LA FAMIGLIA PERUZZI
La famiglia Peruzzi e' di origine fiorentina, conosciuta fin dal XII secolo. Secondo alcuni storici il cognome deriva dalla Dinastia dei 'Della Pera' come lo stesso Dante Alighieri li ricorda nel XVI canto del Paradiso della Divina Commedia. La loro fama era legata al commercio e alle banche; furono una delle famiglie piu' ricche d'Europa finche' nell'ottobre del 1343 fallirono in seguito alla mancata restituzione del prestito fatto a Edoardo III d'Inghilterra. Coinvolti nella Congiura dei Pazzi del 1478, un ramo della famiglia fu costretto a fuggire da Firenze emigrando in varie citta' d'Italia e Francia. Tra i personaggi piu' illustri che appartennero alla famiglia si ricorda Baldassarre Tommaso Peruzzi, architetto e costruttore di fama (1481-1536). I Peruzzi contribuirono al governo della citta' con 10 gonfalonieri (capi esecutivi) e 54 priori (membri del governo).
LA FAMIGLIA DEI CERCHI
Quella dei Cerchi e' un'antica famiglia patrizia fiorentina, presente in citta' fin dal XIII secolo. Nonostante le loro umili origini contadine, si guadagnarono presto una solida ricchezza attraverso il commercio e le attivita' finanziare, arrivando a diventare una delle piu' ricche casate dell'epoca. Famiglia guelfa, i Cerchi acquistarono alcune case confinanti con quelle degli orgogliosi nobili dei Donati. Da questa vicinanza nacque, tra le due famiglie, una rivalita' tale da generare quelle due fazioni che, nel giro di pochi anni, portarono la citta' sull'orlo di una guerra civile: quella dei guelfi neri, capitanata da Corso Donati e quella dei guelfi bianchi, capitanata da Vieri de' Cerchi, tra cui milito' Dante. Un parte dei Cerchi, quella meno faziosa, dopo l'esilio in seguito alla vittoria dei Guelfi Neri, pote' tornare a Firenze nel 1303. La loro fortuna familiare era tuttavia ormai in pieno declino e non seppe tornare ai fasti di un tempo.
L'ITINERARIO
piazza de' Peruzzi - via dei Benci - borgo Santa Croce - piazza Santa Croce - via delle Pinzochere - via Ghibellina - via del Proconsolo - piazza San Firenze - via del Corso - via Santa Margherita - via Dante Alighieri - via dei Cerchi - via della Condotta
Nel cuore del centro storico fiorentino, nella zona compresa tra piazza Santa Croce e piazza San Firenze, sorgeva un tempo il quartiere dei Peruzzi, un isolato dove questa potente casata possedeva diversi palazzi. Molti di questi furono venduti dopo il 1339, anno del fallimento della loro attivita' bancaria; altri, invece, rimangono ancora oggi a testimonianza della fortuna e del potere che i Peruzzi ebbero nella Firenze del XIV secolo e sono locati, perlopiu', nella piccola piazza a loro intitolata.
La piazza de' Peruzzi sorse sui resti dell'antico anfiteatro romano di Firenze, allorquando la citta' in espansione inglobo' la zona nella nuova cerchia di mura. Non e' dunque un caso che il palazzo Peruzzi, poi Bourbon del Monte, la cui facciata si apre su borgo dei Greci, presenti sul lato posteriore un profilo ellittico, secondo il perimetro del suddetto anfiteatro. L'imponente prospetto in curva del palazzo era originariamente costituito da unita' edilizie distinte che solo successivamente sono divenute un'unica grande dimora: ne da prova il corpo della torre ribassata, oggi inglobata nel cosiddetto palazzo Malenchini. Sempre sulla piazza, che un tempo doveva fungere da corte interna, circondata da torri, palazzi e caseggiati della famiglia, si apre anche l'arco Peruzzi, leggermente ribassato con blocchi in solido bugnato rustico e con lo stemma familiare sulla chiave di volta. Poco distante, su via de' Rustici, si affaccia un altro edificio appartenuto ai Peruzzi che un tempo dava anche il nome alla via. Costruito nel Quattrocento su possedimenti della famiglia risalenti almeno al secolo precedente, il palazzo venne rimaneggiato, nel suo aspetto attuale, nel XVIII secolo.
Tornando sui nostri passi, ci dirigeremo verso via de' Benci, facendo tappa al Museo Horne, per prendere, ammirando sull'angolo la bella torre a pianta poligonale della famiglia degli Alberti, il caratteristico borgo Santa Croce che ci portera' nell'omonima piazza, un ampio spazio di forma rettangolare che fa da quinta scenica alla magnifica basilica gotica. Fondata nel 1294 dai Francescani, la chiesa contiene tombe e cenotafi di uomini illustri tra cui Galileo Galilei e Michelangelo Buonarroti. Nel transetto saranno visibili le due splendide cappelle interamente affrescate da Giotto dopo il suo rientro da Padova: la prima e' la cappella Peruzzi dove sono rappresentate Scene della vita di San Giovanni Evangelista e di San Giovanni Battista. Qui doveva essere collocato un tempo il noto Polittico commissionato dalla famiglia, oggi conservato, dopo essere stato ricongiunto nelle sue diverse parti, presso il Museum of Art di Raleight (North Carolina). La seconda, la cappella Bardi, raffigura le Storie di San Francesco. La realizzazione degli affreschi puo' essere collocata nel periodo precedente agli attigui della Peruzzi, anche se alcune affinita' stilistiche con le opere piu' mature di Giotto e perfino con gli affreschi del Bargello eseguiti poco prima della morte, potrebbero collocarla in una fase piu' tarda. Il post quem e' la presenza di San Ludovico, la cui santificazione avvenne nel 1317. I critici rimangono tutt'oggi discordi circa l'anno preciso dell'esecuzione del lavoro, che oscilla fra il 1323 e il 1327. Da ricordare la presenza, nella basilica, della bellissima Annunciazione che Donatello esegui' nel 1435 circa per l'altare Cavalcanti e, nel refettorio del convento, il Cenacolo di Taddeo Gaddi. Prima di lasciare la chiesa e' consigliata la visita alla cappella de' Pazzi, una delle piu' note architetture rinascimentali fiorentine, progettata da Filippo Brunelleschi nel 1430 e ubicata nel primo chiostro della basilica. Oltre ad ammirare l'eleganza e la sobrieta' delle linee architettoniche, colpira' la superba decorazione plastica dell'interno, affidata alla raffinata mano di Luca della Robbia. Uscendo sul sagrato della chiesa, si prendera' a destra per via delle Pinzochere per giungere in via Ghibellina, una lunga strada che congiunge il cuore del centro storico fiorentino con i viali di circonvallazione sorti nel XIX al posto delle antiche mura.

Dopo una doverosa sosta al Museo di Casa Buonarroti, si procedera' in direzione di due luoghi di eccellenza per il loro forte interesse storico-artistico: la Badia Fiorentina e il Museo Nazionale del Bargello. Percorrendo via Ghibellina, si noteranno il palazzo Corsi Salviati, dalle estrose decorazioni tardobarocche, il palazzo Salviati Quaratesi e lo storico teatro Verdi, edificato nel XIX secolo sul luogo dove un tempo si trovava il carcere delle Stinche. Questa antica prigione fiorentina, costruita nel lontano 1299 per ospitare nemici politici debitori e falliti, venne alienata nel 1833 e la zona penitenziaria si sposto' di alcuni isolati piu' a est, nel complesso delle Murate. Sul suolo ricavato dalla parziale demolizione del carcere delle Stinche venne eretto il suddetto teatro. A ricordo, tuttavia, della prigione rimane, proprio sull'angolo di via Isola delle Stinche, il grande tabernacolo dipinto da Giovanni da San Giovanni nel 1616: vi e' raffigurato infatti il senatore Serristori, committente dell'opera, che, alla presenza di Gesu' Cristo e di due magistrati, paga il riscatto per un carcerato. E' curioso ricordare che l'opera faceva parte di quella serie di grandi tabernacoli posti lungo le vie 'dei malcontenti', ovvero lungo le strade dove passavano i carcerati e i condannati alla pena capitale: le immagini sacre proposte entro le edicole avevano il compito di rincuorare i peccatori e di spingerli verso la redenzione. Superato palazzo Borghese, uno dei piu' importanti esempi di architettura del periodo neoclassico a Firenze - si pensi che venne costruito da Gaetano Baccani per il principe Camillo Borghese in soli sei mesi nel 1821 incorporando le preesistenti strutture della casa materna dei Salviati -, ci apparira', allo sbocco con via del Proconsolo, la bella Badia Fiorentina, una delle piu' antiche abbazie della citta' (978). Al suo interno, da poco restaurato, si rimarra' affascinati dalla splendida pala con l'Apparizione della Madonna a San Bernardo di Filippino Lippi (1485 ca.), dall'Assunta e due santi di Giorgio Vasari (1568) e dall'annesso chiostro degli Aranci, realizzato da Bernardo Rossellino tra il 1432 e il 1438. Sull'angolo della Badia insiste la torre della Castagna, in cui si riunivano inizialmente i Priori prima della costruzione di palazzo Vecchio. Davanti s'innalza il palazzo medievale del Bargello con la sua torre detta Volognana, caratterizzata dai classici merli antichi. Edificato originariamente come municipio cittadino nel 1255 e divenuto nel XVI secolo sede del Capitano di Giustizia o Bargello, il palazzo ospita oggi una delle piu' importanti raccolte di sculture e manufatti pregiati. Il David bronzeo di Donatello e il Bruto in marmo di Michelangelo sono solo due delle numerose opere qui custodite; al primo piano e' possibile ammirare inoltre la collezione Carrand, costituita da preziosi oggetti d'arti minori e da avori finemente intagliati, alcuni risalenti all'epoca altomedievale. Terminata la visita al Bargello, si proseguira' per piazza San Firenze. Qui merita un'occhiata il palazzo del Tribunale fiorentino, preceduto da una vasta scalinata in pietra, nonche' la settecentesca chiesa di San Filippo Neri, alla cui realizzazione collaborarono l'architetto Zanobi del Rosso e Gioacchino Fortini. Al suo interno, tra le tante opere, saranno da notare il soffitto a cassettoni con al centro la Gloria di San Filippo Neri (1715) di Camillo Sagrestani e, in sagrestia, il Martirio dei diecimila martiri (1550) di Giovanni Stradano, nonche' la seicentesca Madonna attribuita a Carlo Maratta. Fronteggia la chiesa il palazzo Gondi, una delle piu' rappresentative dimore fiorentine del XV secolo. Costruito da Giuliano da Sangallo a partire dal 1490, sull'esempio di altri importanti capolavori di edilizia signorile (palazzo Medici, palazzo Rucellai e palazzo Pitti), l'edificio presenta, in facciata, la tradizionale soluzione del bugnato 'a scalare', ovvero di spessore decrescente dal basso verso l'alto. L'elemento piu' innovativo della sua architettura e' il disegno delle finestre, con il profilo delle pietre disposto a raggiera, come le sfaccettature di una pietra preziosa. Le finestre del secondo piano vennero inoltre realizzate impercettibilmente piu' alte, per compensare otticamente lo scorcio prospettico. Dopo una breve deviazione al Museo Galileo, si ripassera' davanti al Bargello e ci dirigeremo in via del Corso, cuore della zona piu' antica della Florentia romana. Qui veniva corso il Palio di San Giovanni, una gara di cavalli barberi che aveva avvio al ponte alle Mosse e si concludeva alla porta alla Croce, attuale piazza Beccaria. L'importante gara ippica e' ricordata anche da Dante quando, nel XXVI canto del Paradiso, fa dire al suo trisavolo Cacciaguida: 'Li antichi miei e io nacqui nel loco / dove si truova pria l'ultimo sesto / da quel che corre il nostro annual gioco' (40-42). Sulla via del Corso restano numerose vestigia del periodo medievale, con alcune case-torri d'eccezione. Tra queste ricordiamo la torre dei Ricci e quella dei Ghiberti alle due estremita' con via Santa Elisabetta; poco piu' avanti la torre dei Donati, attigua al cosiddetto vicolo dello Scandalo, aperto, nella prima meta' del XIV secolo, per cercare di arginare la situazione di pericolo dovuta alla vicinanza tra le famiglie dei Cerchi e dei Donati, dalla cui rivalita' nacquero le fazioni dei guelfi bianchi e neri. Superata la piccola chiesa della Madonna de' Ricci, opera di Gherardo Silvani (1640) e il palazzo Portinari Salviati, ex sede della Banca Toscana, si imbocchera', attraverso la volta dei Giuochi, la stretta via Santa Margherita, dove ha sede l'omonima chiesa, ricordata fin dal 1032. Essa ospita le spoglie dei Portinari, famiglia della celeberrima Beatrice amata da Dante; leggenda vuole che proprio qui il sommo poeta abbia preso in sposa Gemma Donati. Obbligata, a questo punto, dopo tanto parlare, una visita al Museo casa di Dante, il quale, realizzato nell'abitazione del poeta, offre la possibilita' di ripercorrere la vita del maestro, scoprire i luoghi in cui ha vissuto e nei quali ha sviluppato le premesse alla Divina Commedia. Poco distante troveremo piazza San Martino dove e' possibile visitare il piccolo Oratorio dei Buonomini di San Martino, istituito nel 1441 per dare accoglienza ai poveri 'vergognosi'. L'aula e' affrescata nelle lunette con Storie di San Martino da un allievo della bottega di Domenico Ghirlandaio. Sul lato destro della porta d'ingresso, sormontata da una pregevole lunetta con l'immagine del fondatore, e' ancora presente la buca delle elemosine. Passeggiando in via de' Cerchi, in direzione di via della Condotta, si raggiungeranno i possedimenti di questa storica casata sopravvissuti nel tempo: il palazzo dei Cerchi, oggi sede di universita' straniere, nonché l'omonima torre. Il primo non appartenne al ramo piu' noto della famiglia, quello delle strenue lotte con i Donati, ma fu realizzato tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo da quel ramo dei Cerchi rimasto in citta' dopo il bando da parte dei guelfi neri. La costruzione prese il via dall'unione di piu' case-torri appartenenti alla casata. Passato in eredita' ai Capitani del Bigallo, i locali del palazzo al piano terreno vennero destinati a vari esercizi commerciali, tra cui la tipografia di Bernardo Cennini, dalla quale usci' il primo libro a stampa di Firenze (1471) e quella di Lorenzo Torrentino che diede alle stampe dal 1547 piu' di seicento opere di letteratura, filosofia e giurisprudenza. Il palazzo che mostra una facciata lavorata con la tradizionale pietra a vista, in conci regolari, ha inglobato l'antica torre degli Alepri, una famiglia ghibellina i cui beni, dopo l'esilio, vennero confiscati e incamerati dall'amministrazione cittadina. Piu' volte rimaneggiata, la torre presenta cinque piani con paramento murario nel tipico filaretto medievale e, agli angoli, bozze di pietra piu' massiccia e squadrata. Una fila di finestre a monofora allineate verticalmente scandiscono la facciata, dominata in basso dall'ampio portale. Analoga, stilisticamente, la torre dei Cerchi che, costruita tra il XII e il XIII secolo, appartenne originariamente alla famiglia dei Conti Guidi. Acquistata dai Cerchi sul finire del Duecento, essa venne allungata in altezza e ampliata con altri edifici attigui. Nonostante il declino della casata, sono ben visibili ancora oggi i resti della primitiva torre, soprattutto all'angolo con il Canto alla Quarconia e lungo la suddetta via de' Cerchi. Davanti al palazzo dei Cerchi si noteranno infine alcune case con lo stemma della Certosa del Galluzzo, anticamente possedute dai certosini.
MUSEO HORNE
via dei Benci, 6
Il Museo Horne prende il nome dal suo fondatore, l'architetto e storico dell'arte inglese Herbert Percy Horne che, nel 1911, acquisto' Palazzo Corsi, in via de' Benci, l'attuale sede espositiva, con l'intento di dare una cornice adeguata alla propria collezione, tentando, al contempo, di ricreare l'atmosfera e gli ambienti di una dimora rinascimentale. Ed e' cosi' che ancora oggi appare il museo agli occhi dei visitatori, un raffinato scrigno di capolavori di pittura e scultura (da Giotto a Simone Martini, a Masaccio, a Filippino Lippi, a Domenico Beccafumi e al Giambologna), ma anche e forse soprattutto una casa arredata con pezzi pregiati di vari secoli. Orari: Dal lunedi al sabato: 9.00 - 13.00. Chiusura: domenica e festivi. Aperture straordinarie su richiesta, a pagamento. Costo Biglietti: Biglietto intero: Euro 6,00; ridotto: Euro 4,00.
CASA BUONARROTI
via Ghibellina, 70
Monumento e luogo della memoria del genio di Michelangelo, Casa Buonarroti e' uno dei musei piu' importanti e singolari della citta' di Firenze. In essa sono conservate preziosissime opere d'arte del grande maestro - basti pensare alla Madonna della Scala o alla Battaglia dei Centauri - o di artisti a lui vicini. Non meno significativo, per chi varca il portone del palazzo secentesco che ospita la sede espositiva, e' collegare le opere michelangiolesche con le vicende della famiglia Buonarroti, che si e' prodigata, nei secoli, per ampliare la dimora e per abbellirla. Orari: mercoledi - lunedi: 9.30 - 14.00. In occasione di mostre l'orario si protrae fino alle 16.00. Chiusura: il martedi e nelle seguenti festivita': 1 gennaio, la domenica di Pasqua, primo maggio, 15 agosto, 25 dicembre.
EX CARCERE DELLE MURATE
via Ghibellina, 70
Il tratto estremo di via Ghibellina e' contraddistinto, all'altezza dello sbocco con i viali di circonvallazione, dal muro di cinta dell'ex carcere delle Murate. Il complesso aveva avuto origine nel lontano 1422 come convento di un numero esiguo di monache che, fino ad allora, avevano vissuto segregate ('murate') in piccole celle sul ponte alle Grazie. Detto monastero, intitolato alla Santissima Annunziata e a Santa Caterina, venne ricostruito, a seguito di un incendio, nel 1471 e ancora nel 1571 dopo un'alluvione. Soppresso all'inizio del XIX secolo, esso venne trasformato in stabilimento carcerario in funzione fino al 1985. In seguito, le Murate sono state interessate da un progetto di recupero e di trasformazione dell'ex carcere in edilizia residenziale pubblica, attivita' commerciali e spazi sociali, con un percorso pedonale e una piazza interna. Le linee guida del progetto sono state tracciate dall'architetto Renzo Piano. Il complesso e' stato inaugurato nel 2004. Si ricorda che il monastero delle Murate ospito', dal 1528 al 1530, la giovine Caterina de' Medici, poi Regina di Francia, e, dopo la morte di Cosimo I nel 1574, Camilla Martelli, sua seconda moglie. Non solo. Qui vi furono confinate le figlie di Don Pietro de' Medici, avute illegittimamente in Spagna. Costo Biglietti: Biglietto intero: Euro 6.50, ridotto Euro 4.50
MUSEO NAZIONALE DEL BARGELLO
via del Proconsolo, 4
Situato in un imponente edificio del centro storico fiorentino, costruito intorno alla meta' del Duecento per il Capitano del Popolo e passato poi al podesta' e al Consiglio di Giustizia, il Museo Nazionale del Bargello conserva una straordinaria raccolta di scultura e di arti cosiddette 'minori'. Qui sono confluite, a partire dalla meta' del XIX secolo, alcune delle piu' importanti sculture del Rinascimento, tra cui numerosi capolavori di Donatello, del Verrocchio, di Michelangelo Buonarroti, di Benvenuto Cellini, del Giambologna e di altri grandi maestri. Alcune sale del Museo sono invece dedicate ai bronzetti, alle maioliche, alle medaglie, agli avori, agli arazzi e via dicendo. Orari: Lunedi - Domenica: 8.15 - 17.00. Chiusura: primo, terzo, quinto domenica, secondo e quarto lunedi di ogni mese; 1 gennaio, 1° maggio, 25 dicembre. Costo Biglietti: Biglietto intero: Euro 4,00; ridotto: Euro 2,00; gratuito. Prenotazioni per la visita: Firenze Musei, +39 055 294883. Costo della prenotazione: Euro 3,00.
MUSEO GALILEO
piazza dei Giudici, 1
Museo Galileo - Istituto e Museo di Storia della Scienza. Ubicato nell'antico palazzo Castellani, un severo edificio medievale a tre piani, sede per molti anni dell'Accademia della Crusca, il Museo di Storia della Scienza, inaugurato nel 1930 e oggi intitolato a Galileo, conserva una delle raccolte scientifiche piu' importanti a livello nazionale e internazionale. Gli oggetti e le strumentazioni esposte coprono un arco di tempo dal Rinascimento all'Ottocento; l'esposizione si articola secondo criteri tematici su venti sale. Oltre ai noti cannocchiali appartenuti all'illustre scienziato pisano Galileo Galilei, il museo conserva anche il termoscopio il compasso geometrico militare, il piano inclinato e un primitivo 'microscopio', tutti strumenti usati dall'inventore del metodo scientifico nei suoi molteplici esperimenti. Importanti anche gli strumenti della fiorentina Accademia del Cimento, fondata nel 1657, con strumentazioni per esperimenti sulla termodinamica, sul vuoto, sul suono e sulla compressibilita' dei liquidi; particolarmente interessante anche la collezione di antichi mappamondo e sfere celesti. Orari: Mercoledi - lunedi: 9.30 - 18.00; martedi: 9.30 - 13.00. Chiusura: 1 e 6 gennaio, Pasqua, 1° maggio, 24 giugno, 15 agosto, 1 novembre, 8, 25 e 26 dicembre. Costo biglietti: Biglietto intero: Euro 8,00; ridotto: Euro 5,00 (7-18 anni, oltre 65 anni, gruppi minimo 15 persone); Euro 4,00 (gruppi scolastici 7-15 anni; gratuito (0-6 anni). Biglietto famiglia (2 adulti + max 2 ragazzi fino a 18 anni): Euro 20,00.
