Storia, Arte e Cultura di Firenze

Al 59 a.C. risale la fondazione dell'antica citta' di Florentia. Con questo nome, che voleva essere augurio di prosperita' e di floridezza, i veterani romani chiamarono la nuova colonia posta sulle rive dell'Arno. Secondo antiche leggende tuttavia il nome deriva da un re di Fiesole, chiamato Fiorino, ucciso e sepolto in un campo di gigli sulla sponda del fiume. Della citta' romana e' rimasta l'impronta topografica nel centro di Firenze, dove e' possibile riconoscere il 'cardo maximus' e il 'decumanus' nell'odierna zona che circonda piazza della Repubblica.

Diventata diocesi nel IV secolo, Firenze rimase un centro di secondaria importanza fino a quando, dopo essere passata attraverso numerosi periodi di dominazione barbarica, ritorna a fiorire come libero comune nel XII secolo. Proprio negli anni dopo il Mille la citta' conquista un ruolo egemone in Toscana fino ad allora detenuto da Pisa, grande repubblica marinara, padrona della Sardegna e in contatto con i piu' importanti centri del Mediterraneo. Fu l'epoca questa in cui Firenze conobbe la grande stagione dell'arte romanica che qui si distinse per caratteristiche peculiari rispetto ad ogni altra area ed e' l'epoca delle prime ambiziose imprese architettoniche che gia' si caratterizzavano per chiarezza intellettuale e rigore geometrico, come testimoniano il Battistero di San Giovanni e la chiesa di San Miniato al Monte. E' curioso ricordare che a questi anni si fa risalire la nota tradizione pasquale dello Scoppio del Carro tuttora assai seguita non solo dai fiorentini, ma anche dai turisti in visita: nell'occasione le strade del centro storico vengono parate a festa per il passaggio del corteo vestito in abiti tradizionali.

Mentre Firenze era scossa dalle lotte intestine tra i Ghibellini, sostenitori dell'Imperatore e i Guelfi, paladini del Papato romano, nascevano i primi grandi geni della cultura locale. Dante Alighieri, Giovanni Boccaccio insieme ad Arnolfo di Cambio e Giotto di Bondone furono i protagonisti di un rinnovamento che non trovava pari in altre citta' e che andra' sempre piu' evolvendosi fino a rendere Firenze una delle capitali artistiche e letterarie del mondo.

Anche la successiva conflittualita' tra guelfi Bianchi e guelfi Neri non impedi' alla citta' di svilupparsi ulteriormente, assistita in questo dalla propria valuta in oro, il fiorino (introdotto nel 1252) e dalla decadenza della sua rivale Pisa. Fu in questi anni che Firenze vide il sorgere di Palazzo Vecchio, del Campanile, della Cattedrale, del Palazzo del Podesta' detto del Bargello, nonche' di un vasto numero di chiese e conventi che rispondevano alla richiesta di una spiritualita' piu' profonda.

florentia

Neppure le grandi calamita' come la piena del 1333 che porto' via tutti i ponti e la pestilenza del 1348 fermarono l'ascesa della citta' che sempre piu' si arricchiva per mezzo delle industrie tessili e delle imprese bancarie. La ricchezza pero' non si distribuiva in maniera uguale e il popolo minuto, scontento, divento' turbolento. I cosiddetti Ciompi, cardatori di lana, si sollevarono nel tumulto che ne segui' nel 1378 e che, una volta represso, consegno' la citta' nelle mani degli Albizi (1382-1434), acerrimi nemici ma anche precursori dei Medici.

Nel cuore del secolo si estese anche a Firenze l'influenza del gotico e in quel momento parve che l'arte fiorentina dovesse perdere il suo carattere di classica compostezza: l'Orcagna non seppe resistere alla seduzione di questo nuovo gusto venuto d'Oltralpe e lo dimostra il celebre Tabernacolo in Orsanmichele. Ma fu solo un breve periodo di smarrimento. L'Umanesimo era infatti alle porte. Esso rappresenta il fatto artistico e culturale piu' importante del Quattrocento fiorentino, ispirandosi a quella corrente di ricerca e di studio dei testi antichi e classici che fece della citta' la 'seconda Atene' e che pose l'uomo, distinto per la sua intelligenza e per le proprie infinite capacita', al centro dell'universo. In campo filosofico tornarono in auge gli scritti di Platone ampiamente studiati da Marsilio Ficino che, sotto la protezione di Cosimo il Vecchio de' Medici (1389-1464), allora padrone di Firenze, rinnovo' a Careggi la cosiddetta Accademia Platonica. Nell'ambito letterario invece prese avvio con rinnovato fervore lo studio dei codici antichi, la loro preziosa trascrizione accompagnata da note critiche e interpretazioni di notevole pregnanza intellettuale. Qui si distinsero i grandi umanisti del tempo quali Coluccio Salutati, Poggio Bracciolini, Niccolo' Niccoli e Antonio Manetti.

