi 10.00-13.00 / 15.00-18.30 Dal 1 Giugno al 1 Settembre: mercoledi, giovedi e venerdi 15.30-19.30; sabato, domenica e festivi: 10.00-13.00 / 15.30-19.30. Su prenotazione visite guidate e laboratori didattici per bambini e adulti. Costo biglietti: Biglietto intero: Euro 3,00 (gruppi oltre 15 persone Euro 2,00); biglietto ridotto (6 - 14 anni) Euro 1,50; biglietto gratuito: fino a 6 anni, residenti, forze dell'ordine, guide turistiche abilitate. Prenotazioni per la visita: Ufficio informazioni, tel. 055 8468165

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