PALAZZO PORTINARI-SALVIATI
via del Corso
Sulla via del Corso, allo sbocco della piccola via Santa Margherita, sorge il palazzo Portinari-Salviati, ex sede della Banca Toscana. Il nucleo piu' antico dell'edificio venne costruito dai Portinari (1470-1480) sul luogo di alcune antiche case della famiglia della Beatrice dantesca. Nel 1546 Jacopo di Alamanno Salviati, uomo profondamente legato al potere mediceo in quanto nipote di Maria Salviati madre del granduca Cosimo I, acquisto' il palazzo ampliandolo con l'annessione di edifici adiacenti. Se l'ala sinistra e la facciata attuale del palazzo risalgono a un intervento del XVII secolo, l'interno conserva invece ancora oggi importantissime opere del Cinquecento fiorentino. Qui, infatti, venne chiamato a lavorare, tra il 1574 e il 1575, Alessandro Allori che, con l'aiuto della sua bottega, affresco' numerosi ambienti con splendide Grottesche, Storie di Ulisse, Storie di Ercole e la Batracomiomachia omerica. Non solo, al pittore si deve l'esecuzione del ciclo di affreschi della cappella del palazzo dedicata a Santa Maria Maddalena: qui, ancora sull'altare, la tavola raffigurante Gesu' fra Maria e Marta. Sempre intorno agli stessi anni in cui vi lavoro' l'Allori, venne allestito, su disegno del Giambologna, il cortile degli Imperatori, che, come dice il nome stesso, ospita busti di imperatori romani. I Salviati inoltre custodivano, in questo splendido palazzo, opere di grandi artisti del Rinascimento e del Cinquecento, come Donatello, Verrocchio, Cellini, Andrea del Sarto, Bronzino, Battista Lorenzi e Baccio Bandinelli. Oggi, nella sede, vi e' conservata un'importante collezionedi arte contemporanea, visitabile in alcune particolari circostanze.
MUSEO CASA DI DANTE
via Santa Margherita, 1
Collocata tra la piazzetta e la via di Santa Margherita, nei pressi dell'antica Badia fiorentina, nel cuore della Firenze medioevale, il Museo casa di Dante e' uno dei luoghi piu' suggestivi della citta'. Fondato nel 1960, il Museo, inteso come luogo di memoria, e' nato con lo scopo fondamentale di diffondere la conoscenza della vita e delle opere di Dante a un pubblico vasto e diversificato. L'attuale allestimento vuole infatti potenziare l'aspetto della didattica e ha il pregio di considerare il museo come un organismo in crescita e adattabile alle nuove esigenze di un pubblico sempre piu' attento all'opera dantesca. Con un taglio prevalentemente storico didattico, il museo offre attualmente quattro laboratori: Dante e il Medioevo; I luoghi Danteschi; la produzione libraria ai tempi di Dante; i gioielli del 1300 Orari: Invernale (1 ottobre - 31 marzo): martedi - domenica, 10.00 - 17.00. Chiusura: lunedi. Estivo (1 aprile - 30 settembre): lunedi - domenica, 10.00 - 18.00. Costo Biglietti: Biglietto intero: Euro 4,00; ridotto: Euro 2,00.
LA CERTOSA DEL GALLUZZO
via Senese, 206-208/r
Ex monastero dell'omonimo ordine, la Certosa si erge con le sue alte mura sul Monte Acuto, alla confluenza dell'Ema con la Greve, in zona Galluzzo. Edificata a partire dal 1341 da Niccolo' Acciaiuoli, Gran Siniscalco del Regno di Napoli e membro di una delle piu' illustri casate fiorentine, l'edificio era quasi completato nel 1365. Ampliata e arricchita di numerose opere d'arte nel corso dei secoli, per la maggior parte sottratte con la soppressione napoleonica del 1810, la Certosa e' oggi abitata dai Benedettini Cistercensi. Il complesso si compone di edifici diversi sia per caratteristiche storiche che architettoniche. Notevole il blocco merlato di palazzo Acciaiuoli, eretto da Jacopo Passavanti e Jacopo Talenti per i soggiorni privati del fondatore della Certosa, ma completato solo alla meta' del XVI secolo. Esso ospita oggi la Pinacoteca che accoglie opere pregevolissime, dai cinque lunettoni con Scene della Passione staccati dal chiostro grande e realizzati dal Pontormo (1523-1525) durante il suo soggiorno alla Certosa per sfuggire all'epidemia di peste che imperversava a Firenze, all'Incoronazione della Vergine attribuita a Mariotto di Nardo (1405-1410) o alla Santa Caterina da Siena di Bernardino Mei (1641). Di grande interesse anche la chiesa di San Lorenzo, a navata unica, risalente al XIV secolo, ma profondamente trasformata nel XVI secolo, epoca in cui fu edificata da Giovanni Fancelli (1556) la facciata in pietra serena ornata di statue e rilievi e nel XVII secolo, periodo a cui risalgono alcuni importanti interventi su varie cappelle interne, tra cui quella delle Reliquie voluta da Niccolo' Acciaiuoli e quella di San Bruno. Tra le opere conservate nella chiesa si ricorda la Vergine che appare a San Filippo Neri di Felice Ficherelli (1657-1659), San Benedetto tra le spine di Tommaso Garelli (1601) e gli affreschi di Bernardino Poccetti (1592) e di Orazio Fidani (1653-1655). Da menzionare inoltre gli straordinari stalli in noce intarsiati, la cui decorazione si deve ai fratelli Francesco, Agnolo e Giovanni di Giuliano di Baccio d'Agnolo (1573-1575) e l'altare marmoreo del 1595 che, nelle nicchie, ospita delle statue a sostituzione degli originali eseguiti dal Giambologna e trafugati all'epoca dell'Occupazione napoleonica. Si potra' visitare il chiostrino dei Monaci che conserva, sulla porta che introduce al Capitolo, due lunette dipinte dal Bronzino (Pieta' con due angeli e San Lorenzo); il Capitolo che espone sulla parete di fondo una splendida Crocifissione di Mariotto Albertinelli (1506); il chiostro grande che presenta una fastosa e imponente architettura rinascimentale ed e' circondato da un armonioso loggiato sostenuto da colonne con capitelli compositi. Nei pennacchi degli archi sono disposti 66 busti in terracotta invetriata della bottega di Giovanni della Robbia con Personaggi dell'Antico Testamento, Apostoli, Santi ed Evangelisti. Orari : Martedi - domenica: 9.00 - 11.30 e 15.00 - 17.00 Chiusura: lunedi Costo biglietti: Ingresso libero a orario prestabilito
A spasso tra i Cenacoli fiorentini
Sono numerosi a Firenze i Cenacoli, quegli affreschi ovvero dedicati al tema dell'Ultima cena: essi, per la loro varieta' e ricchezza, rappresentano una sorta di storia trasversale della pittura fior entina e permettono un percorso culturale assai singolare e di grandissimo interesse. Nell'arco dei vari secoli, difatti, gli artisti hanno affrontato in maniera molto diversa le raffigurazioni destinate principalmente ai refettori dei conventi. Due gli aspetti su cui gli affreschi poggiano l'accento: il momento in cui Gesu' pronuncia la fatidica frase 'Vi dico in verita': uno di voi mi tradira' e l'istituzione del sacramento dell'Eucarestia, simboleggiata dai brani di natura morta del pane e del vino sul tavolo. Spesso la raffigurazione dell'Ultima Cena era completata da scene della Passione di Cristo, come la Crocifissione e la Resurrezione, anche se questi episodi vennero via via esclusi dai cicli decorativi per privilegiare ed esaltare la mensa di Gesu' con gli apostoli, occupando essa sola, a partire dal XV secolo, un'intera parete. Di seguito le indicazioni per visitare alcuni dei piu' noti Cenacoli di Firenze, qui menzionati secondo un ordine temporale.
Cenacolo di Santa Croce
Il Cenacolo si trova nel Refettorio della chiesa francescana di Santa Croce e, benché attribuito per molto tempo a Giotto, e' opera di Taddeo Gaddi (1340 ca.). Esso e' solo una delle sei scene che compongono il grande complesso di affreschi della parete e che hanno al centro l'Albero della Croce. L'Ultima Cena occupa la parte piu' in basso: la scena si svolge nel momento in cui Gesu' annuncia il tradimento di uno degli Apostoli. Giuda e' rappresentato di schiena, isolato da resto dei compagni, in modo da permettere allo spettatore di individuarlo immediatamente. Questa tradizione verra' spezzata solo da Leonardo da Vinci e in alcuni cenacoli cinquecenteschi.
Cenacolo di Santo Spirito
Il Cenacolo si trova nel convento agostiniano della basilica di Santo Spirito, nei locali dove e' ospitato il Museo della fondazione Salvatore Romano. Eseguito da Andrea Orcagna intorno al 1370, a coronamento della ben piu' grande Crocifissione che domina la parete, l'affresco e' oggi molto frammentato. Iconograficamente e' simile al precedente: Giuda e' infatti rappresentato di spalle a indicare la diversa coscienza del traditore.
Cenacolo di Santa Apollonia
Il Cenacolo di Santa Apollonia, il primo in stile rinascimentale, e' una delle opere piu' significative di Andrea del Castagno che lo realizzo' intorno al 1450. Sebbene sovrastato da altri episodi evangelici, quali la Crocifissione, la Deposizione nel Sepolcro e la Resurrezione, il brano dell'Ultima cena e' quello cui l'artista tento' di dare, nella disposizione 'fisica' delle scene, maggior risalto. Essa e' inserita in una stanza realizzata con l'uso sapiente della prospettiva e definita nei minimi dettagli. Giuda e' rappresentato ancora di spalle, ma e' molto particolare e innovativa la sua collocazione a sinistra di Gesu' anziche' a destra
Cenacolo della Badia di Passignano
Quella nel refettorio del monastero di Badia a Passignano (Tavarnelle Val di Pesa) e' la prima delle grandi raffigurazioni dell'Ultima Cena che Domenico Ghirlandaio, insieme al fratello Davide, realizzo' nel corso della sua carriera (1476). Giuda si trova sempre isolato, di schiena allo spettatore.
Cenacolo di Ognissanti
Il refettorio del convento di Ognissanti, cui si accede attraversando il chiostro affrescato con Storie della Vita di San Francesco, e' noto per il grande affresco realizzato nel 1488 da Domenico Ghirlandaio raffigurante l'Ultima Cena. L'opera venne commissionata al pittore gia' celebre, in procinto di recarsi a Roma per affrescare la Cappella Sistina con altri artisti fiorentini. Durante i lavori di restauro e' stata scoperta la sinopia dell'Ultima Cena, esposta oggi sulla parete sinistra del Refettorio. Rispetto alla versione definitiva si notano alcune modifiche nella mimica degli apostoli, soprattutto nella meta' sinistra dell'opera.
Cenacolo di San Marco
Il Cenacolo di San Marco, sempre di Domenico Ghirlandaio, e' una versione in scala piu' ridotta della precedente. L'ambientazione scenica e' molto simile, se non identica, a quella di Ognissanti: fedele la struttura architettonica, con la tavola a ferro di cavallo inserita in una stanza con pavimento a scacchi, la spalliera e l'apertura nelle volte su un loggiato verso un giardino. Leggermente diversa, invece, la posizione degli apostoli disposti a coppia intorno alle ali laterali del tavolo. Notevole la monumentalita' della scena e la cura dei dettagli, dalla tovaglia ricamata alle nature morte poggiate sulla tovaglia riccamente decorata.
Cenacolo di Foligno
Il Cenacolo di Fuligno, un tempo attribuito a Raffaello poi ricondotto a Pietro Perugino, si trova nell'ex convento delle Terziarie francescane di Sant'Onofrio, dette monache di Fuligno o Foligno, dal nome della citta' di origine dell'ordine. Dipinta intorno al 1495, la scena dell'Ultima Cena sembra ispirarsi al Cenacolo di San Marco del Ghirlandaio: Giuda e' rappresentato, secondo un'iconografia ormai consolidata, di spalle e, a sottolineare l'imminente tradimento, tiene in mano il sacchetto dei trenta denari.
Cenacolo della Calza
Il convento dove il Franciabigio affresco', nel 1514, l'intera parete di fondo del Refettorio con l'Ultima Cena veniva chiamato di S. Giovanni alla Porta di San Pier Gattolino, derivando poi il nome attuale dal cappuccio dei monaci Ingesuati. Iconograficamente questo cenacolo si caratterizza rispetto agli altri per la sua evidente dinamicita' che tanto deve, indubbiamente, all'influenza di Leonardo da Vinci: viene dato infatti grande risalto alla gamma di emozioni provata dagli apostoli che giungono, come nel caso di Giuda, sempre raffigurato di spalle, ad alzarsi con una liberta' di movimento fino allora sconosciuta negli affreschi fiorentini.
Cenacolo di San Salvi
Nell'antico refettorio dell'abbazia vallombrosana di San Salvi, nella periferia fiorentina, Andrea del Sarto dipinse ad affresco, fra il 1519 e il 1527, il suo capolavoro, l'ultima Cena. L'affresco fu realizzato in sole 64 giornate, a testimonianza della grande maestria del pittore. La resa stilistica concilia gli aspetti del Rinascimento con le innovazioni del Manierismo (colori brillanti, composizione con pose insolite e via dicendo) e del tardo Cinquecento (la scenografia con la stanza sulla quale si apre una finestra con due personaggi esterni, identificati forse con lo stesso pittore e sua moglie). La scena si svolge nel momento in cui Gesu' rivela agli apostoli la certezza del tradimento, con i vari personaggi ritratti in modo da esprimere una gamma di sentimenti che varia dalla sorpresa, allo sconforto e al dubbio. Rinnovando la tradizione che lo poneva di spalle e separato dagli altri apostoli, Giuda e' ritratto dal pittore alla destra del Cristo, fedelmente al testo evangelico di Giovanni con la mano sul petto a dimostrare la sua incredulita', mentre riceve da Gesu' un pezzo di pane inzuppato.
Cenacolo di Santa Maria del Carmine
Il Cenacolo di Santa Maria del Carmine fu eseguito da Alessandro Allori nel 1582. Come nel precedente, Giuda e' raffigurato alla destra di Cristo: a identificarlo con certezza il sacchetto contenente i trenta denari nella mano destra.
Cenacolo di Santa Maria Novella
Il Cenacolo di Santa Maria Novella (1584-1597), sempre di Alessandro Allori, si trova nel refettorio fra i due chiostri del grande complesso di Santa Maria Novella e segna il passaggio verso la rappresentazione su tela, con una parte pero' ancora dipinta direttamente sulla parete ad affresco. Con questa opera si manifestano ormai esplicite le tendenze del tardo manierismo e del barocco, con il superamento definitivo degli schemi tradizionali, su cui si innestano arricchimenti iconografici ispirati al fasto del cinquecento maturo, quando si moltiplicano le vivande, i vasellami e i servi. In particolare qui il movimento estremo della scena e' esasperato anche dalla cornice esterna, realizzata ad affresco a differenza della parte centrale che e' su tela.
LA FAMIGLIA DEGLI ALBIZI
Gli Albizi o Albizzi erano un?antica famiglia fiorentina di origine tedesca: il primo esponente registrato negli annali cittadini, nel 1251, fu Benincasa. Gli Albizi, ricchi mercanti di lana e capi di parte dei Guelfi neri, ricoprirono molto spesso, soprattutto nel XIV secolo, le massime cariche cittadine. Furono banditi dalla citta' allo scoppio del Tumulto dei Ciompi (1378) e tornarono poi a dominare la vita politica di Firenze con Maso (1343-1417), gonfaloniere di giustizia dal 1393, che risollevo' le fortune della casata prendendo parte alla conquista di Pisa. Alla sua morte gli successe il figlio Rinaldo che fu il principale antagonista, insieme a Palla Strozzi, di Cosimo il Vecchio: fatto questo che gli procuro' l?esilio ad Ancona. Il fratello Luca, invece, si schiero' dalla parte dei Medici, divenendo uomo di fiducia di Cosimo. Il ramo da lui derivato godette di ogni diritto e spesso arrivo' a ricoprire cariche politiche importanti, anche nel periodo del Granducato, sebbene in famiglia ci fosse ancora chi si opponeva al dominio mediceo. La fazione antimedicea venne definitivamente sconfitta nella Battaglia di Montemurlo del 1537. Tra i membri più illustri della casata, si ricordano almeno due poeti del Trecento vicini a Francesco Petrarca, ovvero Matteo e Franceschino degli Albizzi.
LA FAMIGLIA DEI PUCCI
I Pucci, il cui nome deriva da un antenato Jacopo abbreviato Jacopuccio quindi Puccio, sono un?antica famiglia nobile fiorentina, risalente al XIII secolo, come da iscrizione all?Arte dei Legnaioli. Tra i suoi membri si annoverano religiosi, politici e notabili fiorentini, mecenati, poeti e letterati. Pare che l?antico cognome fosse Saracini, che spiega la presenza della testa di moro nello stemma. Guelfi nella Firenze comunale e alleati dei Medici durante il Rinascimento, i Pucci furono tra le famiglie alle quali si appoggiò Cosimo il Vecchio per curare indirettamente i propri interessi nella vita politica. Nel 1559, tuttavia, vi fu un momento di acerba rottura con il casato mediceo, allorquando Pandolfo Pucci fu estromesso dalla corte di Cosimo I per alcune accuse infamanti di immoralità: per vendetta, il nobiluomo ordì una congiura contro il granduca che prevedeva un attentato al Medici mentre passava con il suo corteo all?angolo del Palazzo Pucci con via de? Servi. L?impresa, benche' abbandonata, portò comunque all?impiccagione esemplare di Pandolfo a una finestra del Bargello e alla confisca dei beni dei Pucci. A testimonianza dello sgominato attentato venne deciso di murare la finestra d?angolo del palazzo, come si puo' vedere ancora oggi. La famiglia Pucci, nonostante l?accaduto, continuo' a rivestire nel corso dei secoli un ruolo importante all?interno della societa' fiorentina. Tra gli illustri personaggi che appartennero alla famiglia, ricordiamo l?ultimo discendente Emilio Pucci fondatore, nel dopoguerra, dell?omonima casa di moda.