Dopo l'anno di confino a Padova Cosimo il Vecchio torno' a Firenze nel 1434, accolto dal popolo come vero e unico signore della citta'. Con lui si strinsero alleanze con importanti ducati della penisola e si avvio' un periodo di enorme benessere che coincise con quel nuovo impulso culturale che l'Umanesimo riusci' a imprimere in ogni ambito artistico e letterario.

Nella storia dell'architettura e dell'urbanistica di Firenze fu Filippo Brunelleschi l'assoluto protagonista. Dopo essersi affacciato sulla scena pubblica fiorentina partecipando al noto concorso del 1401, indetto per la decorazione di una seconda porta bronzea del Battistero, concorso da cui Brunelleschi usci' perdente nei confronti del vincitore Lorenzo Ghiberti, l'architetto ebbe poi modo di dimostrare tutta la sua genialita' nelle nuove costruzioni cui si dedico' a partire dal 1420. Le novita' che Brunelleschi apporto' alla concezione dello spazio architettonico derivarono dalla sua scoperta della prospettiva a punto unico di fuga, vera e propria rivoluzione che influenzo' pittori del calibro di Masaccio e abili scultori come Donatello, amico e sodale dello stesso Filippo. Se nella Trinita' masaccesca in Santa Maria Novella e' evidente la messa in pratica delle teorie brunelleschiane, cui si lega un'umanita' improvvisamente vera, schiva di ogni orpello di tradizione gotica, altrettanto avviene nelle opere donatelliane dove lo scultore riusci', come si vede nei Pulpiti di San Lorenzo, a creare scene gremite di personaggi all'interno di un'ampia spazialita' mai vista fino ad allora.

La portata di tale innovazione si fece sentire in ogni ambito dell'arte: persino Beato Angelico, pittore strettamente legato alla piu' rigorosa tradizione della pittura religiosa propria del suo ordine, non ne rimase immune e arrivo' a una figurazione sia devota e puristica, ma decisamente immessa in uno spazio prospettico ben definito, illuminato da cieli primaverili.

Il piu' illustre erede di Cosimo il Vecchio, suo nipote Lorenzo (1449-1492), detto il Magnifico, colto letterato imbevuto di una profonda cultura umanistica, fu degno sostenitore del rinnovamento culturale avviato dal nonno, rivelandosi come uno dei piu' generosi mecenati nonche' abile politico: venne difatti chiamato 'l'ago della bilancia' per i favorevoli rapporti che egli riusci' a mantenere con le signorie d'Italia che in quegli anni erano profondamente divise e in conflitto tra loro per mantenere la supremazia territoriale. Lorenzo, rappresentando l'incarnazione ideale del principe rinascimentale, compendiava in suo potere politico ed economico, amore per l'arte e per la cultura nonche' per la poesia che trova massima espressione, sul finire degli anni Settanta, in Agnolo Poliziano, considerato il piu' raffinato lirico del secolo. Lui stesso fu poeta ed e' ricordato per i suoi celebri Canti carnascialeschi, destinati ad essere cantati con accompagnamento musicale durante il carnevale.

Sandro Botticelli, protetto della famiglia Medici e amatissimo da Lorenzo, e' giustamente considerato il massimo esponente artistico della vita culturale della fine del Quattrocento e in particolare del neoplatonismo ficiniano. Molte delle sue opere, caratterizzate dall'eleganza e dalla grazia delle figure che si muovono in un mondo di sogno e di dolce incanto, andarono a incrementare le collezioni medicee allora conservate nel palazzo di via Larga (attuale via Cavour). Tali dipinti sono veri e propri tributi alla famiglia signorile: se nell'Adorazione dei Magi agli Uffizi, l'artista ritrae alcuni membri dei Medici tra i personaggi della folla orante, nella Primavera, benche' non vi sia alcun riferimento esplicito alla famiglia, il tema fu scelto appositamente in omaggio alle nozze di Lorenzo di Pierfrancesco con Semiramide Appiani.

Importante in questa epoca fu anche la bottega di Andrea del Verrocchio nella quale si formarono sia Botticelli che il giovane Leonardo da Vinci. Non e' un caso che i due abbiano collaborato con il maestro nella realizzazione del Battesimo di Cristo degli Uffizi (1472 ca.).

Fucina di scultori emergenti era invece il casino di San Marco dove Bertoldo di Giovanni, sotto l'occhio vigile del Magnifico, istrui' all'arte l'allora ragazzo Michelangelo Buonarroti.

Un altro pittore soddisfece, in antitesi con il Botticelli, i gusti esigenti della societa' fiorentina formata dalle famiglie di mercanti e banchieri ormai divenuta aristocrazia: Domenico Ghirlandaio, il pittore dei Sassetti, dei Vespucci e dei Tornabuoni. Queste stesse famiglie orientarono l'architettura del tempo, non piu' concentrata solo su opere collettive, come il Duomo e Palazzo Vecchio, ma anche tesa a elogiare i fasti di questa nuova classe sociale. Si fecero largo cosi' i palazzi dei mercanti arricchiti, quali palazzo Pitti, palazzo Pazzi, palazzo Strozzi e palazzo Rucellai.