L'ITINERARIO
borgo Albizi - piazza Salvemini - via Pietrapiana - piazza Sant?ambrogio - piazza D?azeglio - via Della Colonna - piazza Santissima Annunziata - via dei Fibbiai - via Alfani - via dei Servi - via Ricasoli - via de? Pucci
L'itinerario 'Sulle tracce degli Albizi e dei Pucci' prende avvio da borgo degli Albizi, una lunga e stretta strada nel cuore della citta' che congiunge via del Proconsolo alla piccola piazza di San Pier Maggiore, o di San Pierino e che deve il proprio nome all'omonima famiglia che qui possedette, nel corso dei secoli, diverse case e palazzi. Il nome 'borgo' fa credere che, in origine, si trattasse di una strada appena fuori dalle mura lungo via del Proconsolo: qui, difatti, terminavano le fortificazioni della prima cerchia, quella della Florentia romana, in uso, sebbene con alcune variazioni e rinforzi, fino al 1173. Imboccando la strada si incontreranno subito due notissimi edifici: sulla sinistra il palazzo Nonfinito, gia' della famiglia Strozzi, oggi sede del Museo Nazionale di Antropologia ed Etnologia e, sulla destra, il palazzo Pazzi. La costruzione del primo prese avvio nel 1593, anno in cui Alessandro di Camillo Strozzi incarico' Bernardo Buontalenti della sua realizzazione: l'architetto inizio' il piano terreno, dove ancora oggi e' possibile riconoscere la sua mano nei frontespizi accartocciati, nelle sinistre figure nei timpani delle finestre inginocchiate e nel portone su detto borgo degli Albizi. Qualche decennio dopo, quando i lavori erano ormai a buon punto, l'impresa subi' un brusco arresto e il palazzo rimase, come dice il nome stesso, non finito. I sinistri mostri alati nei timpani delle finestre al piano terreno alimentarono la leggenda, piu' tarda, secondo cui lo Strozzi avrebbe fatto una patto con il diavolo, il quale, maledicendo l'edificio, ne avrebbe impedito il completamento. Nel cortile del palazzo e' visibile un bel gruppo marmoreo raffigurante Perseo che vince il drago eseguito dallo scultore Battista Lorenzi fra il 1574 e il 1578. Il vicino palazzo Pazzi venne realizzato invece nel Quattrocento, probabilmente da Giuliano da Maiano su disegno di Brunelleschi. A volerlo fu Jacopo dei Pazzi: proprio la costruzione di un edificio cosi' imponente fu probabilmente causa di rivalita' e scontro con la famiglia Medici. Il palazzo e' infatti anche detto 'della Congiura', a ricordo del complotto ordito dai Pazzi nel 1478 ai danni dei Medici che porto' all'uccisione di Giuliano e al ferimento di suo fratello Lorenzo il Magnifico. Sempre a questa famiglia, al n. 28 di Borgo degli Albizi, appartenne il palazzo Pazzi o 'della Colombaria', dal nome della settecentesca Societa' letteraria che qui si riuniva. Da notare, sulla facciata, attribuita all'Ammannati, i timpani del portale e delle finestre decorati con lo stemma della casata. Accanto un altro storico palazzo, quello appartenente alla famiglia Ramirez de Montalvo, edificato dall'Ammannati nel 1568 per un nobile castigliano al servizio dei Medici. Questo spiega lo stemma granducale al centro della facciata, dove, oltretutto, sono ancora oggi visibili tracce della decorazione a graffito eseguita da Bernardino Poccetti su disegno del Vasari. Superata la residenza che fu del condottiero Alessandro dal Borro, si giungera' in prossimita' di uno degli edifici piu' suggestivi della citta', il palazzo Altoviti, altrimenti noto, popolarmente, come palazzo dei Visacci per la presenza in facciata di ben quindici erme marmoree raffiguranti ritratti di fiorentini illustri, da Dante a Marsilio Ficino. Al suo interno, sono visibili alcuni pregevoli stucchi di Giovan Martino Portogalli che decorano i due portali dai quali si accede alle stanze del piano nobile, oggi sede della loggia massonica fiorentina del Grande Oriente d'Italia. Ed ecco che si aprono, ai numeri 14 e 12 della via, la casa e il palazzo degli Albizi: se la prima, derivante dalla riduzione di una torre, conserva ancora il suo carattere originario trecentesco, il secondo, dimora principale della famiglia, deve invece il suo aspetto attuale a un rifacimento cinquecentesco, con la facciata a intonaco a sostituzione del paramento murario a vista. Proseguendo per la via, in direzione della piazzetta di San Pierino, si incontreranno altri notevoli edifici, quali il palazzo degli Alessandri (n. 15), una famiglia originatasi proprio da un ramo degli Albizi e il palazzo Tassinari (n. 11), noto per incorporare una torre del XIII secolo appartenente a Corso Donati. Lasciatici alle spalle l'Arco di San Pierino, vestigia dell'antica cinta muraria e i resti - tre arcate del portico - della chiesa di San Pier Maggiore (XI secolo) e attraversata piazza Salvemini con il suo edificio delle Poste Nuove costruito da Giovanni Michelucci tra il 1963 e il 1967, si prendera' via Pietrapiana per giungere in piazza dei Ciompi, intitolata ai protagonisti della famosa rivolta popolare del 1378. Qui, oltre a passeggiare tra le numerose bancarelle di antichita' e robivecchi in esposizione permanente, si ammirera' la Loggia del Pesce, realizzata dal Vasari nel 1567 per il Mercato Vecchio nell'odierna piazza della Repubblica e rimontata nella sede attuale nel 1951. Il breve tratto orientale della via Pietrapiana ci condurra' invece in piazza Sant'Ambrogio, dominata dalla facciata dell'omonima chiesa che, benché fortemente rimaneggiata nel Settecento, e' una delle piu' antiche di Firenze. Privata dei suoi massimi capolavori, oggi agli Uffizi, essa conserva ancora un pregevole Tabernacolo marmoreo di Mino da Fiesole (1481 ca.) che accoglie un calice legato tradizionalmente a un episodio miracoloso. A questo e' dedicata anche la decorazione pittorica della cappella a sinistra dell'altare maggiore (Cosimo Rosselli, 1486 ca.). Passeggiando per il quartiere di Sant'Ambrogio, storicamente abitato dalla comunita' ebraica che difatti eresse qui alla fine dell'Ottocento, in via Farini, la propria Sinagoga, si arrivera' nell'ottocentesca piazza d'Azeglio, cuore verde della zona. Percorrendo via della Colonna, dove si incontrera' il Museo Archeologico, secondo in Italia per la sezione egizia, ci dirigeremo nell'armoniosa piazza Santissima Annunziata. Tuttavia prima di immergerci nella lettura di questo superbo spazio urbano, meritera' una breve deviazione in una delle principali vie che si trovano sull'asse nord-sud del centro storico di Firenze, a collegamento del suddetto arco di San Pierino con l'ottocentesca circonvallazione dei viali: borgo Pinti. Passeggiando per questa antica strada, si potranno ammirare i numerosi palazzi storici che vi si affacciano, a cominciare da palazzo Ximenes da Sangallo (n.68) e palazzo della Gherardesca, costruito tra il 1472 e il 1480 su progetto di Giuliano da Sangallo per Bartolomeo Scala e passato nel 1585 al Cardinale Alessandro de' Medici (all'epoca arcivescovo di Firenze), per finire a palazzo Caccini (n.33) e palazzo Quaratesi (n.26) con il suo stemma, in facciata, dello scultore Giambologna che qui visse ed ebbe l'officina. Al n. 58, invece, si apre il semplice ingresso alla chiesa di Santa Maria Maddalena dei Pazzi, un importante complesso monumentale che, per il fatto di trovarsi fuori dai canonici percorsi turistici, non riceve generalmente l'attenzione che invece merita. Torniamo adesso in piazza Santissima Annunziata. Delimitata sui fianchi dall'antico Ospedale degli Innocenti, dal Loggiato dei Serviti di Antonio da Sangallo il Vecchio e Baccio d'Agnolo e dal Palazzo Grifoni dell'Ammannati (1563-1574), la piazza accoglie due eccentriche Fontane di Pietro Tacca (1640) e il Monumento equestre a Ferdinando I de' Medici del Giambologna (1608). Quasi nascosta dal portico seicentesco, la basilica della Santissima Annunziata e' da sempre il luogo deputato alla grande devozione dei fiorentini. Qui e' infatti venerata l'immagine della Madonna il cui volto, secondo un'antica leggenda, fu dipinto da un angelo nella pala duecentesca oggi conservata nella cappella dell'Annunziata. Nella basilica hanno lavorato i piu' importanti artisti fiorentini e non. Tanti di loro hanno infatti qui trovato sepoltura nella cappella di San Luca o dei Pittori. Questa e' legata al nome dello scultore fiorentino dell'Ordine dei Servi di Maria, Giovanni Angelo Montorsoli, il quale scelse di destinare questo locale alla Compagnia del Disegno. Restaurata la cappella a proprie spese, la inauguro' nel 1562 alla presenza dei quarantotto maestri che avevano dato il proprio nome alla risorta Compagnia. La cappella fu dedicata alla Santissima Trinita' di cui e' presente a destra l'affresco (1571) eseguito da Alessandro Allori. Sotto questo era in origine l'altare, mentre dalla parte opposta si apriva l'entrata sul secondo Chiostro. Molti i nomi degli artisti legati alla basilica: Andrea del Sarto assieme al Franciabigio e al Baldovinetti affresco' le pareti del cosiddetto Chiostrino dei voti; Baccio Bandinelli realizzo' la Pieta' per l'omonima cappella nel 1559; Giovan Battista Foggini si occupo' della decorazione barocca della tribuna e Baldassarre Franceschini, detto il Volterrano, affresco' la grande cupola con l'Incoronazione della Vergine (1680 ca.). Tra le tante cappelle che si aprono sulle navate, scrigni di un patrimonio inestimabile di opere d'arte, merita particolare menzione la cappella della Madonna del Soccorso, originariamente costruita per i Pucci, ma ben presto passata ad altri patroni. Ristrutturata dal Giambologna che ne fece il suo sacrario, essa ospita il Crocifisso e i sei bassorilievi con i Misteri della Passione di mano dello stesso, due statue del Francavilla (Vita Attiva e Vita Contemplativa, dietro l'altare) e quattro di Pietro Tacca (Angeli e Santi). Concludono la ricca decorazione della cappella, la tavola con la Pieta' del Ligozzi e l'affresco della cupola di Bernardino Poccetti (Paradiso). Lasciando a malincuore la basilica, l'itinerario procedera', attraverso la piccola via dei Fibbiai, alla volta della cosiddetta Rotonda di Santa Maria degli Angioli, l'unica struttura sopravvissuta dell'antico e omonimo monastero che qui aveva sede. La Rotonda venne progettata e realizzata da Filippo Brunelleschi intorno al 1434: lasciata tuttavia incompiuta dall'architetto, essa ricevette compimento solo nel XX secolo. Passeggiando per via degli Alfani, dove si trova la sede dell'Opificio delle Pietre Dure e dove si affacciano edifici storici di un certo interesse, quali palazzo Giugni, noto per le fantasiose decorazioni scultoree di Bartolomeo Ammannati, si giungera' in prossimita' di via Ricasoli. Svoltando a destra si arrivera' alla Galleria dell'Accademia di Firenze [], famosa in tutto il mondo per la presenza del David di Michelangelo che, insieme ai Prigioni e al San Matteo, rende elegante omaggio al genio fiorentino. Svoltando invece a sinistra si potranno ammirare il teatro Niccolini, il piu' antico di Firenze, inizialmente chiamato 'teatro del Cocomero' dall'accademia degli Infuocati e il palazzo che fu dimora di Bettino Ricasoli, sindaco di Firenze e capo del governo del Regno nell'Ottocento. L'itinerario si concludera' in via de' Pucci che incrocia via Ricasoli prima che questa sbocchi su piazza del Duomo. La strada deve il suo nome alla storica famiglia che qui, nella prima meta' del XVI secolo, fece edificare la propria dimora. Del primitivo palazzo Pucci rimangono alcune tracce all'interno della parte centrale, come il balcone con le colonne. Il palazzo vive dell'attribuzione a Bartolomeo Ammannati: questo essenzialmente per alcune somiglianze con i vicini Palazzo Giugni e Palazzo Grifoni, per l'uso della pietraforte al piano terra, la serliana riccamente decorata al primo piano, i mascheroni negli stipiti laterali e la finestra con timpano spezzato al primo piano. All'angolo di via de' Pucci con via Ricasoli, dirimpetto al palazzo, sara' inoltre possibile ammirare il Tabernacolo delle cinque lampade, cosiddetto per le cinque lampade votive in ferro battuto appostevi davanti nel XIX secolo. Sotto un arco aggettante a tutto sesto, si trovano due affreschi di epoche diverse: il primo, piu' grande, raffigurante una Madonna col Bambino, e' opera di un pittore trecentesco, riconoscibile probabilmente in Buffalmacco; il secondo, invece, raffigurante la Madonna col Bambino, due angeli, San Zanobi e San Rocco e risalente al Cinquecento, e' opera di Cosimo Rosselli.
CHIESA DI SANTA MARIA MADDALENA DEI PAZZI
Borgo Pinti, 58
Gioiello nascosto nel cuore della citta' di Firenze, la chiesa di Santa Maria Maddalena dei Pazzi venne fondata, insieme all'annesso convento benedettino, nel 1257 come ricovero dei penitenti. Passata nel 1442 ai Cistercensi e nel 1628 alle Carmelitane, essa ospita oggi gli Agostiniani francesi. Dedicata in origine a Santa Maria Maddalena delle Convertite, o delle Penitenti, la chiesa, o per meglio dire, tutto il complesso conventuale venne intitolato alla omonima santa carmelitana nel 1669, anno della sua canonizzazione, cui seguirono grandi interventi decorativi. La piccola basilica e' preceduta da un bellissimo atrio di epoca rinascimentale, progettato da Giuliano da Sangallo su commissione dei Salviati, con architravi poggianti su colonne ioniche e con volte a botte. Spiccano, anche per il loro richiamo al Brunelleschi, i due archi a tutto sesto che si aprono al centro sui lati maggiori, quello che porta all'ingresso della chiesa e l'altro sulla strada. A destra dell'atrio si apre la cappella Neri o di Santa Maria del Giglio, affrescata da Bernardino Poccetti alla fine del Cinquecento e dotata di una pala d'altare seicentesca raffigurante il Martirio dei santi Nereo e Achilleo di Ottavio Vannini e Domenico Passignano. L'interno della chiesa si presenta particolarmente armonioso, nonostante i diversi interventi succedutisi nell'arco dei secoli: si pensi che la navata unica risale al Quattrocento, il presbiterio al Seicento, il soffitto e la seconda cappella a destra al Settecento. Sui fianchi si aprono sei cappelle per lato, introdotte da arcate in pietra serena e stemmi delle famiglie gentilizie che su queste avevano il patronato. Oltre le cappelle, decorate ciascuna da pale d'altare o statue di un certo pregio, la fascia superiore della navata presenta affreschi a monocromo, intervallati da dieci tele con scene della vita della santa dipinte da Cosimo Ulivelli e altri pittori fiorentini. Infine il soffitto conserva il maestoso affresco della Glorificazione della santa di Jacopo Chiavistelli. Fiore all'occhiello della chiesa, la Cappella Maggiore, esempio superbo del gusto barocco romano a Firenze. Costruita a partire dal 1677, progettata dal noto allievo di Pietro da Cortona, Ciro Ferri e realizzata da Gherardo Silvani, la cappella combina magistralmente marmi policromi, bronzi, dorature, statue, affreschi e tele dipinte. La cupola venne affrescata da Pier Dandini nel 1701 con L'ascesa di Santa Maria Maddalena de' Pazzi; la pala d'altare, opera del Ferri, raffigura la Vergine e Santa Maria Maddalena; le pale laterali con le Storie della Maddalena furono commissionate a Luca Giordano. Completano l'arredo della cappella le quattro sculture allegoriche in marmo di Carrara di Antonio Montauti (Innocenza, 1723 e Ragione, 1738) e di Innocenzo Spinazzi (Fede e Penitenza, 1781) e i bassorilievi bronzei con putti marmorei di Carlo Marcellini. Dalla sagrestia della chiesa, attraverso ambienti sotterranei, si giunge nella ex sala capitolare del convento che ospita la celeberrima Crocifissione ad affresco del Perugino, eseguita su commissione della famiglia Pucci.
L'OSPEDALE DEGLI INNOCENTI
piazza Santissima Annunziata
Lo Spedale degli Innocenti in piazza Santissima Annunziata e' uno degli edifici piu' importanti di Firenze, non solo per l'architettura e il patrimonio artistico che vi si conserva, ma anche e soprattutto per essere uno dei piu' alti simboli della civilta' umanistica fiorentina: esso nacque infatti con l'obbiettivo, di certo all'avanguardia, di accogliere, accudire e crescere i bambini abbandonati. Si pensi che lo Spedale degli Innocenti fu il primo orfanotrofio di tutta Europa. Esso fu anche precocemente dotato di una ruota girevole in pietra, ancora oggi visibile all'estrema sinistra del portico, dove le madri potevano deporre i loro figli (i 'gittatelli') senza essere viste. Spesso lasciavano delle lettere o dei ricordi insieme ai neonati: si trattava spesso di medaglie spezzate, con le quali si sperava di ottenere un ricongiungimento con i figli in tempi migliori. Per limitare l'abbandono di bambini piu' grandi la ruota venne in seguito chiusa da un'inferriata, visto il numero sempre crescente di orfani. La notte del 3 giugno 1875 la ruota venne definitivamente murata. L'architetto incaricato della realizzazione dello Spedale fu Filippo Brunelleschi che diede inizio ai lavori nel 1419 a spese dell'Arte della Seta o di Por Santa Maria. Nel 1429 erano completati il portico trasverso (senza la parte inferiore della facciata), la chiesa e due lati dell'edificio sul cortile, dove ebbe poi sede il dormitorio dei fanciulli. Il 25 gennaio 1445, sebbene i lavori non fossero ancora conclusi, l'ospedale divenne funzionale. La visita iniziera' proprio dall'armonioso portico esterno che, sviluppandosi per quasi 71 metri, e' composto da nove campate con volte a vela e archi a tutto sesto poggianti su colonne in pietra serena. Rispetto alla piazza e' rialzato da una gradinata ed e' affiancato, alle estremita', da due corpi pieni delimitati da paraste scanalate e con un portale ciascuno. La parte superiore e' composta da una serie di finestre, sottolineate da una cornice marcapiano e con copertura a falda inclinata del tetto con grondaia sporgente. Nell'agosto 1487 furono collocati nei pennacchi tra gli archi, gli otto tondi in terracotta invetriata bianca e blu raffiguranti Neonati in fasce eseguiti da Andrea della Robbia. Il loggiato e' decorato da alcune lunette ad affresco: la piu' antica, risalente al 1459, e' quella sulla porta d'accesso alla chiesa, dipinta da Giovanni di Francesco e raffigurante il Padre Eterno con i santi Martiri Innocenti, le due lunette alle estremita' e la volta che fronteggia la porta principale sono opera di Bernardino Poccetti (inizio del XVII secolo), mentre quella sopra la porta di destra, dipinta da Gasparo Martellini con Gesu' e i fanciulli, risale al 1843. Dal Chiostro degli Uomini, situato nel primo cortile dell'edificio e completato nel 1470 da Stefano di Jacopo Rosselli, si accede alla Pinacoteca, ubicata nel salone soprastante il porticato brunelleschiano e ricca di opere di altissimo livello, quali la Madonna con Bambino e angelo di Sandro Botticelli e l'Adorazione dei Magi di Domenico Ghirlandaio. Dal portico e' possibile accedere anche alla chiesa di Santa Maria degli Innocenti, completamente ristrutturata nel 1786 da Bernardo Fallani.
GALLERIA DELL'ACCADEMIA
via Ricasoli, 68/70
Se e' vero che la Galleria dell'Accademia deve la sua popolarita' soprattutto alla presenza di alcune tra le piu' importanti sculture di Michelangelo Buonarroti, quali i Prigioni, il San Matteo e il David, e' altrettanto vero che, al suo interno, sono conservate numerosissime altre opere di pregio. Si tratta in gran parte di dipinti di soggetto religioso eseguiti dai maggiori maestri operanti a Firenze dalla seconda meta' del Duecento alla fine del Cinquecento: si potranno ammirare le tavole di Taddeo Gaddi e di Bernardo Daddi, di Giovanni da Milano e degli Orcagna, del Bronzino e di Alessandro Allori. Da segnalare inoltre la gipsoteca di due scultori dell'Ottocento: Lorenzo Bartolini e Luigi Pampaloni e la raccolta di icone russe. Recentemente la Galleria si e' 'unita' al vicino Dipartimento degli Strumenti Musicali, che comprende antichi e importanti strumenti del Conservatorio Luigi Cherubini, provenienti dalle collezioni medicee e lorenesi. Orari:Da martedi' a domenica, 8.15-18.50 Chiusura: tutti i lunedi', Capodanno, 1 maggio, Natale Costo Biglietti: Biglietto intero: Euro 6,50; ridotto: Euro 3,25; gratuito. Il biglietto e' valido anche per il Dipartimento degli Strumenti Musicali Q Prenotazioni per la visita: Firenze Musei, tel: 055 294883; costo della prenotazione: Euro 4,00.
Per piu' di tre secoli i Medici ebbero con Firenze un legame fortissimo, cosi' stretto che, ancor oggi, e' difficile scindere il nome della storica casata da quello del capoluogo toscano. L'itinerario alla scoperta dei luoghi medicei a Firenze deve partire obbligatoriamente da piazza San Marco, dove, nella seconda meta' del Quattrocento, si affacciava il noto 'giardino delle sculture o di San Marco', un tratto di terra che venne acquistato da Cosimo il Vecchio nel 1455 e che poi il figlio Lorenzo amplio', intorno al 1472, con l'acquisto di altri spazi e una loro precisa organizzazione. Il giardino di San Marco era circondato da varie strutture architettoniche: all'angolo con l'attuale via degli Arazzieri (dove venne costruito il settecentesco Casino di Livia) si trovava un edificio con vari ambienti abitabili; questo era poi chiuso a nord da un altro edificio, con una loggia sulla strada e un'altra sul giardino. E' noto come in questo spazio il Magnifico avesse fatto sistemare statue antiche e reperti archeologici e come i giovani artisti fossero ammessi a studiare e copiare le sculture, alimentando cosi' la loro formazione antiquaria. Tra i tanti frequentatori ricordiamo Bertoldo di Giovanni, gia' allievo e collaboratore di Donatello, Michelangelo Buonarroti e Giovan Francesco Rustici. Il giardino, ancora oggi individuabile nell'area che corre fra la Palazzina di Livia e un negozio di fiori e al cui ricordo e' dedicata una lapide affissa sul muro, venne poi inglobato, intorno alla fine del XVI secolo, nel Casino mediceo di San Marco, oggi Corte d'Appello di Firenze, costruito nel 1574 da Bernardo Buontalenti per il Granduca Francesco I de' Medici come laboratorio destinato alla sperimentazione scientifica, la cosiddetta Fonderia. Visitato il chiostro dello Scalzo e lasciata piazza San Marco, dominata dalla facciata della chiesa e dal convento che formano l'omonimo complesso domenicano (oggi in parte musealizzato) e che ospitano al loro interno opere pregevolissime - dalle celle affrescate dal Beato Angelico alla cappella Salviati dove lavorarono di concerto il Giambologna, Alessandro Allori, Giovan Battista Naldini e il Passignano - , si prendera' via Cavour, un tempo nota come via Larga. Ammirando i numerosi palazzi di varie epoche e stili che si affacciano sulla strada, tra cui merita indubbiamente menzione la Biblioteca Marucelliana, importante istituzione fondata tra la fine del Seicento e l'inizio del secolo successivo dall'abate fiorentino Francesco Marucelli, si giungera' in prossimita' dello storico palazzo Medici Riccardi, costruito nel 1444 da Michelozzo per Cosimo il Vecchio. Qui, dove i Medici abitarono per piu' di un secolo, sara' possibile visitare il quattrocentesco cortile con al centro il bell'Orfeo di Baccio Bandinelli e, sulle pareti, i medaglioni che racchiudono le insegne medicee; la cappella dei Magi, affrescata da Benozzo Gozzoli per esaltare il peso politico e civile della corte medicea, con Lorenzo in veste di giovane Re; e la splendida galleria al primo piano, dipinta da Luca Giordano quando ormai il palazzo era passato nelle mani dei Riccardi intorno al 1682. Nello storico edificio, sul lato che guarda via de' Ginori, e' sistemata anche la Biblioteca Riccardiana, aperta la pubblico fin dal 1715. Le sale, decorate da affreschi di pregio eseguiti da Luca Giordano e Giuseppe Nicola Nasini, raccolgono un patrimonio inestimabile di volumi e manoscritti. Svoltando sulla piccola via de' Gori, si giungera' in piazza San Lorenzo dove troneggiano il Monumento a Giovanni delle Bande Nere, realizzato dal Bandinelli intorno al 1540 e la facciata dell'omonima basilica, scelta come chiesa di famiglia dai Medici che, nel 1419, ne affidarono il progetto a Filippo Brunelleschi. La costruzione, avviata su una preesistente basilica dedicata a Sant'Ambrogio, prosegui' a fasi alterne, vedendosi avvicendare Antonio Manetti il Vecchio, subentrato in qualita' di capo architetto dopo la morte del Brunelleschi, il figlio Antonio e, infine, Michelangelo Buonarroti, cui i Medici demandarono la costruzione della facciata interna, della Sagrestia Nuova e della Biblioteca (1524); lo stesso Buonarroti ebbe l'incarico di realizzare la facciata esterna che non venne mai eseguita e di cui l'artista riusci' a proporne solo un progetto. L'interno della chiesa, a tre navate, che vide nella'rco dei secoli il susseguirsi di matrimoni battesimi e cerimonie funebri dei membri della casata medicea, ospita grandi capolavori del Rinascimento e del Cinquecento fiorentino, a cominciare dal Tabernacolo di Desiderio da Settignano e dall'Annunciazione di Filippo Lippi, per continuare con lo Sposalizio di Maria del Rosso Fiorentino e con lo splendido Martirio di San Lorenzo del Bronzino, per finire ai due Pergami con le Scene della Passione di Donatello. Lasciata a malincuore la chiesa, si potra' visitare la ricchissima Biblioteca Mediceo Laurenziana, con la sua suggestiva grande sala destinata alla lettura dei codici sugli 88 plutei lignei intagliati da grandi maestri del tempo, preceduta da un Vestibolo con colonne abbinate e mensoloni sporgenti e dallo Scalone buonarrotiano. Uscendo dal complesso laurenziano, l'tinerario 'Sulle tracce dei Medici' ci portera' obbligatoriamente, attraverso via del canto de' Nelli, popolata dai numerosi venditori del mercato cittadino, alle Cappelle Medicee, nate come luogo di sepoltura dei membri della famiglia e oggi trasformate in Museo: vi si trovera' la maestosa Cappella dei Principi, eseguita da Matteo Nigetti intorno al 1640, la michelangiolesca Sagrestia Nuova che ospita al suo interno i due celebri monumenti funebri dedicati a Lorenzo e Giuliano de' Medici e realizzati dal Buonarroti nei primi anni trenta del Cinquecento e la vasta Cripta. Riprendendo via del canto de' Nelli e percorrendo il vivacissimo Borgo San Lorenzo, si arrivera', con destinazione piazza della Signoria, in piazza San Giovanni, fulcro religioso e culturale della citta'. Doverosa una visita al Battistero, datato tra i secoli XI e XIII, che presenta tra i suoi arredi eccezionali, le tre porte bronzee con Storie del Vecchio e del Nuovo Testamento: la porta sud eseguita da Andrea Pisano intorno al 1330, la porta nord e quella est detta del Paradiso, realizzate, dopo il noto concorso del 1401, dall'orefice Lorenzo Ghiberti. Al suo interno saranno visibili gli splendidi mosaici trecenteschi che incorniciano una serie di sepolcri, tra cui quello di Baldassarre Cossa di Donatello e Michelozzo (1421-1427). E come non ammirare il Duomo o basilica di Santa Maria del Fiore, dalla facciata ottocentesca (E. de Fabris - L. del Moro, 1871-1877) e dalla grande cupola ottagona, eseguita dal Brunelleschi entro il 1446 e nota in tutto il mondo' Per non parlare della ricchezza di opere d'arte conservate nella chiesa - basti pensare al Coro marmoreo del Bandinelli e agli affreschi della cupola del Vasari e dello Zuccari - o degli apparati una volta destinati alla cattedrale, il San Luca di Nanni di Banco e il San Giovanni di Donatello, ad esempio, oggi conservati nel Museo dell'Opera del Duomo. Prima di abbandonare la piazza, si osservera' lo slanciato Campanile detto di Giotto, perché da questi progettato e in parte realizzato. Il rivestimento, in marmo bianco e marmo verde di Prato, si ispiro' a quello originario della facciata arnolfiana del Duomo e a quello del Battistero. Peculiare del Campanile e' la ricchissima decorazione scultorea, un complesso programma iconografico cui parteciparono alcuni tra i migliori scultori presenti a Firenze. Tutte le formelle esagonali e romboidali del primo e del secondo ordine (gli originali si conservano nel suddetto Museo dell'Opera del Duomo), vanno a comporre uno dei piu' ricchi cicli figurativi, rappresentante le Attivita' umane, del Medioevo e, benché ancora oggi l'attribuzione dei bassorilievi sia oggetto di discussione, e' universalmente riconosciuto che, nell'ideazione concettuale e figurativa, vi sia la mano di Giotto, mentre, nell'esecuzione, quella di Andrea Pisano e della sua bottega (1337-1341); non solo, cinque delle formelle sono da attribuirsi all'intervento piu' tardo di Luca della Robbia (1437-39). All'interno la torre campanaria presenta due rampe di scale di 414 gradini marmorei che salendo a spirale conducono sulla terrazza, a breve distanza dalla superba cupola del Brunelleschi. Lasciataci piazza Duomo alle spalle, si imbocchera' una delle strade piu' rinomate di Firenze, via dei Calzaiuoli, collegamento naturale tra il potere religioso (la cattedrale) e quello politico (palazzo Vecchio). La strada deve il suo nome ai 'calzaioli', ovvero agli artigiani e ai mercanti delle calze di panno, o meglio di rascia suolate, che furono di gran moda in Firenze, dal XIV al XVI secolo. Ma l'arteria, che unisce piazza Duomo a piazza della Signoria, non si chiamo' sempre cosi'. Al contrario, essa ebbe nomi diversissimi, a seconda del tempo e della vita mercantile che vi si svolse. In origine infatti la via non presentava un unico assetto, ma era costituita da piu' tratti che portavano i nomi di alcune categorie di commercianti che qui esercitavano le loro attivita', come via dei Cacioli (venditori di formaggio) o via dei Brigliai (fabbricanti di bardature da cavalli). Sull'angolo della strada si ammirera' la Loggia del Bigallo, antico edificio trecentesco costruito su progetto di Alberto Arnoldi per ospitare la sede della Compagnia della Misericordia che si uni', nel 1425, seppur per breve tempo, alla Compagnia del Bigallo cui la loggia deve il suo nome. Al di la' degli splendidi tabernacoli ornati da statue dell'elegante facciata marmorea, l'edificio conserva al suo interno, nel Museo del Bigallo, numerose opere d'arte, tra cui varie sculture dell'Arnoldi e un tondo di Jacopo del Sellaio raffigurante una Madonna col Bambino due angeli e due santi. Proseguendo per la via, oltre a curiosare nelle botteghe e nei negozi che si aprono ai piani bassi di eleganti edifici storici, ci si imbattera' nella chiesa di Orsanmichele, vero gioiello di Firenze. Costruito in origine come loggia per il mercato delle granaglie, l'edificio venne trasformato, intorno alla meta' del Trecento, in chiesa delle Arti, antiche corporazioni fiorentine. E per queste stesse arti venne eseguito uno dei cicli scultorei piu' straordinari dell'intera citta', cui lavorarono i piu' grandi artisti del Quattrocento e del Cinquecento, tra cui Nanni di Banco, Ghiberti, Brunelleschi, Donatello, Verrocchio e Giambologna. Le belle edicole con statue che illustrano le attivita' delle Arti e i loro santi patroni e che oggi ospitano copie degli originali conservati all'interno del museo al primo piano dell'edificio, fanno da perfetta cornice agli splendidi arredi dell'interno, a cominciare dal gruppo marmoreo raffigurante Sant'Anna, la Madonna e il Bambino di Francesco da Sangallo (1526 circa), per finire al Tabernacolo di Andrea Orcagna (1349-1359) che incornicia un noto dipinto di Bernardo Daddi con la Vergine, il Bambino e Angeli (1347). Dopo questa doverosa sosta, si giungera' in uno dei luoghi 'medicei' per eccellenza, piazza della Signoria, dove, non a caso, e' collocato il grandioso Monumento equestre a Cosimo I (1594), commissionato da Ferdinando I de' Medici al Giambologna per celebrare le grandi imprese del padre, tra cui La conquista di Siena, scolpita dal fiammingo in uno dei bassorilievi del basamento. Cuore politico della citta', la piazza accoglie palazzo Vecchio, progettato da Arnolfo di Cambio per ospitare i Priori nel 1332. Nel 1540, allorquando il duca Cosimo I de' Medici ne fece la sua residenza, divenne palazzo Ducale, ma ben presto fu detto 'vecchio', quando la casata medicea, nel 1565, trasferi' la sua sede abitativa a palazzo Pitti. Se l'aspetto esterno e' indubbiamente medievale, con il suo rivestimento a bugnato e l'alta torre arnolfiana, l'interno e' invece totalmente, o quasi, rinascimentale: l'intervento di Giorgio Vasari intorno 1540 ridisegno' gli ambienti di questo imponente edificio, con l'allargamento del noto Salone dei Cinquecento, i cui arredi pittorici e scultorei sono totalmente volti alla consacrazione e celebrazione della famiglia Medici, con la realizzazione dello Studiolo di Francesco I, vero e proprio capolavoro della cultura figurativa cinquecentesca, dei Quartieri Monumentali e degli Elementi []. Ai lati della facciata di Palazzo Vecchio, si ergono, come vigili sentinelle, due monumenti scultorei noti in tutto il mondo: la Fontana del Nettuno di Bartolomeo Ammannati (1575 ca.) e l'imponente Ercole e Caco di Baccio Bandinelli (1534). Sul lato sud della piazza, si apre invece il piazzale degli Uffizi, delimitato dalla Loggia dei Lanzi (1376-1382), sotto le cui volte si raccolgono, come in un museo a cielo aperto, ben 15 statue, capeggiate dal Perseo del Cellini (1553) e dal Ratto delle Sabine del Giambologna (1583). Una sosta si impone alla Galleria degli Uffizi che sorge nell'omonimo e suddetto piazzale. L'edificio fu realizzato dal Vasari per volere di Cosimo I quando fece della sede della Signoria il suo palazzo ducale. Il granduca intese raccogliere qui gli uffici giudiziari e amministrativi della citta' e soltanto successivamente l'edificio fu dedicato alla conservazione delle moltissime opere d'arte che i Medici commissionarono ai piu' noti pittori di tutti i tempi. Gli Uffizi vantano un patrimonio artistico incomparabile, ma il cuore della raccolta e' rappresentato dall'arte rinascimentale al primo piano, dove spicca la Primavera di Sandro Botticelli. D'obbligo sarebbe anche una visita al Corridoio Vasariano che, costruito dal Vasari per i Medici nel 1565 come collegamento privato, nonché come via di fuga, della sede politica (palazzo Vecchio) e di quella abitativa (palazzo Pitti), si snoda sul lato est del ponte Vecchio per giungere all'interno del giardino di Boboli: esso accoglie oggi gli autoritratti dei piu' grandi artisti conosciuti, inclusi Rembrandt, Rubens e Hogart. Ultima tappa dell'itinerario 'Sulle tracce dei Medici', rimane, a questo punto, palazzo Pitti, cui si arrivera' attraversando lo storico ponte Vecchio, monumento simbolo della citta' di Firenze e via Guicciardini che apre, sulla sua sinistra, su piazza Santa Felicita dove sorge l'omonima chiesa, una delle piu' antiche della citta'. Al suo interno sono conservati importanti capolavori del periodo rinascimentale, fra i quali merita menzione la bellissima pala della Deposizione del Pontormo (1525-1528). Una curiosita': la chiesa acquisto' grande importanza cittadina quando i Medici sfruttarono la sua posizione per il passaggio del Corridoio, facendolo costruire sopra il loggiato davanti all'ingresso nel 1565. Dal corridoio si poteva uscire per scendere sul palco (detto appunto del Granduca) che ancor'oggi si apre sulla chiesa. Da questa postazione i granduchi prima dei Medici e poi dei Lorena potevano assistere alle funzioni religiose senza dover scendere nell'aula. Si giunge ora finalmente in piazza Pitti, dominata dall'imponente mole del palazzo che, sede dal 1549 della corte medicea, venne costruita tuttavia a partire dalla meta' del Quattrocento, su progetto del Brunelleschi, per il banchiere Luca Pitti. Entrati nel cortile interno dell'edificio, disegnato dall'Ammannati intorno al 1560, si potranno visitare quattro luoghi espositivi, ricavati dagli antichi quartieri in cui era suddivisa la reggia dei Medici e riccamente decorati con programmi allegorici d'eccezione volti alla celebrazione della casata: il Museo degli Argenti, al piano terreno; la Galleria Palatina, al primo piano; la Galleria d'Arte Moderna, al secondo; la Galleria del Costume, nell'ala meridionale del palazzo, unitamente agli Appartamenti Monumentali che ancora oggi si conservano nella loro sfarzosita'. Non solo, dal cortile sara' possibile accedere al lussureggiante Giardino di Boboli, uno degli esempi piu' eleganti di giardino all'italiana dove non manca la presenza di numerose opere d'arte scultoree che a volte sorprendono il visitatore dalle siepi in bosso, a volte invece dominano sull'ambiente naturale dall'alto delle fontane di cui sono coronamento. Ricordiamo fra queste il Nettuno bronzeo di Stoldo Lorenzi (1573), la copia dell'Oceano in marmo del Giambologna che troneggia sulla fontana cosiddetta dell'Isola e la coppia di Enea e Didone di Vincenzo de' Rossi nella superba ed eccentrica Grotta del Buontalenti. Il progetto di sistemazione del giardino fu intrapreso, a partire dal 1550, da Niccolo' Pericoli, detto il Tribolo un noto scultore e architetto della corte medicea che, dieci anni prima, aveva gia' superbamente lavorato ai giardini della villa di Castello. Alla sua morte (1555), la direzione dei lavori fu assunta da Davide Fortini e successivamente, fra il 1554 e il 1561, da Giorgio Vasari. Anche lA'mmannati vi presto' la sua opera fra il 1560 e il 1583, progettandovi il suddetto cortile che porta ancora oggi il suo nome. Il grande spazio detto dell'Anfiteatro, di forma semiellittica, fu ricavato dalla grande cava di pietra ai piedi della collina di Belvedere, dove, tra il 1590 e il 1595, fu realizzato, per volonta' del granduca Ferdinando I, il Palazzetto del Belvedere, oggi importante sede espositiva.
CHIOSTRO DELLO SCALZO
via Cavour, 69
Gioiello nascosto della citta', il piccolo Chiostro dello Scalzo era in origine il portico di accesso per la distrutta chiesa della Compagnia dei Disciplinati di San Giovanni Battista che si trovava lungo il tratto dell'attuale strada, aperto solo nel XVIII secolo. Il chiostro venne poi detto dello Scalzo perché, durante le processioni, il portacroce soleva andare a piedi nudi. La costruzione architettonica della chiesa, semplice e armoniosa, fu progettata da Giuliano da Sangallo, mentre le pareti vennero interamente affrescate a monocromo con scene della Vita del Battista da Andrea del Sarto tra il 1509 e il 1526. Due episodi della serie furono eseguiti invece dal Franciabigio, in occasione dell'assenza di Andrea. Orari: lunedi', giovedi', sabato, 8.15 - 13.50 Costo Biglietti: ingresso libero
MUSEO NAZIONALE DI SAN MARCO
piazza San Marco, 3
Una vasta area del convento domenicano di San Marco e' stata adibita, a partire dal Novecento, a museo. Benché la sua fama sia legata principalmente alla figura del Beato Angelico e ai suoi celebri affreschi, nonche' a quella di Savonarola che in questo convento visse ed opero', la sede museale raccoglie una straordinaria documentazione dell'attivita' artistica dei piu' noti maestri del Rinascimento, a cominciare dallo stesso Beato Angelico per finire a Fra' Bartolomeo, pittore italiano e frate domenicano della fine '400. Orari: Dal lunedi' al venerdi': ore 8.15 - 13.50; sabato, domenica e festivi: 8.15 - 16.50. Chiusura: 1a, 3a, 5a domenica e il 2 e 4 lunedi' di ogni mese; Natale, Capodanno, 1° Maggio. Costo Biglietti: Biglietto intero: Euro 4,00; ridotto: Euro 2,00; gratuito Q Prenotazioni per la visita: Firenze Musei, Tel: 055 294883. Costo della prenotazione: Euro 3,00.
MERCATO CENTRALE DI SAN LORENZO
via dell'Ariento, 87 - piazza del Mercato
Nel 1870 l'architetto Giuseppe Mengoni diede avvio alla costruzione di una delle piu' prestigiose fabbriche in ferro e vetro realizzate nell'area urbana fiorentina: il Mercato centrale di San Lorenzo. Collocato tra via dell'Ariento, via Sant'Antonino, via Panicale e piazza del Mercato Centrale, esso e' il risultato piu' rilevante del progetto di Risanamento urbanistico del centro di Firenze operato da Giuseppe Poggi a partire dalla meta' del XIX secolo. La realizzazione dell'edificio, infatti, comporto' da una parte l'abbattimento di molti isolati storici, dall'altra la riedificazione degli edifici di perimetro. Mengoni, che era stato anche l'ideatore della Galleria Vittorio Emanuele II di Milano, si ispiro', per il progetto fiorentino, alle Halles parigine. Non solo, l'architetto corono' la nuova struttura di una loggia a 10 arcate classiche per ogni lato, con snelle colonne di pietra serena. L'inaugurazione avvenne nel 1874 con l'Esposizione Internazionale di Agricoltura. Oggi il Mercato centrale di San Lorenzo puo' essere considerato il piu' attivo e movimentato del centro storico e si erige su due piani; in quello inferiore e' possibile acquistare formaggi, carne, pesce e prodotti tipici locali, mentre al piano superiore si trova una vasta scelta di frutta, verdura, piante e fiori. Attorno all'edificio si trova il mercato all'aperto, il famoso mercato di San Lorenzo che si snoda tra via dell'Ariento, piazza San Lorenzo, via del Canto de' Nelli, via Sant'Antonino, via Panicale e piazza del Mercato Centrale. Qui si puo' acquistare vestiario, pelletteria, oggettistica e svariati souvenir.
MUSEO DELL'OPERA DEL DUOMO
piazza del Duomo 9
Considerato uno dei piu' importanti musei ecclesiastici italiani, il Museo dell'Opera del Duomo ospita una grandiosa raccolta di opere d'arte che, per diverse ragioni, non ultima la loro conservazione, sono state rimosse dall'esterno della cattedrale di Santa Maria del Fiore, del Battistero e del Campanile. La collezione e' dunque la testimonianza piu' tangibile di una tradizione plastica tipicamente fiorentina. Tra le tante opere qui conservate si ricordano gli originali statue che Arnolfo di Cambio esegui' per la prima facciata della Cattedrale, le formelle restaurate del Ghiberti per la porta del Battistero e la cosiddetta Pieta' Bandini di Michelangelo Buonarroti. Orari: Dal lunedi' al sabato: 9.00 - 19.30; domenica: 9.00 - 13.45. Accesso consentito sino a 40 minuti prima della chiusura. Chiusura: 1° Gennaio, Pasqua, 8 Settembre, Natale. Costo Biglietti: Biglietto intero: Euro 6,00.
MUSEO DI PALAZZO VECCHIO
piazza della Signoria
Eretto tra la fine del XIII e l'inizio del XIV secolo per ospitare i Priori delle Arti e il Gonfaloniere di Giustizia, palazzo Vecchio e', da sempre, il simbolo del potere civile di Firenze. La visita iniziera' nel cortile di Michelozzo, ornato da stucchi e affreschi e proseguira', al piano superiore, nel salone dei Cinquecento, dove un ricco apparato di statue di Vincenzo de' Rossi e di Baccio Bandinelli accompagna il rinomato Genio della Vittoria di Michelangelo e nell'attiguo Studiolo di Francesco I. Al secondo piano del museo saranno visibili gli ambienti privati della corte medicea: tra questi si ricorda la cappella di Eleonora che sfoggia eleganti pitture di Agnolo Bronzino. Testimonianze importanti della decorazione piu' antica del palazzo si conservano nella sala dell'Udienza e nella sala dei Gigli, dove si trova l'originale Giuditta di Donatello. Imperdibile anche una visita alla sala delle Carte. Infine, il quartiere del Mezzanino ospita una pregevole collezione di dipinti e sculture di epoca medievale e rinascimentale un tempo appartenuta a Charles Loeser. Orari: Palazzo Vecchio lunedi' - mercoledi', venerdi': 9.00-24.00; giovedi', festivi infrasettimanali: 9.00-14.00. Chiusura: 25 dicembre, capodanno, Pasqua. Collezione Loeser lunedi, mercoledi, venerdi: 10.00-24.00; giovedi, festivi infrasettimanali: 10.00-14.00. Chiusura: 25 dicembre, capodanno, Pasqua. Costo biglietti: Biglietto intero: Euro 6,00; ridotto: Euro 4,50 (18-25 e oltre i 65 anni), Euro 2,00 (4-17 anni e scolaresche con prenotazione). Biglietto Famiglia: Euro 14,00 (2 adulti + 2 ragazzi), Euro 16,00 (2 adulti + 3 ragazzi).