Questo periodo fortunato dell'arte fiorentina si concluse con la morte di Lorenzo il Magnifico, un avvenimento che provoco' l'esplosione di molteplici tensioni contro il potere dei Medici e che determino' la successiva fase della Repubblica, felicemente rappresentata dal David di Michelangelo (1501-1504) posto originariamente e simbolicamente davanti al palazzo comunale.

I Medici si riappropriarono definitivamente della citta' solo a partire dal 1530 quando Cosimo, figlio di Giovanni delle Bande Nere, membro del ramo cadetto della famiglia, divenne duca di Firenze. Durante questo lungo trentennio l'arte non soffri' tuttavia dei disordini politici che si avvicendarono, anzi la citta' , oltre a partorire nuovi talenti, rimase meta prediletta di molti artisti italiani e stranieri. Da qui passarono Raffaello e Perugino mentre Fra Bartolomeo e Andrea del Sarto stavano gettando le premesse di quella 'maniera' che poi Rosso Fiorentino e Pontormo seppero mirabilmente interpretare.

Sotto Cosimo I, eletto granduca solo nel 1569 da papa Paolo V, Firenze e la Toscana conobbero un periodo di grande prosperita' in cui l'arte assunse un ruolo fondamentale: ogni struttura realizzata in questo tempo fu il risultato di un'oculata politica che si avvalse della produzione di manufatti artistici e della stessa qualificazione dell'ambiente urbano come mezzo di prestigio per l'affermazione del potere granducale. Cosi' la residenza medicea passo' da Palazzo Vecchio a palazzo Pitti dove subito venne iniziato il Giardino di Boboli e dove Ammannati e Bernardo Buontalenti dettero saggio del loro genio; allo stesso tempo si dette avvio alla costruzione degli Uffizi, del Corridoio Vasariano e dei molti ponti che attraversano tutt'oggi Firenze.

Tale politica fu proseguita dai figli di Cosimo, Francesco I (1541-1587) e Ferdinando I (1549-1609), sotto i cui regni videro la nascita alcuni dei capolavori piu' noti al mondo. Nel 1554 il Perseo di Benvenuto Cellini fu posto sotto la Loggia de' Lanzi, che di li' a pochi anni andra' a ospitare il Ratto delle Sabine del Giambologna. Intorno agli anni Settanta, Francesco I in persona si dedico' all'allestimento dello Studiolo in Palazzo Vecchio dove lavorarono, diretti dal Vasari, un gran numero di artisti, tra cui Alessandro Allori, Bronzino, Santi di Tito e Jacopo Zucchi. La corte medicea sovvenziono' inoltre numerose istituzioni atte a formare pittori, scultori e letterati: nacquero cosi' l'Accademia del Disegno, fondata dallo stesso Vasari nel 1563 e l'Accademia fiorentina, formatasi sotto la guida dell'erudito e storico Benedetto Varchi.

Sotto l'egida di Ferdinando II (1610-1670) anche la scienza ebbe nuovo impulso: Galileo Galilei scopri' i satelliti di Giove dando loro il nome di 'stelle medicee' e per merito di Evangelista Torricelli fu fondata nel 1657 l'Accademia del Cimento, prima istituzione d'indagine scientifica e di fisica sperimentale.

L'ondata del barocco proveniente da Roma fu pienamente accolta a Firenze solo nella seconda meta' del Seicento quando, anche per volonta' del granduca Cosimo III, amante del lusso e dello sfarzo, nacquero alcune delle cappelle piu' rappresentative del nuovo stile. Degno esponente di questo gusto fu Giovan Battista Foggini, scultore e architetto di corte dal 1686.

Casa Medici ando' pian piano esaurendosi fino al suo definitivo sfiorire nel 1737 quando Francesco Stefano, duca di Lorena e marito di Maria Teresa d'Austria, porto' l'inclusione della Toscana nei territori della sfera d'influenza asburgica.

La dominazione lorenese, che vide la costruzione dell'arco davanti alla porta San Gallo (1739) nonche' la fondazione dell'Accademia di Belle Arti (1785), duro' poco meno di un secolo. Nel 1807 la Toscana passo' a far parte dell'Impero francese finche' nel 1809 Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, divento' Granduchessa di Toscana. Elisa amo' circondarsi di artisti d'eccezione quali Canova, Lorenzo Bartolini, Giuseppe Cacialli e Pietro Benvenuti. La citta' si arricchi' di diversi interventi urbani che servivano alla necessita' di collegamenti piu' facili e veloci: si prolungo' cosi' via Larga e si sviluppo' ad esempio la zona intorno a piazza Maria Antonia (odierna piazza Indipendenza).

Nel 1865, unita al Regno d'Italia, Firenze ne divenne capitale provvisoria. S'imponeva una riqualificazione urbanistica e se ne affido' l'esecuzione all'architetto Giuseppe Poggi (1811-1901). Nella citta' di allora ferveva lo storico movimento pittorico dei Macchiaioli che attorno al critico Diego Martelli era solito ritrovarsi al caffe' Michelangelo nell'odierna piazza della Repubblica.

Sopravvissuta ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e all'alluvione del 1966, Firenze rimane ancora oggi immutabile nella sua bellezza, sintesi suprema di passato e presente.

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