GALLERIA DEGLI UFFIZI
piazzale degli Uffizi
La Galleria degli Uffizi e' uno dei musei piu' famosi del mondo, non solo per le sue straordinarie collezioni, ma anche per la sua storia. Nata nel 1560, quando Cosimo I de' Medici commissiono' a Giorgio Vasari un progetto per la costruzione di un grande palazzo a due ali, 'sul fiume e quasi in aria', essa venne destinata originariamente ad accogliere - come dice il suo nome - gli uffici amministrativi e giudiziari dello Stato fiorentino. Allo stesso Vasari, cinque anni dopo, venne richiesta la costruzione di una galleria 'aerea' che, passando sopra Ponte Vecchio e la chiesa di Santa Felicita, collegasse gli Uffizi a palazzo Pitti, nuova residenza medicea. Il primo vero nucleo della Galleria venne creato invece dal figlio di Cosimo, Francesco I, cui si deve la realizzazione della Tribuna per mano del Buontalenti, dove, allora come oggi, dovevano essere esposti arredi e opere d'arte d'eccezione. L'edificio ospita una superba raccolta di opere d'arte inestimabili, divisa in varie sale allestite per scuole e stili in ordine cronologico. Da segnalare che, all'interno della galleria degli Uffizi, e' conservata la maggiore collezione di dipinti di Sandro Botticelli. Orari: Da martedi' a domenica, ore 8.15-18.50 Chiusura: tutti i lunedi', Capodanno, 1 maggio, Natale. Costo Biglietti: Biglietto intero: Euro 6,50; ridotto: Euro 3,25; gratuito Q Prenotazioni per la visita: Firenze Musei, tel: 055 294883; costo della prenotazione: Euro 4,00
PALAZZO PITTI
piazza de' Pitti, 1
Palazzo Pitti, antica residenza dei granduchi di Toscana, ospita oggi, in ambienti conservati magnificamente, diverse importantissime collezioni di dipinti, sculture, oggetti d'arte e via dicendo. Il complesso di palazzo Pitti, escluso il giardino di Boboli, comprende: Galleria Palatina: essa occupa, insieme agli Appartamenti Reali, l'intero piano nobile del palazzo ed espone, secondo la tradizione delle quadrerie seicentesche, una ricchissima collezione d'arte che comprende opere di Raffaello, Tiziano, Caravaggio, Rubens, Pietro da Cortona e di tanti altri maestri del Rinascimento e del Seicento. Da notare anche le ricche decorazioni in stucco e gli affreschi che popolano le sale della Galleria. Appartamenti Reali: essi occupano quattordici magnifiche sale dell'ala destra del piano nobile del pala'zo. Vi si ammirano mobili, arredi e opere d'arte dal Cinquecento all'Ottocento. Galleria d'Arte Moderna: situata al secondo piano del palazzo, essa espone opere pregevoli dei secoli XVIII-XX, con una particolare attenzione ai Macchiaioli. Galleria del Costume: situata nella palazzina della Meridiana, la galleria presenta piu' di seimila pezzi, fra abiti antichi e moderni, accessori e costumi. Essa si puo' considerare uno dei pochi, se non l'unico, musei di storia della moda in Italia. Museo degli Argenti: posto al piano terreno e al mezzanino del palazzo, il Museo occupa gli ambienti dell'Appartamento d'Estate della famiglia Medici, fatto decorare nel 1635 dal Granduca Ferdinando II in occasione delle sue nozze con Vittoria della Rovere. Nelle sale e' esposto il famosissimo Tesoro dei Medici, comprendente i noti vasi in pietre dure del Magnifico, i cammei e gli intagli di Cosimo I, i cristalli di rocca di Francesco I e via dicendo. Gli argenti che danno il nome al Museo provengono invece dal cosiddetto 'Tesoro di Salisburgo', portato a Firenze da Ferdinando III di Lorena nel 1815. Una sezione del museo e' dedicata inoltre alle porcellane cinesi e giapponesi e ai ritratti in miniatura, realizzati tra i secoli XVI-XX. Museo delle porcellane: situato nella settecentesca palazzina del Cavaliere, posta sulla sommita' del giardino di Boboli e concepita dalla famiglia Medici come casino di delizie dove si riunivano gli Accademici del Cimento, il Museo accoglie le piu' belle porcellane d'Europa acquistate da Pietro Leopoldo e da Ferdinando III. Galleria Palatina e Galleria d'Arte Moderna Orari: Da martedi' a domenica, 8.15 - 18.50. La biglietteria chiude alle 18.05 Chiusura: tutti i lunedi'; Capodanno, 1° maggio, Natale. Gli Appartamenti Reali sono chiusi ogni anno nel mese di gennaio per manutenzione. Costo Biglietti: Biglietto intero: Euro 8,50; ridotto: Euro 4,25; gratuito; cumulativo Il biglietto della Galleria Palatina da diritto anche all'ingresso alla Galleria d'Arte Moderna. Prenotazioni per la visita: Firenze Musei, tel: 055 294883; costo della prenotazione: Euro 3,00. Galleria del Costume, Museo degli Argenti e Museo delle Porcellane: Orari: Da lunedi' a domenica, 8.15 - 16.30 nei mesi di novembre, dicembre, gennaio, febbraio; 8.15 - 17.30 nel mese di marzo e nel mese di ottobre in coincidenza con il cambio da ora legale a ora solare; 8.15 - 18.30 nei mesi di aprile, maggio, settembre; 8.15 - 18.50 nei mesi di giugno, luglio, agosto. L'ultimo ingresso e' sempre un'ora prima della chiusura. Chiusura: primo e ultimo lunedi' del mese, Capodanno, 1 Maggio e Natale. Costo Biglietti: Biglietto intero: Euro 7,00; ridotto: Euro 3,50; gratuito; cumulativo Il biglietto consente l'ingresso al Museo degli Argenti, al Museo delle Porcellane, alla Galleria del Costume e al Giardino Bardini. Q Prenotazioni per la visita: Firenze Musei, tel: 055 294883; costo della prenotazione: Euro 3,00
DEVIAZIONE IN VIA SAN GALLO - VIA DE' GINORI
Fuori dai percorsi turistici piu' tradizionali, si estende per un lungo tratto a collegare la zona del Mercato Centrale di San Lorenzo con la prima periferia verso nord, via san Gallo. Prolungamento un tempo dell'antico cardo romano, la via prende il nome da una chiesa esistente fin dal 1218 nella zona dell'ottocentesca piazza della Liberta', dove sorge l'Arco di Trionfo eretto nel 1737 dall'architetto Jean-Nicolas Jadot a celebrazione dei Lorena. Nella piazza e precisamente nella zona che ospita oggi il Parterre, doveva un tempo sorgere un grande monastero dedicato a San Gallo, distrutto in occasione dell'assedio di Firenze del 1529-1530. A ricordo del santo rimangono legati ancora oggi la Porta, la cui fondazione risale al 1285 e la suddetta via. Imboccandola, si incontrera' subito, al n. 118, la cinquecentesca facciata della chiesa di San Clemente, oggi parte dell'ospedale Militare. Poco piu' avanti, al n. 112, la piccola chiesa di Sant'Agata. Consacrata nel 1569, essa conserva, al suo interno, due pregevoli affreschi di Giovanni Bizzelli che affiancano il dipinto sull'altare maggiore, raffigurante le Nozze di Cana, di Alessandro Allori. A questi si deve anche l'elegante facciata con decorazioni in pietra serena eseguita su commissione di Lorenzo Pucci nel 1592. Superato l'ex ospedale di Bonifacio, oggi sede della Questura, si proseguira' incontrando il palazzo Pandolfini e la chiesa di San Giovannino dei Cavalieri. Il primo venne realizzato, su disegno di Raffaello, da Giovan Francesco e Aristotele da Sangallo (1520 ca.) su committenza di Giannozzo Pandolfini, vescovo di Troia. Il parco recintato accanto all'edificio presenta statue e fontane secondo la moda piu' antica, mentre una parte con alberi ad alto fusto segue maggiormente i dettami del giardino all'inglese secondo una ristrutturazione ottocentesca. Il palazzo e' ancora di proprieta' degli eredi e viene aperto solo in occasioni speciali. La chiesa di San Giovanni Battista Decollato, detta popolarmente di San Giovannino dei Cavalieri, e' uno degli edifici religiosi fiorentini che piu' ha subito, nel corso dei secoli, rimaneggiamenti e restauri architettonici; non solo, esso ha visto anche una straordinaria successione di ordini religiosi. L'interno, a tre navate, conserva opere importanti come la Nativita' di Bicci di Lorenzo, il Crocifisso sagomato con i dolenti riferibile a Lorenzo Monaco e la Nascita di San Giovanni Battista di Santi di Tito e Tiberio Titi (1604). Si giungera' poi, ammirando il complesso di Sant'Apollonia e l'oratorio di Gesu' Pellegrino, rimodernato per volere dei Medici da Giovanni Antonio Dosio (1585-1588), nei pressi di palazzo Marucelli Fenzi, oggi proprieta' dell'Universita' di Firenze. Colpiranno il superbo portale decorato da arpie di Raffaele Curradi e le sale, al pianterreno, affrescate da Sebastiano Ricci (1706-1707). All'incrocio con via Guelfa, via San Gallo diventa via de' Ginori, una tipica strada fiorentina che deve il proprio nome alla storica casata che qui possiede tutt'oggi, al n. 11, il suo palazzo. Appartiene ai Ginori anche il palazzo al n. 15, gia' della famiglia Masi, dove un tempo visse lo scultore Baccio Bandinelli. Si ricorda che sulla via si apre il retro di Palazzo Medici Riccardi.
DEVIAZIONE GIARDINI E VILLE MEDICEE
Giardini e ville Medicee
Un itinerario alla scoperta dei luoghi medicei ci porta necessariamente a visitare le grandiose residenze suburbane che la casata, fin dalla sua ascesa al potere, si fece costruire in alcune delle zone piu' belle e rinomate del circondario di Firenze. Andiamo a dare qualche notizia su quelle che si ha la possibilita' di visitare, partendo dalle piu' antiche.
Villa medicea del Trebbio
Mugello, San Piero a Sieve, localita' Trebbio
La villa sorge nella zona da cui originano i Medici e fu una delle prime residenze che essi fecero costruire fuori Firenze. La tenuta, che appartenne a Giovanni di Bicci, il patriarca delle fortune familiari, si trovava in una posizione strategica, su un'altura dominante la Val di Sieve e nei pressi di un'importante confluenza viaria (Trebbio significa infatti trivio). Dopo la morte di Giovanni (1428), la tenuta passo' al figlio Cosimo, detto poi il Vecchio, che ne ordino' la ristrutturazione al suo architetto di fiducia, Michelozzo di Bartolomeo (1427-1436) con un'unica raccomandazione: la residenza doveva somigliare a un castello fortificato. E cosi' fu. L'impianto della villa e' difatti legato alla maniera di fortificazione medievale, con la torretta di guardia dalla struttura solida priva di finestre, il fossato e il ponte levatoio. L'architetto vi introdusse, tuttavia, delle novita' importanti, dettate principalmente dalla necessita' di svago del committente: sorse cosi' il giardino murato - oggi quasi del tutto scomparso - che venne realizzato sulle due terrazze a destra della villa. Ampliata, nella seconda meta' del XVI secolo, da Cosimo I che qui era cresciuto e da suo figlio Ferdinando, la residenza venne venduta nel 1644 a un ricco fiorentino, Giuliano Serragli, il quale la cedette poi ai padri filippini. Nell'Ottocento vennero demolite le case rurali addossate alla villa per far posto a un bosco di cipressi. Il giardino antistante la villa, con le rose e le siepi di bosso, risale al Novecento. La villa, oggi privata, e' visitabile a pagamento su prenotazione (tel 055 8458793).
Villa medicea di Cafaggiolo
Cafaggiolo (Fi), via Nazionale 8
La villa di Cafaggiolo e' situata nel Mugello, nei pressi della collina sulla quale si erge la villa del Trebbio. Diversamente da quest'ultima, tuttavia, la residenza di Cafaggiolo si trova in pianura entro una valle stretta. Essa appartenne ai Medici sin dalla meta' del XIV secolo, sebbene il primo importante progetto di restauro, capitanato da Michelozzo su commissione di Cosimo il Vecchio, risalga alla fine degli anni venti del Quattrocento. Anche in questo caso il rinnovamento assecondo' la struttura di fortilizio medievale, con il mantenimento della torretta e della struttura fortificata con il fossato e il ponte levatoio. Di impianto piu' rinascimentale, invece, l'ordinazione originaria dei giardini, dei poderi, delle strade, delle fontane e dei boschi attorno alla residenza. La struttura ebbe quindi il tipico doppio ruolo delle prime ville-fortezze: struttura militare difensiva, posta strategicamente sulla via tra Bologna e Firenze e luogo ameno di riposo e di svago. Abitata in genere nel periodo estivo, la villa fu amata in particolar modo dal Magnifico che qui era solito ospitare la sua corte di filosofi umanisti, tra cui Pico della Mirandola, Marsilio Ficino e Agnolo Poliziano. Secondo la tradizione, proprio in questa villa, Lorenzo compose il poemetto intitolato La Nencia da Barberino, dedicato a una contadina del luogo. Nel 1537 la villa divenne di proprieta' del duca Cosimo I che la amplio' e vi fece realizzare un grande 'Barco' murato (una riserva di caccia), dove animali rari potevano scorrazzare in liberta'. Durante il periodo dei Lorena la villa, a differenza di altri possedimenti, continuo' a essere usata per la villeggiatura. Nel 1864 fu venduta ai principi Borghese che vi approntarono delle radicali modifiche: abbattuta la toretta posteriore e interrato il fossato, si apri' nelle mura di cinta un grande arco per l'accesso monumentale. La villa e' visitabile, a pagamento, fino al 15 ottobre nei seguenti orari: mercoledi' e venerdi' 14.30-18.30; sabato e domenica: 10.00-12.30 e 14.30-18.30. Dal 16 ottobre al 14 aprile, sabato e domenica: 10.00-12.30 e 14.30-18.30. Gruppi su richiesta.
Villa medicea di Careggi
via Gaetano Pieraccini 17
La villa medicea di Careggi, una delle piu' antiche, si trova nella zona collinare del quartiere periferico di Careggi a Firenze. Acquistata dalla famiglia Medici nel 1417, la villa venne ereditata, alla morte di Giovanni di Bicci, dal figlio Cosimo il Vecchio che incarico' Michelozzo del restauro. L'intervento fu decisamente consistente ed ebbe come centro generatore il cortile loggiato caratterizzato dalla sua forma trapezoidale. A Michelozzo si deve anche l'apertura delle logge, ai piani superiori che resero l'edificio piu' aperto verso il giardino e il paesaggio circostante. Dopo la morte di Cosimo il Vecchio, avvenuta proprio a Careggi nel 1464, fu il nipote Lorenzo il Magnifico a diventare il capo della famiglia Medici: qui era solito riunirsi con i suoi amici membri dell'Accademia Platonica ed e' proprio qui che passo' gli ultimi anni della sua vita. Con la morte del Magnifico inizio' un periodo di decadenza per la villa, periodo che venne interrotto dal cardinale Carlo che, dopo il 1615, intraprese un ampio progetto di trasformazione degli interni e del giardino. Passata alla casata Lorena dopo che questi succedettero nel Granducato ai Medici, la proprieta' venne venduta nel 1779 a Vincenzo Orsi. La suddetta famiglia la rivendette, nel 1848, al ricco inglese Francis Sloane, geologo e studioso di scienze naturali. A questi si devono gli interventi di trasformazione del giardino con la creazione del parco 'romantico' e la realizzazione della bella limonaia con la sua preziosa collezione di agrumi e palme. Dopo la morte di Sloane, la villa cambio' piu' volte proprieta', fino al definitivo acquisto da parte dell'Arcispedale di Santa Maria Nuova nel 1936. La villa, a ingresso gratuito, e' visitabile su appuntamento (tel 055 4279755).
La villa medicea di Fiesole
vvia Beato Angelico 2
Villa Medici a Fiesole, la quarta in ordine di tempo, e' una tra le ville medicee meglio conservate. Descritta da Giorgio Vasari, essa fu costruita, su progetto di Michelozzo, per volere di Cosimo il Vecchio intorno alla meta' del Quattrocento. Ai tempi di Lorenzo de' Medici divenne luogo di incontro di illustri eruditi e artisti dell'epoca. Una curiosita'. La villa medicea fiesolana e' legata al drammatico fatto di sangue della Congiura dei Pazzi (1478), quando alcuni esponenti della famiglia Pazzi, con Francesco Salviati e il cardinale Girolamo Riario, appoggiati da Papa Sisto IV, ordirono una congiura per sbarazzarsi della sempre piu' opprimente crescita del potere dei Medici all'interno della Repubblica Fiorentina. Originariamente il piano prevedeva di uccidere i due rampolli della famiglia Medici, Lorenzo e Giuliano, durante un banchetto che essi avevano organizzato proprio alla villa di Fiesole il 25 aprile. Ma un'indisposizione improvvisa di Giuliano rese vana l'impresa che fu rimandata al giorno successivo, durante la messa in Santa Maria del Fiore, dove Giuliano venne ucciso, mentre Lorenzo riusci' a salvarsi riparando nella sagrestia. Alienato dalla famiglia Medici nel 1671, il complesso ebbe numerosi proprietari fra i quali il pittore William Blundell Spence. Del giardino, dove un tempo passeggiarono i grandi pensatori del Rinascimento, rimane oggi ben poco: i tre terrazzamenti in cui e' organizzata l'area sono frutto di sistemazioni relativamente recenti, l'ultima delle quali, che dette al terrazzo inferiore l'aspetto di un giardino all'italiana, risale ai primi decenni del Novecento. Soltanto il piccolo hortus conclusus, abbellito da una fontana e raggiungibile attraverso una scala interna, conserva le atmosfere e le proporzioni dell'antico giardino laurenziano. La villa e' visitabile, a pagamento, solo per gruppi (055 2398994).
Villa Medicea di Poggio a Caiano detta 'Ambra'
Poggio a Caiano, piazza dei Medici 14
La villa di Poggio a Caiano, chiamata anche Ambra, e' una delle residenze medicee piu' famose. Acquistata da Lorenzo il Magnifico nel 1479, essa venne ricostruita da Giuliano da Sangallo secondo i precetti dell'Alberti. Il complesso costitui', per tutto il XVI secolo, uno dei piu' importanti esempi di residenza principesca extraurbana. L'edificio e' costituito da un blocco quadrangolare posto su un basamento ad arcate e caratterizzato in facciata da un portico con timpano ispirato a modelli antichi. All'interno il salone centrale presenta una ricca decorazione voluta da Giovanni de' Medici (futuro Leone X) con la serie di affreschi iniziati da Andrea del Sarto e proseguiti prima dal Pontormo, poi da Alessandro Allori. Il complesso di Poggio a Caiano fu, oltre che un luogo di villeggiatura, un importante investimento terriero. La fattoria venne costruita, su progetto del Sangallo, nelle vicinanze della villa, che era posta al centro di un vasto possedimento con piantagioni a frutto, boschi e un giardino segreto all'italiana. Del complesso faceva parte una riserva di caccia dove, oltre a cervi e lepri, si potevano incontrare animali esotici. Durante la dominazione francese il parco fu ristrutturato secondo il modello naturalistico, che ne muto' la struttura ortogonale con una sistemazione tortuosa dei viali. Le aiuole del giardino segreto furono sostituite da ampi prati con bordo curvilineo e al centro vi fu posta una vasca con zampillo. Tra il giardino e il parco fu costruita una limonaia su progetto di Pasquale Poccianti al quale si deve anche la sostituzione delle scale rettilinee del Sangallo con una scala semicircolare. Nel 1919 la villa fu donata allo Stato italiano. La villa e' visitabile, a pagamento, con il seguente orario: gennaio, febbraio, novembre, dicembre, 8.15 - 17.00; marzo e ottobre, 8.15 - 18.00; aprile, maggio, settembre, 8.15 - 19.00; giugno, luglio, agosto, 8.15 - 20.00 (chiuso secondo e terzo lunedi' del mese, 1 gennaio, 1 maggio, 25 dicembre). Visite accompagnate dal personale di custodia, ogni ora, a partire dalle 8.30.
Villa medicea di Castello
via di Castello 46
La villa medicea di Castello, chiamata anche villa Reale, L'Olmo o Il Vivaio, sede oggi dell'Accademia della Crusca, e' celebre soprattutto per i magnifici giardini, secondi solo a quelli di Boboli. Nel 1477 Lorenzo e Giovanni di Pier Francesco de' Medici acquistarono una costruzione rurale, sorta intorno a una torre del XII secolo, che ampliarono e arricchirono con opere d'arte, tra le quali erano la Nascita di Venere e la Primavera del Botticelli, oggi agli Uffizi. Dopo i gravi danni subiti all'indomani della cacciata dei Medici da Firenze, il complesso fu coinvolto da imponenti lavori di ristrutturazione voluti da Cosimo I, il quale, intorno al 1538, commissiono' a Niccolo' Pericoli detto il Tribolo il progetto del giardino, realizzato sulla base di un complesso programma allegorico, attribuito a Benedetto Varchi e allo stesso Tribolo. Il programma prevedeva un sistema di allegorie che doveva esaltare il potere mediceo attraverso alcuni gruppi scultorei, raffiguranti montagne e citta' dello Stato toscano, tra loro legati da un percorso d'acqua, rappresentante i fiumi che lo percorrevano. Personificazioni ed allegorie delle virtu', a sostegno del potere mediceo, erano incarnate in statue poste nelle nicchie lungo i muri perimetrali, dove si riconoscono le Quattro Stagioni e le raffigurazioni di Liberalita', Sapienza, Nobilta', Valore, Pieta', Giustizia, Arti, Lingue, Scienze, Armi, Pace, Leggi. Particolarmente suggestiva e' la Grotta degli animali, costituita da due camere dove sono presenti due vasche in marmo bianco e una in marmo fior di pesco di Seravezza, sormontate da gruppi scultorei raffiguranti un suggestivo campionario di animali, da cui la grotta prende il nome. Spettacolari giochi d'acqua sono creati da una serie di zampilli posti sul pavimento della grotta, alimentati da un complesso sistema idraulico. In epoca napoleonica fu realizzata una ghiacciaia al centro del giardino e fu sostituita la statua di Firenze con quella di Ercole e Anteo. Con il ritorno dei Lorena, fu realizzato dall'architetto boemo Joseph Frietsch l'ampio bosco all'inglese a collegare le ville di Castello e della Petraia. La villa, a ingresso libero, e' visitabile con il seguente orario: solo giardino e parco, da novembre a febbraio, 8.15 - 16.30; marzo e ottobre, 8.15 - 17.30; aprile, maggio, settembre, 8.15 - 18.30; da giugno ad agosto, 8.15 - 19.30 (chiuso secondo e terzo lunedi' del mese, 25 dicembre, Capodanno, 1° maggio). Ultima entrata un'ora prima della chiusura. Per vedere il Giardino Segreto rivolgersi al personale.
Villa medicea della Petraia
via della Petraia, 40
La Petraia si trova nella zona collinare di Castello, vicina alla suddetta villa medicea. Collocata in una posizione panoramica che domina la citta' di Firenze, essa fu acquistata alla meta' del XVI secolo dalla famiglia Medici. Intorno al 1566-1568 Cosimo I fece ristrutturare il complesso che poi dono' al figlio Ferdinando I cui si deve l'ultimazione dei lavori. Il giardino davanti la villa, sorto su tre terrazze sovrapposte, venne realizzato su progetto del Tribolo che, durante i lavori di ristrutturazione, rimoderno' le strutture dell'acquedotto che univano le sorgenti di Valcenni alla Petraia. Nonostante i lavori, la presenza dell'acqua nel giardino non era imponente come a Castello e serviva quasi esclusivamente ad irrigare le aree del giardino coltivate con alberi da frutto e piante officinali. Nel 1609 la villa passo' a Don Antonio de' Medici che la arricchi' con il prezioso ciclo pittorico affrescato nel cortile e raffigurante i Fasti medicei, capolavoro di Baldassarre Franceschini detto Il Volterrano (1637-1646). Don Lorenzo riuni' qui una preziosa quadreria, mentre Cosimo III fece affrescare la Cappella Nuova da Pier Dandini e Rinaldo Botti nel 1696 circa. Nella prima meta' dell'Ottocento fu creato il parco romantico, su progetto dell'architetto boemo Joseph Frietsch con la funzione di collegare la Petraia e Castello mediante un viale da cui partono vialetti e sentieri che, inerpicandosi sulla collina, costeggiano ruscelli e laghetti. La villa, a ingresso libero, e' visitabile con il seguente orario: da novembre a febbraio, 8.15-16.30; marzo e ottobre, 8.15 - 17.30; aprile maggio settembre, 8.15 - 18.30; da giugno ad agosto, 8.15 - 19.30 (chiuso secondo e terzo lunedi' del mese, Natale, Capodanno, 1 maggio). Ultima entrata un'ora prima della chiusura. Gli ambienti della Villa sono accessibili con visite accompagnate ogni 45 minuti a partire dalle 8.30.
Villa medicea di Pratolino
via Fiorentina 276
Villa Demidoff e' la denominazione moderna di quello che resta della villa medicea di Pratolino. La residenza dei Medici vera e propria fu demolita nel 1822, ma in seguito venne acquistata dalla famiglia dei Demidoff che adibi' a nuova villa l'edificio secondario delle paggerie, ingrandendolo e ristrutturandolo. Il parco, seppur stravolto e spogliato nel corso dei secoli, e' uno dei piu' belli e vasti di tutta la Toscana, tra i piu' importanti nello stile all'inglese. La storia del parco di Pratolino prese avvio nel 1568 quando Francesco I de' Medici, granduca di Toscana, incarico' l'architetto Bernardo Buontalenti di progettarvi una villa e un grande giardino annesso. Il progetto di Pratolino ebbe inizio a quasi vent'anni da quello di Boboli (il parco fu praticamente terminato nel 1585) e il Buontalenti lo imposto' come un luogo di sogno dove natura e tecnologia andavano a fondersi per creare un percorso simbolico che introducesse al pensiero filosofico del committente. Il parco desto' grandissimo interesse fin dal suo compimento e venne subito definito, per la particolarita' delle grotte artificiali, dei giochi d'acqua e delle statue, 'il giardino delle meraviglie'. Morto Francesco, il parco ebbe vicende altalenanti. I Lorena se ne disinteressarono del tutto trasferendo molte statue nel giardino di Boboli. Fu solamente dopo il periodo napoleonico, con il ritorno di Ferdinando III di Lorena, che il parco riacquisto' nuova dignita'. Nel 1818 Joseph Frietsch ebbe l'incarico di riprogettare Pratolino: egli lo ingrandi' e gli dette un aspetto del tutto nuovo, secondo il gusto del 'giardino all'inglese'. Oggi, del giardino mediceo, destinato a parco pubblico, sono rimaste alcune vasche, statue e grotte e, in particolare, la splendido Colosso dell'Appennino (1579-1580) del Giambologna. La villa, con ingresso a pagamento, e' visitabile con il seguente orario: aprile - settembre, 10.00 - 20.00; giovedi', venerdi', sabato e festivi marzo e ottobre, ore 10.00 - 18.00 domenica e festivi.
Villa medicea di Artimino detta 'La Ferdinanda'
Carmignano (PO), Artimino, viale Papa Giovanni XXIII, 5
La villa medicea di Artimino si trova su un poggio dirimpetto a quello del piccolo paese medievale di Artimino, una frazione del comune di Carmignano (Prato). Oggi e' sede di congressi e del Museo Archeologico Comunale. L'imponente villa fu commissionata dal granduca Ferdinando I de' Medici a Bernardo Buontalenti. Divenne nota anche con il nome di 'La Ferdinanda' o 'Villa dei Cento Camini' per la caratteristica serie di camini dalle varie forme che svettano sul tetto. Voluta come residenza di caccia, la villa ospito' spesso la corte granducale. Al suo interno furono collocate nel salone detto 'delle ville' le diciassette lunette (oggi conservate nel Museo 'Firenze com'era') raffiguranti le residenze medicee che il fiammingo Giusto Utens dipinse alla fine del XVI secolo. Fu allora che la villa, con la raccolta iconografica, divenne il centro ideale dei possedimenti medicei nel contado fiorentino. La villa e' visitabile, a pagamento su richiesta, nel seguente orario: da novembre a gennaio, lunedi' - sabato: 9.30 - 12.30; domenica: 10.00 - 12.00; da febbraio a ottobre: lunedi' - sabato 9.30 - 12.30; domenica 10.00 - 12.00 con visite guidate gratuite (chiuso mercoledi', 1 gennaio, Pasqua, 1° maggio, 15 agosto, 1° novembre, 25 e 26 dicembre).
Villa medicea La Magia
Quarrata (PT) via Vecchia Fiorentina 63
Il nucleo piu' antico della residenza, costituito da un castrum o fortilizio, risale probabilmente alla prima meta' del XIV secolo. Nel 1584 il granduca Francesco I de' Medici acquisto' la Magia e i possedimenti annessi che comprendevano anche due mulini e due fornaci. La Magia costituiva il primo investimento agrario dei Medici sulle pendici orientali del Montalbano e aveva la funzione di luogo di amministrazione e controllo dei loro possedimenti. Tra il 1584 e il 1587 il granduca incarico' il Buontalenti di seguire i lavori di ristrutturazione per trasformare l'antico fortilizio in residenza di campagna e a lui si deve anche la sistemazione del lago artificiale (essiccato nel XVIII secolo), destinato alla pesca. Nel 1645 Ferdinando II de' Medici vendette la Magia a Pandolfo Attavanti. I nuovi proprietari, tra la fine del XVII secolo e l'inizio del successivo, realizzarono alcuni lavori che modificarono la disposizione interna della villa, lasciando pero' pressoché inalterato l'aspetto esterno. Tra il 1715 e il 1716 fu edificata una limonaia sul lato occidentale del giardino, al cui centro fu costruita la fontana detta 'vasca dell'orto novo'. Nel 1766 la villa fu acquistata da Giulio Giuseppe Amati, al quale si deve la costruzione della limonaia sul lato orientale del giardino. A questo periodo risale la definitiva sistemazione del giardino per il quale fu realizzata la canalizzazione dell'acqua per l'irrigazione delle piante. All'Amati si deve anche la realizzazione, nell'area orientale della villa, di un giardino romantico, al quale si accede da un monumentale cancello neoclassico in ferro battuto. La villa, di proprieta' comunale dalla fine del 1999, e' visitabile su richiesta a ingresso gratuito (0573 771411)
Villa La Quiete
via di Boldrone, 2
Villa La Quiete, cosiddetta per l'affresco La Quiete che domina i venti eseguito da Giovanni da San Giovanni nel 1632, e' il risultato di diverse aggregazioni avvenute tra i secoli XVI e XIX. Acquistata nel 1453 da Pier Francesco de' Medici, sotto Cosimo I fu sede dei commendatori dell'Ordine di Santo Stefano. Nel 1627, quando ne divenne proprietaria Cristina di Lorena, la villa visse il periodo di maggiore splendore. Il granduca Ferdinando II de' Medici la concesse poi ad Eleonora Ramirez di Montalvo che, dal 1650, la destino' a ritiro di campagna della Congregazione da lei istituita e destinata all'educazione di fanciulle nobili: le Montalve. Nel 1724 Anna Maria Luisa, ultima discendente della famiglia Medici, si trasferi' alla Quiete e doto' la villa di un giardino all'italiana, per il quale si avvalse della consulenza di Sebastiano Rapi, giardiniere di Boboli. Tale giardino, costituito da aiuole geometriche e ricco di fontane, era separato con una limonaia dalla ragnaia, un boschetto di lecci destinato alla caccia e al riparo dal caldo dei mesi estivi, che nel secolo XIX venne trasformato, su progetto di Giuseppe Poggi, in parco ricco di piante autoctone ed esotiche. La villa, oggi sede del Centro di Cultura per Stranieri afferente all'Universita' degli Studi di Firenze, e' visitabile a richiesta (055 452304 - Suore Montalv
Situato nel cuore di Firenze, fra l'omonima piazza e via Tornabuoni, palazzo Strozzi e' considerato uno degli esempi piu' significativi di architettura privata rinascimentale. Commissionato dal mercante fiorentino Filippo Strozzi, il palazzo fu iniziato, probabilmente su progetto di Benedetto da Maiano, nel 1489. Per volonta' dello stesso Strozzi, la dimora, superiore in grandezza a palazzo Medici dal quale si copio' la forma cubica sviluppata su tre piani divisi ognuno da cornici lineari, doveva apparire come una piccola fortezza. La facciata, simmetrica e lineare, e' in bugnato di pietra; sui tre lati, in via Tornabuoni, in piazza Strozzi e in via Strozzi, si aprono gli imponenti portali di ingresso, circondati da finestre rettangolari. Lungo i due piani superiori, corrono due ordini di finestre a bifora con all'interno lo stemma della famiglia. Il cornicione aggettante e' sostenuto da grosse mensole, mentre alla base corre la cosiddetta 'panca di via' interrotta dagli imponenti portali. Da notare infine, sugli spigoli, gli arpioni da bandiera e le lumiere in ferro battuto eseguite tra il 1491 e il 1498. Uscendo dal palazzo e prendendo via Strozzi, una larga ma breve strada su cui si affaccia palazzo Vecchietti o del 'Diavolino', cosiddetto per la presenza in facciata di una scultura bronzea raffigurante un essere infernale eseguita dal Giambologna (l'originale e' conservato in palazzo Vecchio), ci dirigeremo nell'ottocentesca piazza della Repubblica, perfettamente rettangolare e con i portici che delimitano uno dei suoi lati. La Colonna dell'Abbondanza posta al centro della piazza, sormontata originariamente dalla Dovizia di Donatello sostituita poi - nel 1721 - con una statua analoga dello scultore Giovan Battista Foggini, e' l'unico ricordo dell'antico mercato che occupava l'intero spazio dell'area e che venne smantellato alla fine dell'Ottocento. E' facile credere come questa zona fosse, prima del 'risanamento del vecchio centro' attuato dall'architetto e urbanista Giuseppe Poggi a partire dal 1885, una delle piu' vivaci della citta': al Mercato Vecchio si vendeva ogni tipo di merce e circolavano le persone piu' disparate, dai contadini agli operai, dagli artigiani agli usurai, dai giocatori alle meretrici e via dicendo. Gli esercenti di ciascun genere di commercio si concentravano in determinate zone, poste sotto il controllo delle rispettive Arti. Presso la loggia dei Tavernai, ad esempio, si vendevano vivande, mentre in prossimita' della scomparsa chiesa di San Tommaso (dove abitavano i Medici) si trovavano legnaioli specializzati in arredi e fabbricanti di nacchere e trombe. Non a caso sull'angolo fra la piazza del Mercato Vecchio e via Calimala era situato il Tabernacolo di Santa Maria della Tromba, il piu' grande della citta' ancora oggi visibile sull'angolo del palazzo dell'Arte della Lana. Lasciata la piazza, si imbocchera' via Pellicceria con il suo novecentesco palazzo delle Poste e Telegrafi, per giungere nell'antica e piccola piazza di Parte Guelfa dove sorge l'omonimo palazzo. Esso, sebbene le sue origini trecentesche, e' frutto di notevoli interventi di restauro avvenuti nel corso dei secoli: il nucleo originario del palazzo e' proprio quello che si affaccia sulla piazzetta e fu edificato nei primi decenni del XIV secolo; questo venne poi ampliato e modificato nel corso degli anni fino a occupare l'intero isolato con un complesso edilizio molto articolato. La costruzione trecentesca era costituita da una sala di riunione posta su cinque botteghe al piano terra e raggiungibile con una scala esterna in pietra. Al corpo di fabbrica primitivo venne addossato un altro edificio, ancora oggi esistente tra via delle Terme e via di Capaccio, innalzato su un pianterreno medioevale da Filippo Brunelleschi intorno al 1420 e proseguito, ma mai terminato, da Francesco della Luna. Sul lato di via di Capaccio il palazzo trovo' un'ulteriore aggiunta di completamento, nel XVI secolo, per mano di Giorgio Vasari, cui si deve anche l'elegante loggetta pensile con stemma mediceo in pietra dipinta del Giambologna. Il palazzo subi' infine un pesante restauro in stile neo-medievale nel 1921, a seguito della suddetta ristrutturazione dell'area di piazza della Repubblica. Il maggiore frutto di detti restauri e' rappresentato sicuramente dalla facciata dell'edificio su piazza di Parte Guelfa, con la bifora gotica, la merlatura (di tipo guelfo) e la creazione ex-novo della scaletta coperta. Altro esempio di architettura basso-medievale e' il vicino palazzo Davanzati [] che, per la sua armoniosa e integra architettura, rappresenta un unicum nel panorama delle abitazioni civili della Firenze del Trecento. La facciata, in pietra arenaria con al centro lo stemma della casata, presenta a terreno una loggia a tre arcate oggi chiusa, ma originariamente aperta e utilizzata come bottega. Tre file di cinque monofore, ad arco ribassato, sottolineate da cornici marcapiano e l'altana cinquecentesca dell'ultimo piano completano l'esterno dell'edificio. Il palazzo, al suo interno, mostra una disposizione degli ambienti uguale su tutti i livelli: il salone 'madornale' destinato alle grandi riunioni, le sale da pranzo, le camere da letto e gli 'agiamenti' (gabinetti) che testimoniano le comodita' - molto rare per l'epoca - di questa dimora signorile. Le stanze hanno tutte il pavimento in cotto e i soffitti in legno, alcuni dei quali dipinti; anche le pareti di alcune sale sono decorate da affreschi. Da qui, passeggiando per via Porta Rossa, si giungera' davanti alla loggia del Mercato Nuovo, eretta da Giovan Battista del Tasso per la vendita di oggetti e tessuti pregiati tra il 1547 e il 1551 e oggi sede di un vivace mercato di prodotti artigianali fiorentini. Nell'Ottocento essa venne ornata, nelle nicchie angolari, con le statue di Bernardo Cennini (Emilio Mancini, 1889), Giovanni Villani (Gaetano Trentanove, 1890) e Michele di Lando (Antonio Bortone, 1895). Al centro del pavimento della loggia e' inoltre visibile una ruota di marmo (rifacimento del 1838) che segna il luogo dove sostava il carroccio, simbolo della liberta' repubblicana, prima di ogni battaglia e dove venivano messi alla gogna i mercanti disonesti e i debitori insolventi. A margine della loggia del Mercato Nuovo, fronte il palazzo della Borsa Merci, e' collocato uno dei monumenti piu' popolari di Firenze, la Fontana del Porcellino di Pietro Tacca (1612): leggenda vuole che se si posa una moneta sulla faccia dell'animale e poi la si lascia scivolare lungo il suo muso facendola cadere nelle grate sottostanti, la fortuna sia assicurata. A questo punto, puntando verso i lungarni, non ci restera' che imboccare via Por Santa Maria, un tempo una delle piu' caratteristiche strade medioevali di Firenze, oggi quasi completamente ricostruita, insieme ai palazzi che la fiancheggiano, a seguito dei bombardamenti del 1944. Di antico rimangono a testimonianza soltanto la Torre degli Amidei detta anche Bigonciola che presenta, sopra le porte, due teste leonine in marmo bianco, di cui una di epoca etrusca e la Torre dei Baldovinetti, posta in angolo con borgo SS. Apostoli. L'itinerario proseguira' attraverso il lungarno Acciaiuoli, la strada piu' antica che costeggia l'Arno e il lungarno Corsini, dove sorge l'omonimo palazzo tardo barocco, alla volta di piazza Goldoni, dominata dal monumento dedicato al commediografo eseguito dallo scultore Ulisse Cambi nel 1873. Sulla piazza, collegata con l'Oltrarno dal ponte alla Carraia, ricostruito nella sua forma attuale nel 1948 dall'architetto Ettore Fagioli, si apre il prestigioso palazzo Ricasoli progettato da Michelozzo, ma realizzato solo alla meta' del Cinquecento. Abbandonando il percorso lungo il fiume si proseguira' per il borgo Ognissanti. Nel primo tratto della via, si incontrera' la chiesa Evangelica Battista (n. 4), sorta alla fine dell'Ottocento sul luogo dell'antico teatro dell'Accademia dei Solleciti, la bizzarra casa alla Rovescia (n. 12), cosiddetta per i mensoloni di sostegno del terrazzo disposti capovolti, l'antico ospedale di San Giovanni di Dio, esempio tipico del gusto settecentesco fiorentino (oggi sede della Caserma dei Carabinieri, n. 20) e uno dei capolavori piu' importanti del liberty a Firenze, la casa-galleria Vichi dell'architetto Giovanni Michelazzi, completata nel 1911. Si giungera' cosi' in piazza Ognissanti dominata al centro dal bronzo raffigurante Ercole in lotta con il leone di Romano Romanelli (1937). Sulla destra, l'omonima chiesa appartenente, dal Cinquecento, ai Francescani Minori Osservanti. La bella facciata barocca e' opera di Matteo Nigetti che la realizzo' nel 1637, mentre la lunetta sul portale e' decorata da una terracotta invetriata attribuita a Giovanni della Robbia o a Benedetto Buglioni. L'interno presenta un'unica navata, arricchita da una serie di altari laterali e una grande zona absidale coperta da una volta affrescata, nel primo Seicento, dal fiorentino Giovanni da San Giovanni. Tra le numerose opere degne di menzione: il Sant'Agostino nello studio di Sandro Botticelli, il San Girolamo nello studio di Domenico Ghirlandaio e il Pulpito di San Francesco, attribuito a Battista Lorenzi (1565 ca.). Tornando sui nostri passi, si rendera' necessario, per il tema stesso dell'itinerario, percorrere via della Vigna Nuova per ammirare uno dei piu' eleganti palazzi di Firenze, appartenente alla famiglia Rucellai che, qui, aveva il proprio 'dominio'. Il palazzo, progettato da Leon Battista Alberti ed eseguito da Bernardo Rossellino tra il 1446 e il 1451, rappresenta un vero e proprio capolavoro di stile e sobrieta'. La facciata presenta un paramento lapideo in pietra forte lavorata a bugnato piatto e uniforme che ne mette in risalto la spartizione ritmica. Questa e' realizzata sovrapponendo tre ordini diversi, suddivisi da trabeazioni e da lesene con capitelli di ispirazione classica. Le trabeazioni sono decorate inoltre con fregi artisticamente scolpiti, raffiguranti, al primo piano, emblemi medicei e, al secondo piano, l'emblema di Giovanni Rucellai (la vela col vento in poppa). La parte comunque piu' innovativa della facciata si trova al piano terra dove il riferimento all'antichita' romana traspare sia dai portali a piattabanda, sia dalle piccole e alte finestre quadrate, sia, soprattutto, dalla spalliera della panca in muratura sul basamento che mostra un fregio a imitazione dell'opus reticolatum. Ortogonale al palazzo, sulla destra, e' la loggia Rucellai (1463-1466) a tre arcate sottolineate da cornici scanalate, con emblemi della casata nella fascia dell'architrave. Nel 1677 dette arcate vennero murate, per poi essere riaperte nel 1963 ed essere protette da vetrate. Seguendo il fianco sinistro del palazzo si raggiungera' la piazza San Pancrazio, dove si affaccia un'altra architettura pertinente tanto ai Rucellai, quanto all'Alberti, la cappella del Santo Sepolcro che, ricavata da una precedente struttura trecentesca, espone, al suo interno, l'armonioso tempietto del Santo Sepolcro sempre dell'Alberti (1467). Adiacente alla cappella l'ex chiesa di San Pancrazio che oggi ospita il Museo Marino Marini. Percorrendo il tratto sinistro di via della Spada, si attraversera' piazza Ottaviani, su cui si affaccia il palazzo Niccolini gia' Bourbon, per giungere in piazza Santa Maria Novella, ultima tappa del nostro itinerario. Consigliamo tuttavia una breve deviazione per visitare la piccola piazza Antinori, dominata dalla presenza dell'omonimo palazzo e dalla chiesa di San Gaetano, gia' San Michele. Frutto di una trasformazione in stile barocco, essa contiene al suo interno uno dei cicli scultorei piu' rappresentativi del XVII secolo a Firenze. Si ricordera' la pala con il Martirio di San Lorenzo di Pietro da Cortona, le due Acquasantiere di Domenico Pieratti (1644) e, nel coro, il Crocifisso bronzeo di Giovanfrancesco Susini (1634). A questo punto possiamo tornare dove ci eravamo interrotti, in piazza Santa Maria Novella. Le origini medioevali di quest'area sono testimoniate tutt'oggi dalla loggia dell'antico Ospedale di San Paolo, un complesso assistenziale che venne soppresso nel 1780 e che oggi ospita il Museo della Fotografia Alinari. La loggia e' l'unico elemento trecentesco rimasto: sulle dieci arcate fanno bella mostra nove medaglioni di terracotta invetriata di Andrea della Robbia, raffiguranti santi, che incorniciano al centro il Busto di Ferdinando I di Pietro Francavilla (1594 ca.). Dirimpetto alla loggia, sul lato nord della piazza che ospita al centro due splendidi Obelischi in marmo sorretti da tartarughe in bronzo del Giambologna, si erge la chiesa domenicana di Santa Maria Novella con la sua facciata di sapore classico in marmo bianco e verde, realizzata a partire dal 1458 da Leon Battista Alberti su commissione proprio della famiglia Rucellai, di cui in facciata l'emblema araldico delle 'vele con le sartie al vento. Famosa in tutto il mondo per le pregevoli opere in essa conservate (Crocifisso di Giotto, Trinita' di Masaccio, Crocifisso di Brunelleschi, affreschi del Ghirlandaio e di Filippino Lippi) e per i suoi chiostri decorati dagli artisti piu' illustri del Rinascimento (Paolo Uccello nel chiostro Verde, Andrea Buonaiuti nel Cappellone degli Spagnoli), la chiesa di Santa Maria Novella, il cui assetto medioevale e' stato quasi totalmente alterato dai successivi interventi decorativi, e' tappa obbligata per chiunque si appresti a visitare la citta'. All'interno della chiesa merita una menzione particolare la cappella Rucellai, in fondo al braccio destro del transetto. Vi e' conservata una statua marmorea di Madonna con bambino di Nino Pisano, della meta' del XIV secolo. Gli affreschi sono molto danneggiati e rimangono solo dei frammenti attribuiti al Maestro della Santa Cecilia (restaurati nel 1989). Il pannello sulla parete di sinistra (Martirio di Santa Caterina d'Alessandria) fu dipinto da Giuliano Bugiardini tra il 1530 e il 1540, mentre il monumento funebre in bronzo al centro del pavimento fu realizzato da Lorenzo Ghiberti nel 1425. Un tempo vi era collocata la Madonna Rucellai di Duccio di Buoninsegna, ora agli Uffizi. Prima di terminare l'itinerario si consiglia inoltre una breve visita, se possibile, all'Oratorio dei Vanchetoni, luogo di notevole rilevanza artistica.
Museo di Palazzo Strozzi
piazza Strozzi
L'interno del quattrocentesco palazzo Strozzi ospita una delle sedi espositive piu' importanti di Firenze. Dal pregevole cortile realizzato dal Cronaca ai primi del Cinquecento e circondato su tutti e quattro i lati da archi su colonne dai capitelli corinzi, si accede alla cosiddetta 'Strozzina', uno spazio espositivo che occupa quelle che un tempo erano le cantine del palazzo: undici sale, per una superficie totale di 850 metri quadrati, deputate dal Centro di Cultura Contemporanea Strozzina (CCCS) a mostre, cicli di film e video, workshop, performance, letture ed eventi vari. Al secondo piano, in corrispondenza del cortile, si affaccia un loggiato sulle cui colonne poggiano capriate lignee. Nel piano nobile si possono percorrere gli ampi saloni con finestre a bifora e monumentali caminetti, oggi perlopiu' adibiti a grandi e importanti esposizioni temporanee. Orari Piano Nobile: Lunedi' - domenica: 9.00 - 20.00; giovedi': 9.00 - 23.00. Ingresso consentito fino a un'ora prima dell'orario di chiusura. Centro di Cultura Contemporanea Strozzina: Martedi' - Domenica: 10.00 - 20.00; giovedi' 10.00 - 23.00 con speciale ingresso gratuito dalle ore 18.00. Chiusura: lunedi' Costo Biglietti In base all'esposizione in corso.
Museo di Palazzo Davanzati o Museo della casa fiorentina antica
via di Porta Rossa, 13
Conosciuto anche come Museo dell'Antica Casa Fiorentina, il Museo di Palazzo Davanzati e' stato inaugurato nel 1956. Al suo interno sono conservate diverse e interessanti collezioni: sculture, dipinti, mobili, maioliche, merletti e via dicendo. L'ampia loggia d'ingresso immette nel cortile che consente l'accesso ai piani superiori. In ciascun piano si susseguono, con lo stesso schema, gli ambienti: la sala madornale, corrispondente alla lunghezza della facciata, la sala da giorno, lo studiolo e la camera da letto con soffitti a travi in vista e decorazioni a finta tappezzeria. Gli ambienti domestici gli 'agiamenti' (gabinetti), presenti su tutti i livelli e la cucina al terzo piano sono testimonianza degli agi della famiglia, i Davanzati, che qui soggiorno' per diversi secoli (1578-1838). Oggi e' visitabile la loggia al piano terra e il primo piano (Salone Madornale, Sala dei Pappagalli, lo Studiolo, Camera dei Pavoni e le due sale dedicate ai merletti.). L'accesso al secondo piano (Salone Madornale, Camera da letto della Castellana di Vergy, Studiolo, Sala da Pranzo) e al terzo piano ( Cucina e Camera delle impannate) e' organizzato a gruppi, con visita accompagnata, su richiesta e con appuntamento, alle ore 10.00, 11.00, 12.00 del mattino nei giorni di regolare apertura del museo. Orari Dal lunedi' alla Domenica, ore 8.15 - 13.50 Chiusura: seconda e quarta domenica del mese e primo, terzo, quinto lunedi' del mese, Natale, Capodanno, 1 maggio. Costo Biglietti Biglietto intero: Euro 2.00; ridotto: Euro 1.00; gratuito. Q Prenotazioni per la visita: Segreteria museo, tel: 055 2388610
Museo Marino Marini
piazza San Pancrazio
Il Museo Marino Marini nasce nel 1980 e trova sede nell'antica chiesa di San Pancrazio che l'amministrazione comunale da tempo voleva destinare ad attivita' culturale. I lavori di recupero della chiesa, sconsacrata dall'inizio dell'Ottocento e gia' adibita a scopi civili, furono avviati nel 1982 e conclusi quattro anni piu' tardi. Gli architetti Lorenzo Papi e Bruno Sacchi, incaricati di redigere il progetto di recupero e rifunzionalizzazione del complesso, presero le mosse da una lettura 'dinamica' dell'opera scultorea di Marini, vivacizzata dai percorsi e dalla diversita' delle quote e da una volonta' di dialogo tra preesistenze storiche e materiali contemporanei. La ricca collezione del maestro e' disposta secondo un ordinamento tematico che permette al visitatore di accostarsi con liberta' al mondo dell'artista, fatto di cavalieri, Pomone e ritratti. L'allestimento museale rispetta con grande sensibilita' le indicazioni di Marini nella scelta dei materiali e dell'illuminazione naturale degli ambienti, creando un raro effetto di armonia tra il contenitore e le opere. Il percorso si snoda su piu' livelli: le sculture, in bronzo e in cemento, sono distribuite su tutti i piani, mentre su quote diverse sono dislocati gessi policromi e tele, ritratti e disegni. Orari: Lunedi', mercoledi' e sabato, 10.00 - 17.00. Chiusura: martedi', domenica e giorni festivi. Costo biglietti: Biglietto intero: Euro 4,00; ridotto Euro 2,00. Q Informazioni e prenotazioni: Segreteria del Museo, tel: +39 055 219432
La venerabile Arciconfraternita di S.Francesco detta 'dei Vanchetoni'
L'oratorio dei Vanchetoni, situato al numero 17 di via Palazzuolo, fu costruito, a partire dal 1602, su progetto di Matteo e Giovanni Nigetti, per iniziativa del tessitore della seta Ippolito Galantini, residente nella zona di S. Lucia al Prato e beatificato nel 1825 per la sua benemerita attivita' svolta a favore dei poveri bisognosi. I membri della Compagnia si guadagnarono presto l'appellativo di 'Vanchetoni', per il fatto di essere particolarmente silenziosi e 'bacchettoni', in riferimento alla bacchetta usata a scopo penitenziale. L'edificio comprende, al piano terra, il vestibolo, l'Oratorio, la cappella del Beato e due sagrestie. Il primo piano e' costituito da una galleria e da altri ambienti di servizio. L'oratorio e' un luogo di notevole rilevanza artistica. Il soffitto e' formato da un impalcato ligneo, al di sotto del quale e' fissata una tela dipinta che copre l'aula rettangolare per tutta la sua grandezza. Lungo i lati maggiori e' sistemato un settecentesco coro ligneo di pregevole fattura e in ottimo stato di conservazione. All'oratorio, il piu' grande di Firenze, si accede da un vestibolo decorato, come altre stanze, con motivi architettonici ad affresco che conferiscono agli ambienti grande dignita'. Gli stemmi Medicei alle pareti testimoniano l'attiva presenza della famiglia fiorentina che fu una delle maggiori sostenitrici della Confraternita. Nell'interno la decorazione del soffitto (1639-1640) e' un notevole compendio della pittura fiorentina seicentesca: al centro spicca un grande stemma mediceo di Pietro Liberi, mentre tutt'intorno si trovano pitture a quadri riportati di Giovanni Martinelli (Predica del Beato Ippolito Galantini, Sant'Ignazio, San Domenico, San Giuseppe e Bernardino da Siena), Domenico Pugliani (Morte del Beato Galantini, San Francesco in Gloria, Santa Lucia, Santa Caterina e la Maddalena), il Volterrano (San Giovanni Evangelista, San Giovanni Battista, San Filippo Neri), Cecco Bravo e Lorenzo Lippi. Una cappella dietro l'altare conserva un grande Crocifisso cinquecentesco, mentre nella cappella del beato si trovano numerosi ex-voto. Notevoli sono gli armadi intarsiati della sagrestia. Nella galleria, da cui si gode di una splendida e piu' ravvicinata vista sugli affreschi del soffitto, si trova un vecchio organo a mantice ancora in uso. Oggi l'oratorio e' suggestiva sede di alcuni concerti di musica classica: a questi e' soggetta l'apertura e l'accessibilita' del luogo.
Deviazioni in piazza Stazione - via Nazionale - via Guelfa - via Faenza - piazza Indipendenza - fortezza da Basso
Nell'area dov'era situato l'ottocentesco snodo ferroviario intitolato alla granduchessa Maria Antonia, sorge oggi l'elegante stazione di Santa Maria Novella, realizzata tra il 1931 e il 1935 da un gruppo di giovani architetti capeggiati da Giovanni Michelucci. Esempio delle direttive artistiche dell'epoca, l'edificio si caratterizza per le linee estremamente sobrie e funzionali, evidenziate dalla scelta dei materiali: pietra forte all'esterno, vetro marmo e rame all'interno. Sul finire degli anni ottanta del Novecento la piazza antistante la Stazione venne modificata in previsione dei mondiali di calcio e si realizzarono cosi' il parcheggio sotterraneo, il passaggio pedonale interrato e la tanto discussa pensilina per gli autobus, realizzata su progetto di Toraldo di Francia. Lasciandoci sulla destra la piccola piazza dell'Unita' Italiana, dove al centro si erge l'Obelisco dedicato ai caduti delle Guerre d'Indipendenza, si imbocchera' una delle vie piu' commerciali del centro fiorentino, via Nazionale. Vi si incontrera', a pochi passi dal Mercato centrale di San Lorenzo, il monumentale tabernacolo delle Fonticine, cosi' chiamato per gli zampilli che si riversano nella vasca marmorea sottostante con protomi d'angelo. L'opera, come si legge nell'iscrizione, venne commissionata a Giovanni della Robbia (1522) dal 'Reame di Beliemme', una delle piu' importanti Potenze, o brigate festaiole popolari, esistenti nella Firenze del XVI secolo. Al centro sono raffigurati a tutto tondo la Madonna in trono con Bambino San Giovannino e quattro santi; nella cornice, ornata da motivi vegetali, si affacciano teste di santi. Poco piu' avanti, all'angolo con via Guelfa, si trovera' un altro pregevole tabernacolo dedicato alla Vergine, opera forse di Giovanni Antonio Sogliani. Doverosa una visita alla chiesa di San Barnaba, che si apre all'incrocio della suddetta via Guelfa con via Panicale. Eretto nel 1322, l'edificio prese il nome dalla storica battaglia di Campaldino che venne combattuta proprio il giorno in cui si celebrava, e si celebra tutt'oggi, il santo. La facciata a capanna con occhio centrale ha un portale di forma ogivale con tre stemmi scolpiti: la croce rossa del 'popolo di Firenze', l'aquila che abbatte il drago della Parte Guelfa e infine, per l'Arte dei Medici e Speziali, una robbiana Madonna col Bambino in terracotta policroma invetriata. Riprendendo via Nazionale si proseguira' alla volta di via Faenza, una strada variamente caratterizzata da palazzi signorili ed edifici di modesta apparenza. Al n. 40 si trovera' l'ex convento delle Monache di Foligno, preceduto da un bel tabernacolo ad affresco di Giovanni da San Giovanni raffigurante la Madonna con Bambino tra i santi Carlo Borromeo e Rocco. Chiamato 'di Fuligno' dal nome delle monache francescane provenienti dall'Umbria che lo avevano occupato a partire dal 1419, il convento venne soppresso nel XIX secolo e adibito a educatorio di giovani donne. La visita dell'interno si limita al refettorio che ospita, nella parete di fondo, un'Ultima Cena riferita alla bottega di Pietro Perugino e bottega. Dopo una sosta nella verde piazza dell'Indipendenza, uno spazio urbano organizzato sul finire dell'Ottocento, l'itinerario si concludera' alla Fortezza di San Giovanni Battista, detta 'da Basso' per distinguerla da quella del Belvedere in collina. Essa rappresenta il collegamento ideale tra la parte centrale della citta' e quella piu' periferica. Disegnata su pianta pentagonale a bastioni da Antonio da Sangallo il Giovane nel 1534, la fortezza ha perso il suo carattere piu' propriamente difensivo ed e' oggi uno spazio adibito perlopiu' a esposizioni commerciali temporanee. Al suo interno trovano inoltre sede permanente i laboratori dell'Opificio delle Pietre Dure e una scuola statale.
L'itinerario 'Sulle tracce dei Frescobaldi e dei Guicciardini' prende avvio nella bella e irregolare piazza Santa Trinita, un ampio spazio urbano del centro storico fiorentino che mostra ancora oggi le sue antiche origini medioevali e che e' dominato, al centro, dalla Colonna della Giustizia, un monolito in granito orientale, sormontato dalla statua della Giustizia di Francesco del Tadda (1581), proveniente dalle Terme di Caracalla a Roma e qui posizionato nel 1565 a memoria della vittoria di Cosimo I de' Medici contro i Senesi. Anticamente questa zona e, in particolare, quel tratto di via Tornabuoni che congiunge piazza Santa Trinita a palazzo Strozzi, era lo spazio preferito per il gioco del pallone. Questo consisteva nel lancio di una palla di cuoio che doveva essere colpita al volo con il pugno, inizialmente nudo, poi fasciato da un bracciale cilindrico di legno che proteggeva la mano e il braccio. Il gioco, molto amato dai Medici, era pero' particolarmente pericoloso e non solo per i giocatori, ma anche per il pubblico che vi assisteva. Per questo motivo alla fine del Settecento il campo fu spostato lungo le mura, fuori da porta Pinti e nell'Ottocento fu costruito appositamente uno sferisterio nel parco delle Cascine, ancora oggi in uso. Su piazza Santa Trinita si affaccia l'omonima basilica vallombrosana. Se la facciata, opera di Bernardo Buontalenti e la sua decorazione scultorea, opera di Giovanni Caccini, mostrano una foggia tipicamente tardo cinquecentesca, l'interno, nonostante gli evidenti riadattamenti, si presenta ancora oggi a impianto gotico, con abside quadrata e tre navate su cui si aprono cinque cappelle per lato: queste furono tutte rimaneggiate nel Seicento, ad eccezione della cappella Bartolini Salimbeni che conserva un pregevole ciclo di affreschi di Lorenzo Monaco (1420-1425) e della cappella Sassetti, interamente decorata dalle famosissime Storie di San Francesco di Domenico Ghirlandaio (1483-1486), autore anche della pala sull'altare con l'Adorazione dei Magi. In continuita' con il fianco destro della chiesa, lungo via del Parione, si stende l'ex edificio conventuale, oggi sede della Facolta' di Magistero dell'Universita'. Merita una visita il bel chiostro cinto da colonne con capitelli di ordine dorico che venne costruito dal Buontalenti, tra il 1584 e il 1593, sotto la direzione di Alfonso Parigi. Nell'ex Refettorio, invece, si conservano pregevoli affreschi di Giovanni da San Giovanni, Nicodemo Ferrucci e Jacopo Confortini (1631-1632). Ma torniamo sulla piazza. Qui si potranno ammirare, al n. 1, il palazzo Bartolini Salimbeni, la cui costruzione, ispirata a forme classiche e raffaellesche, avvenne per mano di Baccio d'Agnolo tra il 1520 e il 1523, il palazzo Buodelmonti, al n. 2, che segue una tipologia diffusa nell'edilizia abitativa fiorentina della fine del Quattrocento e, procedendo verso l'Arno, il solido volume merlato di palazzo Spini Feroni, oggi proprieta' della famiglia Ferragamo e sede del Museo della Scarpa. Oltrepassato lo storico ponte Santa Trinita, costruito nelle sue forme attuali da Bartolomeo Ammannati e adornato, alle sue estremita', da quattro statue cinquecentesche raffiguranti le stagioni (la Primavera e l'Inverno di Pietro Francavilla, l'Estate e l'Autunno di Giovan Battista Caccini), si giungera' in piazza Frescobaldi. Sul lato destro, all'angolo con borgo San Jacopo, si potra' ammirare l'edificio della famiglia da cui la piazza prende il nome, un tipico edificio residenziale magnatizio trecentesco che un tempo si doveva trovare accanto al piu' importante palazzo familiare, oggi noto come palazzo dei Padri delle Missioni. I pilastri che affiorano dall'intonaco del suddetto edificio testimoniano la presenza di un'antica loggia trecentesca, sede probabilmente di esercizi commerciali. Sappiamo che la casata dei Frescobaldi abbandono' la piazza gia' a partire dal XVI secolo per trasferirsi nella vicina via Santo Spirito. Tuttavia prima di andare a visitare il palazzo da questi costruito nella storica via dell'Oltrarno, e' doverosa una passeggiata per borgo San Jacopo, la cui pittoricita' viene anticipata dalla graziosa loggetta pensile con arme medicea sotto alla quale e' posizionato un piccolo capolavoro di arredo urbano del Buontalenti, la cosiddetta Fontana dello sprone. Poco piu' oltre si incontrera' la chiesa di San Jacopo sopr'Arno, risalente al X secolo, piu' volte rimaneggiata e oggi sconsacrata e adibita a manifestazioni culturali. L'interno, a tre navate, conserva un'interessante compendio della pittura fiorentina del Seicento e del Settecento: si potranno cosi' ammirare, ad esempio, all'altare maggiore, la bella Vocazione di San Jacopo di Pier Dandini o l'Annunciazione di Ignazio Hugford. Ugualmente si potranno apprezzare gli affreschi della cupola e del transetto di Matteo Bonechi. Accanto alla chiesa, al n. 30, si erge la prima delle tante torri che adornano il borgo, quella appartenente alla storica famiglia Angiolieri, oggi deputata a ospitare, tra le sue antiche mura trecentesche, l'Atheneum Musicale Fiorentino. Piu' avanti, al n. 17, la torre dei Marsili, con un'Annunciazione in terracotta invetriata sul portale, copia dell'originale custodito all'interno. Al n. 54 rosso, invece, la medioevale torre de' Barbadori, fronteggiata dalle due svelte torri dei Ramaglianti e dei Belfredelli, tra le piu' alte ancora presenti in citta'. A conclusione, allo sbocco di borgo San Jacopo su via Guicciardini, la torre dei Rossi-Cerchi, nota per contenere, alla sua base entro una nicchia, la cosiddetta Fontana del Bacchino con statua del Giambologna sovrastante un'antica vasca di marmo (l'originale e' oggi conservato al Museo Nazionale del Bargello). Tornando sui nostri passi, ci dirigeremo verso via Santo Spirito, cuore dell'omonimo quartiere. In epoca medioevale la strada era periferica, ma con l'ampliamento delle mura e soprattutto con la creazione dell'imponente basilica brunelleschiana, la zona divenne ambita dal patriziato fiorentino che qui inizio' a erigere i propri palazzi gentilizi. Oggi entrambi i lati sono abbelliti da importanti dimore dall'aspetto sobrio e severo tipico dell'architettura civile fiorentina. Tra questi spiccano certamente il palazzo Guicciardini e il palazzo Frescobaldi. Appartenuto anticamente prima alla famiglia Capponi e poi ai Bardi di Vernio, il primo deve l'aspetto attuale ai rifacimenti commissionati nell'Ottocento dai nuovi proprietari, Ferdinando Guicciardini e suo figlio Carlo. Fu proprio sotto quest'ultimo che l'architetto Giuseppe Poggi, incaricato del progetto, trasformo', oltre agli ambienti del palazzo, l'annesso giardino dotandolo di una montagnola elevata che tramite un vialetto potesse collegare la loggia terrena al piano superiore. Originariamente concepito come orto, il piccolo giardino aveva assunto gia' all'epoca dei Bardi notevole importanza da un punto di vista botanico, essendo stato destinato alla coltivazione di piante rare ed esotiche. Pur avendo perso, oggi, qualsiasi connotazione di carattere scientifico, il giardino conserva, grazie alla sua posizione e alla peculiare struttura conferitagli dal Poggi, un indubbio fascino di stampo romantico. Il palazzo Frescobaldi, invece, e' il risultato dell'accorpamento di varie proprieta' che la casata possedeva, fin dal XVI secolo, nella via. L'attuale residenza venne realizzata, su iniziativa di Matteo Frescobaldi, tra il 1621 e il 1644: si crearono spazi piu' ampi e funzionali e vennero edificati grandi appartamenti signorili al primo e secondo piano. Il piano terreno, invece, quello che ha mantenuto maggiormente l'aspetto primitivo, venne destinato a botteghe e attivita' commerciali. Dal portale si accede a un androne con cancello che immette in un cortile decorato da colonne e archi ellittici: da qui, attraverso un altro corridoio voltato, si accede al giardino interno, un ampio spazio erboso circondato da un vialetto e rallegrato da piante e dai resti delle antiche decorazioni scultoree, quali il dio Pan in pietra serena e una coppia di cani da guardia. Del giardino non abbiamo notizie certe, ma un tempo sua caratteristica doveva essere quella di avere come sfondo la magnifica architettura del campanile e della basilica di Santo Spirito, gia' finanziata, nel lontano XV secolo, da Stoldo di Lamberto Frescobaldi ed eretta su alcuni terreni da questi donati. Ed e' proprio li', nell'agostiniana chiesa di Santo Spirito, che ci dirigeremo prendendo l'angusta via de' Coverelli. La basilica, dalla nuda facciata settecentesca a intonaco, e' una delle piu' pure e superbe creazioni del Rinascimento fiorentino. Ultimo edificio sacro cui Brunelleschi si dedico' prima della morte, la chiesa fu completata solo alla fine del XV secolo, con l'erezione dell'elegante torre campanaria per mano di Baccio d'Agnolo. Entrando nella basilica, l'attenzione sara' catturata dall'elaborato Baldacchino barocco dell'altare maggiore terminato nel 1607 da Giovanni Caccini che sembra quasi annullare la semplicita' dei 38 altari eretti sulle navate laterali. Questi invece rappresentano un saggio inestimabile della scultura e dell'architettura quattro-cinquecentesca, basti pensare al bellissimo Altare del Sacramento che Andrea Sansovino realizzo' per la cappella Corbinelli. Tra i tanti artisti che hanno lasciato la loro traccia nella basilica, ricordiamo Cosimo Rosselli, Filippino Lippi, Ridolfo del Ghirlandaio, Alessandro Allori e Michelangelo Buonarroti di cui si conserva, in sagrestia, il tanto discusso Crocifisso ligneo, realizzato da questi come ringraziamento nei confronti del convento che lo aveva ospitato nel 1492. Usciti sulla piazza, nota per ospitare la vita notturna fiorentina, ci incammineremo per via Sant'Agostino e via Santa Monaca, ammirando le facciate dei tanti edifici storici che vi si affacciano e godendoci appieno la 'fiorentinita' dell'aria del quartiere, ancora profondamente viva nelle piccole botteghe artigiane che si trovano in ogni vicolo. Prima di immergerci tuttavia nelle vie che popolano questo borgo, converra' una passeggiata per la storica via Maggio, una delle strade, fin dal Cinquecento, piu' aristocratiche della citta' e non solo per la presenza di numerosissimi edifici di un certo rilievo, noti soprattutto per la loro severita' di forme fatta eccezione per il palazzo di Bianca Cappello (n.26) la cui facciata fu dipinta a graffito da Bernardino Poccetti nel 1580 circa, ma anche per la presenza di molteplici antiquari e collezionisti. Ammirando il palazzo Ricasoli Firidolfi (n.7), costruito da Baccio d'Agnolo attorno al 1520 e che conserva al suo interno la piccola cappella decorata con Scene del Nuovo Testamento da Giorgio Vasari, il palazzo Zanchini-Corbinelli, poi Ridolfi, rifatto da Santi di Tito (1583), il palazzo Corsini Suarez, detto anche 'della Commenda' (n.42), edificato sul finire del XIV, si giungera' nella piccola piazza di San Felice, dominata dalla facciata dell'omonima chiesa e dalla colonna celebrativa voluta da Cosimo I nel 1572 a simboleggiare la vittoria nella battaglia di Marciano. Da qui si potra' proseguire in via Romana per una visita al Museo della Specola. Si raggiungera', a questo punto, piazza del Carmine dove si erge l'alta e grezza mole in pietrame e laterizio dell'omonima chiesa, la cui fama e' legata, principalmente, ai celebri affreschi che Masaccio, Masolino e Filippino Lippi realizzarono per la cappella del mercante Felice Brancacci a partire dal 1424 []. Notevole anche la cappella Corsini, alla testata del transetto, commissionata nel 1675 dai marchesi Bartolomeo e Neri all'architetto Pier Francesco Silvani che realizzo' uno dei primi esempi a Firenze del gusto barocco romano. Di fronte alla chiesa del Carmine la piazza si restringe in direzione del popolare borgo San Frediano, uno dei quartieri di Firenze che, piu' di ogni altro, ha mantenuto il sapore di altri tempi. Dopo aver ammirato l'antica porta che si trova ancora oggi sull'importantissima via per Pisa, si raggiungera' piazza di Cestello su cui prospetta la facciata incompiuta dell'omonima chiesa seicentesca con al suo interno grandi capolavori come gli affreschi della cupola di Antonio Domenico Gabbiani o la bella Madonna in gloria e santi di Francesco Curradi. A questo punto ci porteremo sul lungarno Soderini per poi terminare il nostro itinerario sul lungarno Guicciardini, dove si apre l'ingresso moderno del palazzo sopra citato appartenente alla storica casata.
Il parco delle Cascine
Il Parco delle Cascine e' il piu' grande spazio verde di Firenze: un'estesa area di circa 118 ettari per oltre tre chilometri che costeggia la riva destra dell'Arno, dal centro storico fino alla confluenza del fiume con il torrente Mugnone. Destinato nel Cinquecento all'allevamento bovino, per diventare in seguito orto botanico, di cui rimane traccia nell'odierna Facolta' di Scienze Agrarie e Forestali che qui ha sede, il parco fu aperto al pubblico solo all'inizio dell'Ottocento. Con l'adiacente Ippodromo e con il famoso mercato ambulante che vi si tiene settimanalmente, la zona e' una delle piu' amate dai fiorentini. La centralita' del parco e' rappresentata dal complesso architettonico del piazzale delle Cascine e dell'adiacente piazzale Kennedy, dominati, sul lato nord, dalla palazzina granducale e da altissimi pini e platani lungo il perimetro. La piazza Vittorio Veneto, dove si trova la grandiosa statua in bronzo di Re Vittorio Emanuele II a cavallo, un tempo al centro di piazza della Repubblica, assume la funzione storica di porta d'accesso al parco.
Museo della Specola
via Romana, 17
Fondato nel 1775 dal granduca Pietro Leopoldo nei locali di Palazzo Torrigiani con l'idea di dare una sistemazione organica e razionale alle raccolte scientifiche medicee, il Museo fiorentino di Storia Naturale prende il nome da un osservatorio astronomico che, collocato nella parte piu' alta della sede, veniva chiamato con il nome di Specola (dal latino sp'c'la = osservatorio). La collezione e' organizzata in ben 33 sale: 22 per la zoologia, 10 per le cere, 1 per le mostre temporanee. Al piano terreno e' situato il noto salone degli scheletri con teche originali del secolo XIX. Orari: Lunedi', martedi', giovedi', venerdi', domenica: 9.00-13.00; sabato: 9.00-17.00 Chiusura: mercoledi', 1gennaio, Pasqua, 1 maggio, 15 agosto, 25 dicembre Costo biglietti: Biglietto intero: Euro 4,00; ridotto: Euro 2,00 (tra 6 e 14 anni e scuole); gratuito (fino a 6 anni e oltre 65, studenti, dipendenti dell'Universita' di Firenze). Ingresso cumulativo per tutte le sezioni, intero: Euro 6,00; ridotto: Euro 3,00; famiglie: Euro 10,00. Biglietto nominativo (30 accessi per un anno): Euro 30,00 Prenotazioni per la visita: Firenze Scienza, tel: 055 2346760 (ore 10.00 - 17.00).
La cappella Brancacci Chiesa di Santa Maria del Carmine,
piazza del Carmine
Capolavoro del primo Rinascimento, la cappella Brancacci e' stata fin dal suo compimento la 'scuola del mondo', come ebbe a dire Giorgio Vasari. La decorazione ad affresco venne realizzata, per commissione di Felice Brancacci, ricco mercante di stoffe e 'console del mare', da Masolino da Panicale che diede il via ai lavori, da Masaccio, universalmente riconosciuto come l'iniziatore della pittura rinascimentale fiorentina e, infine da Filippino Lippi (1481-1482). Alla cappella Brancacci si accede dall'ingresso che conduce al chiostro della chiesa situato al n. 14 della piazza. La permanenza dentro la cappella, salvo particolari autorizzazioni, e' di 15 minuti. Orari: Lunedi', mercoledi' - venerdi': 10.00 - 17.00; domenica e festivita' religiose infrasettimanali: 13.00 - 17.00. Chiusura: tutti i martedi' e Natale, 31 dicembre, 7 gennaio, Pasqua, 1 maggio, 16 luglio, 15 agosto. Costo Biglietti: Biglietto intero: Euro 4,00; ridotto: Euro 3,00 (18 - 25 anni e oltre 65), Euro 1,50 (4 - 17 anni e scolaresche su prenotazione). Biglietto famiglia: Euro 9,50 (2 adulti + 2 ragazzi), Euro 11,00 (2 adulti + 3 ragazzi). Q Prenotazioni per la visita: Museo dei ragazzi, tel: 055 2768558
Deviazione in Porta Romana - viale Poggio Imperiale - via Torricelli - viale Galileo - San Miniato - piazzale Michelangelo - San Niccolo' - piazza de' Mozzi
Nella parte piu' a sud della citta', sulla via che collega Firenze a Siena e Roma, si apre piazza di Porta Romana, detta anticamente di San Pier Gattolino per la vicina chiesa. L'antica porta (1328 ca.) mostra ancora i battenti lignei originali e presenta nella lunetta un affresco quattrocentesco raffigurante una Madonna col Bambino e santi. Al centro della piazza, invece, fa bella mostra di se una scultura contemporanea in marmo dal titolo Dietrofront realizzata da Michelangelo Pistoletto. Risalendo viale Poggio Imperiale si arrivera' all'omonima villa, dimora prescelta dalla granduchessa Maria Maddalena d'Asburgo, vedova di Cosimo II de' Medici, che l'acquisto' nel 1624. Preceduta, all'ingresso, da due imponenti statue marmoree, Ercole che sorregge il cielo di Vincenzo de' Rossi e Giove che scaglia il fulmine di Felice Palma, la villa presenta oggi una facciata neoclassica realizzata da Pasquale Poccianti nel 1823. Oggi e' sede di un educandato femminile e di una scuola statale. A sinistra del piazzale antistante la villa, sullo slargo intitolato a Enrico Fermi, si affaccia l'Osservatorio Astrofisico di Arcetri, che in alcuni periodi dell'anno apre le porte ai visitatori che possono cosi' godersi le stelle visibili attraverso telescopi di alta tecnologia. Dopo aver percorso viale Torricelli e aver imboccato viale Galileo Galilei in direzione del piazzale Michelangelo, si giungera' in prossimita' della splendida basilica di San Miniato al Monte. Sorta come cappella nel IV secolo, la chiesa venne fondata nelle forme attuali dal vescovo Ildebrando (1018 ca.) con l'aiuto dell'imperatore Arrigo II. E' dedicata a San Miniato, martire del III secolo, che secondo la leggenda, decapitato sulla riva dell'Arno, riusci' a salire con la propria testa fra le mani fino alla vetta di questo colle, dove gia' era stato eremita e dove sorse il cimitero dei primi cristiani. Insieme al Battistero di San Giovanni, la basilica e' il piu' importante edificio romanico di Firenze. La parte inferiore della facciata presenta cinque arcate cieche a tutto sesto su semicolonne corinzie; quella superiore apre su uno splendido mosaico della meta' del Duecento raffigurante Cristo benedicente in trono tra la Madonna e San Miniato, mentre la cuspide ospita un'Aquila in rame dorato che artiglia un torsello (balla di 12 panni), simbolo dell'Arte di Calimala patrona della chiesa. Grandioso e austero complesso a tre navate, l'interno si distingue per la presenza della cappella di San Jacopo, detta del Cardinale di Portogallo, cui lavorarono, fino al 1473, Luca della Robbia nella volta, Antonio e Bernardo Rossellino al monumento del cardinale, Antonio del Pollaiuolo e Alessio Baldovinetti nella decorazione ad affresco delle pareti. Da segnalare inoltre l'antica cripta chiusa da una trecentesca cancellata in ferro e il presbiterio sopraelevato delimitato da un recinto marmoreo alto circa tre metri dove si trova il bellissimo Pergamo scolpito del 1207. Di lato alla chiesa si allungano il palazzo dei Vescovi e il cimitero monumentale detto delle Porte Sante. Lasciato a malincuore questo luogo cosi' suggestivo, ci dirigeremo, tra ombrose fila di cipressi e pini, verso il suddetto piazzale Michelangelo, frutto della riqualificazione che conobbe la citta' nella seconda meta' dell'Ottocento, per mano dell'architetto Giuseppe Poggi. Come dice il nome stesso, il piazzale accoglie l'imponente Monumento a Michelangelo (1871) con la riproduzione bronzea del David e delle quattro figure allegoriche delle cappelle Medicee. Sulla terrazza sono inoltre sistemati numerosi punti di osservazione che permettono di godere di un panorama d'eccellenza. Sul lato opposto l'architetto realizzo' la Loggia caffe' destinata originariamente a ospitare un museo michelangiolesco. Da qui inizieremo la nostra discesa in direzione della porta San Niccolo' nella piazza oggi intitolata a Giuseppe Poggi. La torre che si innalza su detta porta fu costruita nel 1324 ed e' l'unica ad aver conservato la sua altezza originaria dopo l'abbattimento dell'antica cinta muraria. Si prendera' poi via San Niccolo', antica 'strada del Borgo' che ancora oggi fa bella mostra di eleganti palazzi storici, come il cinquecentesco palazzo Del Rosso Vitelli e il palazzo Cambiagi decorato dal giglio fiorentino e da due serie di riproduzioni del Diavolino del Giambologna. Dopo aver incontrato sulla destra la chiesa di San Niccolo' Oltr'Arno si proseguira' fino a giungere in piazza de' Mozzi dove l'omonimo palazzo ospita il Museo Bardini realizzato dall'antiquario nel 1881 sulla chiesa e il convento di San Gregorio alla Pace e da poco riaperto al pubblico. Al grande collezionista Stefano Bardini apparteneva inoltre la soprastante villa, accessibile dalla vicina costa San Giorgio che, oggi museo, merita una visita anche per poter ammirare il meraviglioso giardino che la circonda.
Deviazione: Firenze e l'artigianato artistico
Firenze e l'artigianato artistico: due parole, due concetti legati tra loro in maniera indissolubile, tanto forte e' la tradizione di lavorazione manuale nel capoluogo toscano. Lunga, infatti, la memoria dell'artigianato a Firenze che, come molti sapranno, fiori' tra la fine del XII secolo e il successivo con la nascita delle Corporazioni delle Arti e Mestieri, quelle associazioni laiche che, sorte per regolamentare e tutelare le attivita' degli appartenenti a una stessa categoria professionale, ebbero il merito di contribuire in larga misura allo sviluppo della vita economica, sociale e politica di Firenze, rendendola una delle piu' ricche e potenti citta' di tutta l'Europa medioevale. Organizzate in un sistema piuttosto rigido - si pensi che ciascuna corporazione aveva il proprio statuto con pieno valore di legge e che venne istituito il cosiddetto 'Tribunale di Mercatanzia' per le cause tra gli appartenenti alle diverse corporazioni -, le Arti, come venivano popolarmente chiamate a Firenze, non ebbero tutte, fin dall'inizio, pari dignita', dividendosi infatti in sette Arti Maggiori e quattordici Arti Minori. Alcune di queste divennero successivamente Arti Mediane, mentre il popolo minuto, da sempre escluso, ottenne, dopo il noto tumulto dei Ciompi del 1378, la formazione di tre Arti dette del Popolo di Dio: l'Arte dei Ciompi, l'Arte dei Tintori e quella dei Farsettai. Nelle Arti Maggiori confluivano imprenditori, importatori di materie prime, esportatori di prodotti finiti, banchieri, commercianti e professionisti come giudici, notai e medici; nelle Arti Mediane entrarono a far parte Beccai, Calzolai, Fabbri, Maestri di Pietra e Legname, Linaioli e Rigattieri; nelle Arti Minori, infine, si unirono tutti i maestri d'opera occupati nella lavorazione del ferro, cuoio, legno e nel settore alimentare. Ci furono anche mestieri, e' bene ricordarlo, che non raggiunsero mai la condizione di arte indipendente, ma che dovettero associarsi a una di quelle gia' esistenti: e' il caso, questo, degli artisti, normalmente iscritti all'Arte dei Medici e Speziali. Indipendentemente dalle diversita' realmente esistenti tra una corporazione e l'altra, il compito primario delle Arti risiedeva nella difesa del monopolio dell'esercizio del proprio mestiere e di chi lo praticava. Uno degli obbiettivi principali era la tutela della qualita' dei manufatti, soprattutto per le corporazioni dedite alle attivita' commerciali: i regolamenti interni imponevano un rigido controllo sull'uso delle materie prime, sugli strumenti di lavoro e sulle tecniche di lavorazione. Raggruppate, nella seconda meta' del XVI secolo, in quattro Universita', a seguito della progressiva perdita di potere politico, le Arti vennero infine soppresse nel 1770 dal granduca Pietro Leopoldo. Nonostante la loro scomparsa come corporazioni, esse sopravvivono, tuttavia, nell'eredita' dei loro principi e dei loro saperi artigiani, nella Firenze di oggi: si puo' anzi affermare che oggi come ieri l'artigianato di qualita' e' protagonista della vita economica e sociale della citta'.
L'arte orafa
Quando si parla, oggi, di artigianato artistico di qualita' non si puo' non pensare all'arte orafa, esempio superbo di lavorazione manuale e di creativita' intellettuale. La presenza degli orafi a Firenze, al di la' di frammentarie notizie documentarie risalenti al Mille, e' testimoniata, fin dall'inizio del XIV secolo, dagli Statuti dell'Arte di Por Santa Maria o Arte della Seta, cui essi si associarono nel 1322. La produzione orafa, a questa epoca, consisteva tanto nella realizzazione di anelli, bracciali, collane, fermagli e reticelle impreziosite da perle per le capigliature femminili, quanto nella fabbricazione di vasellame e di arredi sacri. Non solo, l'arte orafa fu da sempre legata alle arti figurative ed e' proprio in questo binomio che essa raggiunse, soprattutto a partire dal XV secolo, livelli d'eccezione. Si pensi a Lorenzo Ghiberti o a Donatello, due dei maggiori protagonisti della diffusione del linguaggio rinascimentale; o, ancora, alle superbe creazioni del Cellini che all'arte orafa dedico' persino un trattato, dove sono descritte alcune tra le piu' importanti tecniche in uso nel capoluogo toscano negli anni sessanta del Cinquecento. Ed e' proprio in questo XVI secolo, nella Firenze medicea, che l'arte orafa fiorentina ando' sempre piu' sviluppandosi, conquistando da una parte maggiore dignita', dall'altra una piu' ferrea regolamentazione. Nel 1572 furono istituiti, dal granduca Francesco I, i laboratori granducali che ebbero la loro prima sede nel Casino di San Marco e poi alla Galleria degli Uffizi, fino a quando, alla fine del XIV secolo, si decide di trasferire tutti gli artigiani dell'oro in unica zona: il ponte Vecchio. Con il passare dei secoli, l'arte dell'oro fiorentina subi' le influenze del Barocco e delle varie correnti artistiche susseguitesi nel tempo, mantenendo tuttavia il suo inconfondibile stile. Ancora oggi, nelle botteghe orafe del centro storico di Firenze, e' possibile assistere alla nascita di oggetti unici per mano di abili artigiani che ancora utilizzano i vecchi strumenti del mestiere, secondo le antiche tecniche tramandate di padre in figlio.
Il mosaico fiorentino o commesso
Chi pensa a Firenze e alla sua tipica produzione artigianale, non puo' non rammentare il notissimo mosaico fiorentino, altrimenti conosciuto come commesso. Esso nacque alla fine del Cinquecento per desiderio di Ferdinando I de' Medici, cui si deve la fondazione del primo nucleo del moderno Opificio delle Pietre Dure (OPD), oggi il piu' importante e prestigioso istituto di restauro presente in Italia. La sua nascita fu decisa dal granduca per formare le maestranze necessarie a realizzare la grande cappella dei Principi in San Lorenzo che, difatti, e' totalmente ricoperta di marmi intarsiati. Il commesso a differenza del mosaico piu' tradizionale non usa tessere geometriche, ma intaglia pezzi piu' grandi, scelti per colore, opacita', brillantezza e sfumature delle venature, creando un disegno figurato: un 'quadro di pietra', insomma, che ricalca da vicino un modello pittorico. Si realizzarono cosi' opere d'arte di straordinario valore, da mobili a oggettistica varia, a perfette copie di dipinti, lavori che, arricchendo i musei di tutto il mondo, testimoniano la genialita' e la straordinaria tecnica degli artigiani fiorentini. Alla fine dell'Ottocento, con il tramonto della dinastia medicea prima e lorenese poi, la produzione di arredi in commesso di pietre dure, vista la domanda sempre minore, ando' scemando. Tuttavia questa antica tradizione non ando' persa e sono molti, ancora oggi, a Firenze i laboratori artigiani che se ne occupano con risultati di grande qualita'.
La ceramica fiorentina
Benché il mestiere del ceramista fosse gia' molto diffuso a Firenze a partire dalla fine del XIII secolo, esso raggiunse il suo massimo splendore nel primo Rinascimento con i Della Robbia, la cui operosa attivita' copri' un lungo arco di tempo, fin oltre la seconda meta' del Cinquecento. Capostipite della famiglia Della Robbia fu Luca, un artista colto e curioso che arrivo' a 'inventarsi', come dice Vasari, una nuova tecnica e a produrre con questa 'sculture e pitture invetriate'; un artista che riusci' a portare la ceramica, da arte cosiddetta minore a una forma espressiva dai risultati artistici al pari della migliore pittura e scultura. Grazie al nipote Andrea, gli invetriati si diffusero capillarmente sul territorio, trovando sempre maggiori estimatori e acquirenti; la bottega, sita in via Guelfa, si affermo' come potere assoluto a Firenze, riuscendo a scrivere un secolo di storia dell'arte toscana e italiana. Ma la ceramica di Firenze e' legata anche ad altri nomi importanti. Il primo indubbiamente quello del marchese Ginori che, nel 1737, inauguro' a Doccia, nel comune di Sesto Fiorentino, la produzione di porcellane, dando vita alla prima industria italiana del genere (dal 1896 Richard-Ginori). Il secondo quello di Galileo Chini che, nel 1896, fondo' a Firenze la manifattura 'Arte della Ceramica' dando un importante contributo alla storia dello stile Liberty in Italia nel gusto della tradizione figurativa toscana. La ceramica continua ad essere, ancora oggi, uno dei piu' importanti settori dell'artigianato artistico toscano.
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